Depeche Mode - Sound Of The Universe
Dopo il timido annuncio sul loro sito di ormai 16 mesi fa, e la divertente conferenza stampa Berlinese di ottobre, dove venne presentato anche il Tour Mondiale, con un assaggio di “Wrong" e "Peace” primo e presumibilmente secondo singolo, esce il dodicesimo Studio Album dei Depeche Mode, “Sound of Universe“. Unica Band i DM (oltre agli U2) superstite di uno dei decenni più carismatici ed intriganti che la musica possa aver avuto, i mitici “80”. E’ proprio da qui che nasce questo lavoro, dagli anni 80, figlio di sintetizzatori analogici made in 80 e non solo, qualcosa del parco Synth di Martin appartiene anche al precedente decennio, tutto o quasi, acquistato nel negozio virtuale più grande del mondo “Ebay”. Statistiche e numeri a parte direi che è ora di parlare del contenuto di questo CD.
13 brani più altri 5 inediti rintracciabili solo per chi avrà la fortuna di possedere anche la versione Deluxe (Io); tutti con un ottimo spessore sia sonoro che compositivo dove trova in “Wrong” l’apice compositivo, un sorta di Filastrocca/cantilena dove il tutto si fonde in una strofa allungata senza un preciso ritornello, penso che a livello commerciale è difficile trovare pezzi di successo senza una vera forma canzone come questa, qui i DM ancora una volta hanno trovato la chiave giusta. Tutte le Songs sono di Martin Gore, ad eccezione di 3 brani “Hole To Feed” la migliore delle 3 senza nulla togliere alla bellissima “Come back” ed alla Delta Blues “Miles Away” che sono scritte dall’ormai navigato David Gahan che canta divinamente in tutti i pezzi, tranne che in “Jezabel” sospirata da Gore.
Un Album curato molto nei particolari, nel suono e nell’estetica, grazie alla mano del fido Ben Hillier giunto alla seconda fatica con i DM. Nei 13 brani si trova un’po’ di tutto, c’è molto "Black Celebration" e "Some Great Reward", qualcosa di "Violator" qualcosa di "Exciter" ed un inevitabile strascico di “Play the Angel”, tutto comunque poco sgamabile, d’altronde i Synt sono quelli i suoni pure, i miracoli non li fa nessuno o quasi, i brani girano tutti sulla stessa frequenza, il suono è molto plasmato, solo le chitarre riescono ad uscire da questa nube di Synth anche se in SOTU si sono ridotte rispetto al passato. La parte secondo me poco azzeccata sta nell’arrangiamento dei vari brani, a parte "Wrong", quasi tutti hanno un arrangiamento al di sotto del valore della Song stessa, vedi “Come Back” ed “In Chains” due splendidi lavori sminuiti dall’arrangiamento, anche la parte ritmica (Tutta eseguita con vecchie Drum Machine e generatori di Suoni di Batteria) è un’po fine. Spiccano comunque “In Chains” travolgente ed ipnotica, “Peace” anni 80 con cori della prima ora e “Corrupt” secondo me il più bel pezzo dell’album (Wrong a parte) con chitarre e ritmica alla “Personal Jesus” ma molto più profondo.
Anche se i brani sono per la maggior parte ottimi pezzi, manca il vero pezzo da secondo e terzo singolo, nessuno ha la personalità di “Wrong”, forse per via degli arrangiamenti o per la ritmica ridotta ?
In conclusione posso solo dire che sia un ottimo album, da 4 stelle come minimo, un album da avere, da ascoltare attentamente e per molte volte, perché pieno di particolari, e perché rimane e rimangono nonostante tutto, sempre al di sopra del proprio tempo!
Grazie DM mi avete regalato ancora uno splendido lavoro.
Dopo più di trent’anni di carriera e successi questi tre ricchi signori di mezza età ci regalano un altro album fantastico e ancora una volta sorprendentemente innovativo.
Riassumendo nove canzoni di un altro pianeta e quattro normali. Tirate voi le conclusioni.
Sounds of the Universe non ha semplicemente nessun motivo, se non quello del nome che porta, per essere ascoltato.
Un vero peccato, perché con un gran singolo come 'Wrong' ci si aspettava grandi cose dal dodicesimo lavoro in studio della band.
Un album tosto, per nulla ruffiano, che credo possa conquistare il cuore dei fans come sta facendo con me.
Questo è un album che loro stessi hanno definito arrogante, e credo di aver capito il senso vero della frase.
Niente rende più l'idea di quello che penso su questi 3 "ragazzi"... la classe è rimasta sempre uguale.
Sono certo che il suo valore emergerà anche per chi adesso fa' fatica a metabolizzarlo e se poi questo non dovesse accadere, pazienza... Tanto a me mi garba...
Il peggior album dopo 'Speak and Spell', con l'aggravante che questo era l'album d'esordio.
'Sounds of the Universe' è un disco noioso fin dall'inizio e non riesci a sentirlo intero neanche volendo.