Death -Individual Thought Patterns
Grazie alla mia Rosaspina! (23/02/2023) di più
Brian Eno -Discreet Music
Grazie alla mia Rosaspina!* (23/02/2023) di più
Antonio Albanese
Antonio Albanese è un attore, regista, comico, scrittore, cabarettista, imitatore e doppiatore italiano. di più
Anthony Phillips -Sides
Il terzo disco, volendo considerare la serie delle "PPP" come una sezione a se stante della sua discografia, di Ant nel complesso è un disco molto bello, solo che la sua qualità si divide nettamente a metà. Nella prima metà c'è un Ant che concede più di qualcosa ad un pop leggero con forse un occhio speranzoso alle classifiche e con risultati altalenanti (un paio di canzoni sono francamente bruttine, soprattutto "I Will Love You", un lento-pop ruffiano davvero lontano dalle sue corde, ma altre sono belline, come "Um & Aargh" e "Lucy Will") ma nella seconda metà di "Sides" il livello cresce in modo evidente, Ant si allontana dai tentativi "pop-rock" tentennanti e si alterna tra il tornare nei suoi territori acustici tipici oppure sperimentare sonorità più dure e corpose ("Nightmare" è molto Hackett, per esempio), decisamente più elettriche e decisamente lontane dalle pop-song della prima metà. In questa metà i pezzi sono tutti ottimi, solo grandi canzoni per Ant, che elevano "Sides" a disco assolutamente valido, con giusto un paio di cazzatine all'inizio. Ant come sempre suona tutte le chitarre e le tastiere ma qui, tranne in qualche brano, lascia spesso il microfono a vari altri cantanti. Ah, bellissima la copertina col biliardino. di più
Grinderswitch -Pullin' Together
Non posso competere con certi commenti e quindi mi limito al minimo.
Solido gruppo di southern rock, bel disco, con almeno un paio di pezziveramente notevoli di più
Anthony Phillips -Wise After the Event
Disco cresciuto negli anni nella mia considerazione. Da opera molto valida è passata ad essere per me un'opera stupenda, intrisa di tutta la particolare sensibilità di Ant, della sua intima delicatezza melodica, armonica e compositiva; lo stile di Ant in questo disco si svela più che mai come figlio dei Maestri della grande melodia POP degli anni '60 e '70 così come del folk britannico in generale e il suo irraggiungibile gusto melodico, il tutto però filtrato da uno stile personalissimo e immediatamente riconoscibile, lo stesso che marchiò indelebilmente la fase primigenia della carriera dei Genesis; Ant è così unico, nel suo essere così classico, che in alcune occasioni, in alcune di queste bellissime canzoni, le melodie, il suo cantato, i tocchi di note timide, discrete, suonano così fragili, così effimeri quasi, da ricordarmi spaventosamente le delicate e spesso dolorose melodie di molto cantautorato o di molto folk-pop "indie" (diciamo così...) degli anni '90 e '00, cosa alla quale tempo addietro non avevo fatto caso ma che ora suona abbastanza evidente, non sempre, ma a volte spunta fuori con forza. Ant, che qui comincia già a destreggiarsi con tastiere e pianoforte oltre alle sue chitarre soprattutto acustiche, e che presta la sua voce, perfetta per queste canzoni, all'intero disco, crea un capolavoro di canzone intimista e dal senso melodico semplicemente sublime. Stupendo. di più
Metallica -Master Of Puppets
L'album più recensito del reame di più
Bee Gees -Bee Gees' 1st
