Trasgressivo negli anni settanta, poetico e riflessivo dopo. Tutto decisamente apprezzabile, anche se la sua persistente vena autocelebrativa mi ha un po' stufato... di più
I Maiden sono il mio gruppo heavy preferito. Quindi, se mi chiedessero: "Chi sono, secondo te, i numeri uno del metal tradizionale?" Non avrei dubbi nel rispondere: "I Judas Priest!" di più
Il Disco che un Clapton solista non è andato neanche vicino al fare. di più
Varietà,estro,creatività ed una forte atittudine easy listening, in pratica un gruppone. Mi chiedo come mai non siano diventati famosi quanto avrebbero meritato. di più
Il riff di "Iron Man" è un qualcosa di pazzesco, dovrebbe essere considerato patrimonio dell'umanità... E poi la "title.track", "War Pigs" etc... in una parola "STORIA".. di più
Vere divinità dell'underground ceco. non conoscerli significa solo una cosa: essere italiani! di più
E' molto più black metal la sigla di Doraemon di Enthrone Nuclear Blast Triunphant. di più
"Those of the Unlight" non è niente male. di più
Uno degli esordi più sconvolgenti nella musica italiana. Un disco pesante, ostico, difficile perché totalmente immerso nel più nero pessimismo senza via d'uscita e con al centro i testi, testi, e ancora testi, l'arrangiamento è scarno e di puro accompagnamento ma centratissimo, violini, violoncelli, flauti danno quel tocco giusto ogni tanto mentre Lolli accompagnato da una semplicissima acustica ci trascina nel suo buco nero. Disco crudo, spiazzante, uno dei più pessimisti mai sentiti in Italia. di più
Il suono del flauto traverso (protagonista in più di un punto) è un chiaro riferimento ai Jethro Tull, ma qui siamo di fronte anche ad ottimi spunti hard rock e di psichedelia. Un must per tutti gli amanti del rock progressivo italiano di più
la regina della discomusic, quante volte ho ballato con hot stuff! anche se è sparita con la fine del suo genere, cinque pieno!! di più
Indubbiamente il migliore gruppo della West Coast, per me migliore dei Jefferson S. di più
Novos Baianos F.C. di più
Cannonball! di più
PBR. Semantica musicale obesa e stanca, electro-junk in low-fi, chitarre inattese, drummings metallici etno-digitali, basse linee diversamente collocate. POLARBEAR è una bestia introversa. l'Alaska non è questione meteo-territoriale ma disposizione dell'anima. Geli umani. Strade livide e fuori confine. Niente sogni di L.A. in technicolor ma crudi ritratti di fragore urbano. Sound industriale e stordito. Cartoline da Taipei, suburbia deturpata e visioni alterate dal nulla. Something of Nothing. di più
L'opera omnia in 3CD-Box dei peculiari RAOTIJ, autori tra l'87 ed il 95 di una pregevole sintesi di Dead Can Dance, Art Zoyd, Death In June e musica sacra ortodossa. Da amare. di più
Non solo Jean Caude, ma anche Dottor House, il Gurzo, Carla Fendi, Patatini e Irina Skassalkatsaja... insomma, come si fa a dargli meno di 5? di più
Bel disco, che ne guadagna soprattutto per la presenza di quel capolavoro di "Firenze" ma che in parte ne perde per una produzione non troppo all'altezza (malgrado la presenza di un musicista come Giovanni Tommaso), il quale tende forse un po' ad oscurare la spontaneità "live in studio" del chitarrista abruzzese. Album molto buono comunque. di più