Con Gore come leader indiscusso, arriva il secondo album di transizione (che si completerà nel successivo). Poco accessibile, qualche rimasuglio di dance misto ad un sound oscuro. Fa eccezione Everything counts. Ancora troppo disomogeneo di più
Dopo 3 album, i Depeche raggiungono la loro sostanza pura. Gore si esprime al top, componendo l'album più oscuro del gruppo e il primo del "trittico magico". I veri Depeche partono da qui. di più
Il primo dei due veri capolavori della band: il sound è ormai un marchio di fabbrica firmato Gore, l'album è più equilibrato ed omogeneo e leggermente più accessibile. Ad un passo dalla perfezione. di più
Album che arriva in un periodo duro per la band, tra dipendenze da droghe e contrasti. L'elettronica scompare quasi del tutto per lasciare spazio ad un dark rock. Altro lavoro grandioso. di più
Ancora tra problemi (sembrava dovessero sciogliersi), Ultra rappresenta l'essenza dei Depeche: fonde il sound synth rock della "trilogia" e il rock del predecessore. Manca però qualcosa per definirlo capolavoro. di più
Superati i problemi interni, i Depeche tornano a produrre un album interamente elettronico. Le sonorità si discostano pesantemente da quelle dei lavori migliori, tra la dance dei primi lavori ed uno spirito chillout mai sentito prima. Album fuori dagli schemi Depeche. di più
Il lavoro più duro del trio del devon (e pensare che brani ancora più hard sono stati omessi ed inseriti nell'album Hullabaloo OST). Sicuramente il più ricercato e curato, New Born resta forse la loro perla maggiore (assieme ad Hysteria). di più
Ancora un grande lavoro, con qualche primo abbozzato accenno allo stile più commerciale dei seguenti. Hysteria resta, assieme a New Born, il loro brano migliore. di più
Qui il processo di transizione è completo e Gore ha il controllo totale sulla band: ne esce comunque un lavoro ancora misto, tra brani synth pop e ballate mood (primo ed ultimo album dei depeche a contenerne). L'apice arriverà pochi anni dopo. di più
Vive di alti e bassi questo album, con picchi al livello del predecessore (Slave to the Wage, Every Me/Every You), accenni del loro sound futuro (Taste in Men, Special K) e qualche ritorno di troppo alle sonorità del primo album (Black-Eyed). di più
Prosecuzione di quanto iniziato nel secondo brano del precedente Battiato. Brani a metà tra il nonsense e la musica avant-garde del '900. Fin troppo chiaro perchè venne rifiutato come colonna sonora del film Brunelleschi (era stato commissionato per tale scopo). Inascoltabile, 2. di più
Primo coraggiosissimo lavoro, senza però gli elementi avant-garde di Pollution. Difficile l'ascolto, va assimilato con calma. di più
Sperimentazione al top, grande uso di elettronica e testi stralunati. Forse resta la migliore opera di Battiato. Per la data in cui uscì, uno degli album più innovativi. di più
Altro lavoro sperimentale, questa volta più incentrato sul lato musicale. Innova senza distruggere, fuori dai canoni della musica del tempo ma non per questo inascoltabile. Meno impegnato di Pollution. di più
Il secondo capolavoro. Special Needs e la title-track sarebbero stati alla grande in Without You I'm Nothing, Taste in Men mostra come unire rock (quasi punk) ed elettronica, This Picture è il pop di un'eleganza magistrale. di più
In totale disaccordo con chi dice che sia un mesto tentativo di riprendere Oxygène, a mio parere altro grandissimo album, addirittura superiore al predecessore nei primi brani. La part V è un'altra hit indimenticabile. di più
Apprezzabile la sperimentazione di un album interamente "a cappella", che però non lascia il segno. A parte perle come Oceania, si sente la mancanza di qualcosa che accompagni la voce (appunto gli strumenti) e alla fine finisce per risultare noioso. di più
Qui in territorio pienamente chill, altro gran bel lavoro, ma non quanto il precedente. di più
Album sopravvalutato dai più, solo per la presenza di un brano bellissimo come In The Air Tonight. Lavoro prevalentemente pop, sviluppato per il resto solo in parte. di più
Non lascia il segno. Pop banale. di più