Innanzitutto: questo "1st" è un disco che mente sapendo di mentolo, visto che non è affatto il primo, ma il terzo; certo, è il primo venduto anche al di fuori della loro madre patria e ormai i primi due dischi veri se li ricordano solo un paio di dingo e qualche serpente velenoso lì, dalle loro parti, ma comunque, che cazzo. Seriamente, però, il debutto internazionale dei Bee Gees è il primo di numerosi gioielli di pop che produrranno negli anni successivi. Sulla chiara scia dei Beatles e in generale del tutto integrato nella scena pop/psych-pop (vedi copertina perfettamente sessantasettina) dell'epoca, svela il loro talento per la scrittura di memorabili pop songs, con il taglio personale dato soprattutto dal timbro tremolante e dal gusto melodico melodrammatico di Robin Gibb. Prima tra tutte, di quelle pop songs, c'è "To Love Somebody", evergreen impeccabile che entrerà nel repertorio di molti interpreti dalla caratura gigantesca (in versioni superiori a questa originale, che comunque resta una canzone pop senza macchia); poi "Holiday" "New York Mining Disaster 1941" "Turn of the Century" "Please Read Me" e così via. Il più classico bel disco pop degli anni '60. di più
The Bee Gees -Idea
Gran disco, il migliore dei BiGis dopo "Odessa". Adoro canzoni come "In the Summer of His Years" "Idea" e "I Started a Joke" ma in generale qui c'è una sfilza di belle canzoni pop e melodie ispirate che non si schiodano più dal cervello, susseguendosi una dietro l'altra con ammirevole continuità, con rarissimi momenti "minori" o poco riusciti. Validissimo. di più
Bee Gees -Main Course
Per me l'ultimo valido album dei Bee Gees. Cominciano già ad affacciarsi ritmi più danzarecci (vedi "Jive Talkin" che nel suo genere è un bel pezzo però) o vicini a cose più R&B (la piacevole "Wind of Change" su tutte), ma soprattutto introduce il famigerato falsetto di Barry, soprattutto nella conclusiva "Baby As You Turn Away" brano di cui avrei volentieri fatto a meno. Invece ho sempre avuto un debole per "Nights on Broadway" e mi piacciono anche "All This Making Love" e la ballata piano-voce "Songbird" un po' eltonjohniana. Il capolavoro però arriva con l'ultima zampata dei Bee Gees "vecchio stile", la bellissima "Country Lanes", gioiello dove la tremolante voce di Robin torna in primo piano con le loro tipiche melodrammatiche e malinconiche melodie. Bella anche la country-ballad "Come on Over" pure lei da "vecchi Bee Gees" e coverizzata poi da Olivia Newton John (Eh...) di più
bee gees -trafalgar
Una volta era il mio preferito ora non più. Adoro "Lion in Winter" e soprattutto "Israel" con gli urlacci sgraziatissimi di Barry che sembra lo stiano strozzando lì in studio. "Walking Back to Waterloo" è l'unica che si avvicina alle migliori perle pop di "Odessa" o "Idea". Bella anche la title-track. Il resto del disco son tutte ballatone francamente un po' troppo monotone e stucchevoli, alcune comunque belle altre decisamente meno. Stanno qui comunque alcune delle cose più belle del trio, tipo gli urlacci sgraziatissimi di Barry in "Israel", #falsettostocazzo di più
Bee Gees -Spirits Having Flown
Mi piaciucchiava una volta, riascoltato quasi per "curiosità" e niente non sono riuscito ad arrivare a metà, a dimostrazione di come i Bee Gees per me finiscano dopo "Main Course" (e il periodo d'oro vero e proprio finisce ancora prima, ad inizio anni '70). Purtroppo questo è un genere lontanissimo dal mio gradimento, nella stessa "Disco" o quel che è ci sono cose che apprezzo di più, lo stesso "Saturday Night Fever" pur non piacendomi è indubbiamente una pietra miliare cucita mirabilmente sull'omonimo film. Questo disco invece rappresenta un lato del "Pop-Disco" (termini a caso, scusate) che mi è ormai indigesto, ci sento cattivo gusto e tamarragine nociva ovunque, buono solo per ascoltare una trashata, alle mie orecchie. Quel falsetto, quei suoni patinatissimi, quegli urletti maledetti, mamma mia... Nel genere è un disco importante lo so, ma per me è da buttare. Sorry. di più
