Un album letteralmente micidiale di più
Il primo masterpiece, vinile limited edition per il live in Arena n° 0855 di più
L'inizio della metamorfosi verso il rock fusion napoletano di più
Il Pino più napoletano che c'è di più
Sono le mani di Scott Burns a produrre e guidare gli ancora giovanissimi brasiliani per il terzo disco del 1989. Finalmente il suono è degno di questo nome: amplifica e potenzia un lavoro micidiale, che li consacra come una delle band più intransigenti, cattive e veloci del pianeta. Un arpeggio acustico, che ricorda "Battery" dei Metallica", apre l'album e la title track, esplodendo subito dopo in un Thrash-Death selvaggio iper-violento; è poi la volta di "Inner Self". Siamo solo agli inizi... di più
"My Name Is LUCIFER Please Take My Hand"...N.I.B (Nativity In Black)...Non mi serve altro per il voto. di più
Raffinatissimo esordio della bella e brava (ma criminalmente poco prolifica) Beth Gibbons in compagnia del bassista Paul Webb, che recupera certe diluite atmosfere post rock dei Talk Talk più sperimentali. La suadente Mysteries conquista con la sua purezza fok mentre Tom the Model omaggia il soul "freddo" della grande Nina Simone. di più
E' buffo che l'unico album dei Decemberists ad essermi veramente piaciuto sia a tutti gli effetti un disco prog. Perchè tale è questo 'The Crane Wife', anno 2006. Progressive-pop assai affascinante per il sottoscritto. Lo riascoltavo stamane. Continua a piacermi. di più
Projekct meditativo e umbratile, firmato Jakszyk Fripp & Collins, costruito sul volatile respiro dei soundscapes frippiani, sulla discreta ed elegante ritmica di Levin ed Harrison, sul fluente fingerpicking riverberato di Jakszyk e sulle sublimi increspature dell'etereo sax di Collins, che spesso e volentieri scuotono la musica dal suo letargico torpore. Brani migliori: Scarcity, The price we pay, The Other Man, The Light of Day. di più
Da un abortito musical su di un rocker di mezza età è l'album (fino ad allora) più mainstream dei Tull (ma il musical non avrebbe mica trattato di misteri medievali) però non priva di alcune sottigliezze (tipo la citazione beethoveniana nell’ultimo brano). I testi, comunque, hanno sempre lo stile pungente di Anderson. Oltre all'acustica Salamander a me piacciono From a Dead Beat to an Old Greaser, La title track, Crazed Institution e The Chequered Flag. di più
Veramente un bell'album, sulla linea di un recupero di certe sonorità del prog classico, tra l'altro con Steve Hackett come ospite. Un brano come Rider II è chiaramente il frutto di notti insonni a remixare "Lizard"... di più
Dignitosissimo epitaffio (che per come erano messi i rapporti fra i quattro è quasi un miracolo che sia stato registrato) ma sotto i loro migliori album nonostante l'ottima produzione di Martin. Il medley è come una saporitissimo piatto di risulta che ricicla molto abilmente tagli, ritagli e frattaglie del passato. Per i bozzetti di Lennon è però abbastanza evidente perchè siano rimasti nel cassetto e perchè McCartney li abbia confinati al centro per poi riservarsi la maestosa conclusione. di più
sottovalutatissimo concept ambizioso quanto “The Lamb” e – quasi – altrettanto riuscito. Solito melting pot stilistico, con una grande influenza dell'etno folk degli Afro Celt Sound System. Ospiti di lusso fra cui Richie Havens, Neneh Cherry ed Elizabeth Fraser. Commovente Father, son. di più
Con una diversa, e migliore, produzione (e francamente non ci voleva un George Martin per fare meglio di King) avremmo avuto sicuramente avuto un album di cui almeno non c'era da vergognarsi.Nonostante ciò diversi pezzi non sono affatto male e poi la voce di Gabriel, ancorchè un pò acerba, era già lì e non è poco. Personalmente, dopo aver consumato gli Lp da Trespass a Wind, ritorno ogni tanto a quei "modesti inizi" con un certo gusto e soddisfazione. It's only (Christian) Pop but I like it. di più
Tentativo, solo in parte riuscito, di approcciarsi alla "musica colta" con la lunga suite omonima. Parte del merito va però anche a Ron Geesin, nel rielaborare l'"Amazing pudding" preparato dai floyd e come autore delle melodie e degli arrangiamenti per gli ottoni, per il coro (con il grande john Aldis) e per il violoncello. I brani migliori sono però la delicata, ma un pò manierata, If e la nostalgica Summer '68. di più
Molte cover ed un pugno di brani originali veramente notevoli, da I'm a Loser (primo brano dylaniano di Lennon) a What You're Doing a Every Little Thing (poi coverizzata dagli Yes nel primo Lp): non sfigurano accanto ai migliori di "Help!" e "A Hard's day Night". di più
Il migliore dell'ultima fase caratterizzata dall'innesto di John Wetton che porta in dote al gruppo il suo approccio aggressivo al basso ed anche, dal mio punto di vista, la sua bellissima voce, piacevole alternativa al potente vibrato caprino di Chappo. Miglior brano: Spanish tide. di più
Secondo album dei Family meno fantasioso dell'esordio ma anche molto più compatto contribuendo, in quel cruciale 1969, a definire la nuova canzone progressiva con brani capolavoro come, ad esempio, The Weaver's Answer e Observation From A Hill. di più
Gruppo originalissimo i Kaleidoscope di David Lindley autori di una psichedelia orientaleggiante/arabeggiante che ha ben pochi paragoni. Questo merita specialmente per le due lunghe jam, grandissimi "viaggi" psichedelici. di più
Album pop dal taglio nostalgico verso l’Aor americano fine ’70 ed il pop inglese anni ’80, non proprio il come-back trionfale che speravo ma almeno è comunque qualche spanna sopra EARTH MOVING. Per lo più power ballads con arrangiamenti monocordi (ma con gli onesti comprimari e poco più che si è scelto...), qua e là orecchiabile (Sailing) ma soprattutto Oldfield come chitarrista c’è e lotta ancora insieme a noi con almeno un paio di soli ben costruiti in Dreaming in the Wind e nella title track di più