Recensire un disco che ancora non è uscito è difficile anche perché non puoi avere il confronto con chi ti legge a magari ascolta il disco. Ma lo voglio fare lo stesso anche perchè ieri sera tornando a casa ho avuto la gradita sorpresa di trovare sulla posta di fb, un link per scaricare il nuovo disco di un gruppo che amo tantissimo e molti su debaser i Depeche Mode, quelli che io considero i maestri del syntho pop.
I Depeche Mode sono l'unica band sopravvissuta all'ondata new wawe degli anni 80 (Human league, Heaven 17 per citarne un paio) e direi che sono sopravvissuti alla grande, sono cresciuti e dal loro primo album "Speak and Spell" la loro musica si è evoluta ed è migliorata come il vino buono, e se nei primi album io ci trovo una spensieratezza che per forza di cose hanno perso, mano mano che passavano gli anni e gli album, sono diventati più consapevoli dei loro mezzi dando vita ad album memorabili, come "Ultra", "Violator" e "Songs of Faith and devotion" solo per citare quelli che amo di più, "Home" è stata giudicata la più bella canzone pop degli anni 90 da uno dei tanti sondaggi che spesso nel campo musicale danno strani risultati.
Anche "Exciter" e "Playing the Angel " sono album notevoli, con autentiche perle come "Dream on" e "Freelove" e "Precious", John the revelator" e " A pain that i'm used to".
Questo è un album che loro stessi hanno definito arrogante, e credo di aver capito il senso vero della frase, nel senso che fanno le cose che sanno fare al meglio, di certo non è un album immediato come "Playing the Angel" e non contiene al primo ascolto hit che ti rimangono nella testa esclusa forse "Wrong" bellissima di cui anche il video è altrettanto bello.
È però un album che ti entra dentro a poco a poco,mano mano che lo ascolti dove la chitarra di Martin Gore abbia una una parte rilevante, con riff trascinanti a partire da "In chain" (e "Fragile tension è diventerà un loro classico), dove si capisce subito che aria tira una consapevolezza dei loro mezzi imbarazzante, insomma un album tosto, per nulla ruffiano, che credo possa conquistare il cuore dei fans come sta facendo con me.
Inutile dire che sarà sul prato dell'Olimpico a giugno per seguirli dal vivo ancora una volta, e credetemi dal vivo sono trascinanti nonostante non siano più dei ragazzi.
E comprerò il disco originale.
Alla prossima.
Dopo più di trent’anni di carriera e successi questi tre ricchi signori di mezza età ci regalano un altro album fantastico e ancora una volta sorprendentemente innovativo.
Riassumendo nove canzoni di un altro pianeta e quattro normali. Tirate voi le conclusioni.
Sounds of the Universe non ha semplicemente nessun motivo, se non quello del nome che porta, per essere ascoltato.
Un vero peccato, perché con un gran singolo come 'Wrong' ci si aspettava grandi cose dal dodicesimo lavoro in studio della band.
‘Wrong’ è l’apice compositivo, una filastrocca senza un preciso ritornello, ma con una chiave di successo.
Un album da avere, da ascoltare attentamente e per molte volte, pieno di particolari e sempre al di sopra del proprio tempo.
Niente rende più l'idea di quello che penso su questi 3 "ragazzi"... la classe è rimasta sempre uguale.
Sono certo che il suo valore emergerà anche per chi adesso fa' fatica a metabolizzarlo e se poi questo non dovesse accadere, pazienza... Tanto a me mi garba...
Il peggior album dopo 'Speak and Spell', con l'aggravante che questo era l'album d'esordio.
'Sounds of the Universe' è un disco noioso fin dall'inizio e non riesci a sentirlo intero neanche volendo.