Bee Gees -Odessa
Il grande lascito dei Bee Gees alla musica pop, un gioiellino ispiratissimo di 17 brani senza mai un calo, fantasioso, vario, pieno di perle pop e con giusto un paio di canzoni sotto la media. Tra trasferte americane, piacevoli strumentali e bizzarre perle come "Whisper Whisper", tutte cose che aggiungono varietà e colore al disco, troviamo la ballatona epica definitiva del gruppo "Lamplight" ispiratissima nella melodia e davvero emozionante. E poi la title-track, "Black Diamond" e molte altre. Molto bello davvero. di più
Blue Öyster Cult -On Your Feet on or Your Knees
Questo è proprio un gran bel live, i BOC rendono moltissimo dal vivo. Primo disco live della band, che "celebra" e chiude il loro periodo "aureo", quello dei primi tre dischi (soprattutto i due gran dischi del biennio '73-'74). Rispetto al sound in studio, ben più leggero, qui puntano molto più nettamente sull'Hard-Rock/Hard-Blues, con un sound ben più muscolare e aggressivo e con il tipico approccio dal vivo delle band rock anni '60-'70: brani dilatati (anche se in maniera piuttosto contenuta rispetto a molte altre rock-band dell'epoca) con improvvisazioni e modifiche rispetto alle versioni studio (come la versione fenomenale di "The Subhuman" che apre il disco o la splendida resa di "7 Screaming Diz-Busters") o altri pezzi che sono vere e proprie palestre di sfogo, libertà e improvvisazione, in questo caso di impronta soprattutto chitarristica (ma con spazio a volte anche per degli ottimi soli di Lanier) e Rock-Blues, nella strumentale "Buck's Boogie", in "ME 262" o nelle due cover finali, compresa una "Born to be Wild" che si trasfigura in marasma chitarristico di puro rock psichedelico. Anche "Last Days of May" è in una versione superiore alla già bella canzone presente sul primo disco (una delle migliori di quel debutto) e "Hot Rails Hell" spacca sempre culi a manetta. Dispiace per l'esclusione di brani eccellenti come "Astronomy" "Flaming Telepaths" o "O.D.'d on Life Itself" però il disco è comunque davvero molto fico. di più
Banco Del Mutuo Soccorso -Darwin!
Seconda di tre opere eccellenti consecutive del Banco; con "Darwin!" comunque ho un piccolo paradosso: del trittico dei loro dischi migliori questo è quello che nel complesso mi piace un pelo meno, ma è anche quello che contiene la canzone che preferisco in assoluto del BMS ("750.000 anni fa... l'amore"). Minuzie e facezie a parte, parliamo di un disco favoloso, il più complesso tra i loro lavori, così l'ho sempre percepito. Tra l'altro, il Banco, soprattutto Vittorio Nocenzi, si conferma maestro nel creare atmosfere particolarissime e personali e nel costruire grandi "immagini musicali", probabilmente nella scena "prog" italiana sono stati i migliori nel fare questo, ed è uno dei loro grandi punti di forza. In "Darwin!" Vittorio Nocenzi con le sue tastiere e i suoi sintetizzatori si sbizzarrisce nel creare esaltanti suoni multiformi che fanno di questo disco un guizzante micromondo di sonorità favolose, senza dimenticare il loro sublime, drammatico senso melodico. Splendidi. di più
Grey Daze -The Phoenix
Quarto album in studio della prima band di Chester Bennington. Il disco contiene la rimasterizzazione e rivisitazione di pezzi estratti da primi due album "Wake Me" del 1994 e "...No Sun Today" del 1997. di più
Skiantos
ricordati per delle canzonette indegne adatte a un bimbo di 3 anni, sopravvalutati da paura di più
Alessandro Alessandroni
Non solo il fischio di Morricone che tutti conoscono, ma prolifico autore e compositore. Library music e colonne sonore, fino ad alcuni dei funk più fluidi mai registrati in Italia. di più