I Depeche Mode al loro peggio forse non mi aspettavo di trovarmeli davanti proprio ora. Non ora che un pezzo come "Wrong" con il relativo videoclip mi avevano fatto tremare di piacere. Non ora che sembrava iniziata una nuova fase evolutiva pregna di innovazioni ed elettronica priva di compiacimenti.
E invece... il peggior album dopo "Speak and Spell", con l'aggravante che questo era l'album d'esordio ed è pienamente giustificato della sua poca brillantezza e delle sue ingenuità.
Martin Gore e soci si sono fissati con gli strumenti vintage e pensavano, probabilmente, di riuscire a fare un'operazione di rilettura storica del sound sintetico. Ma quando scrivi canzoni senza alcun mordente e lontane anni-luce dalle qualità melodiche a cui avevi abituato il tuo pubblico, ogni magia tecno-culturale si perde nel nulla.
E non è che l'operazione fosse impossibile: lo dimostra "Wrong" che è un brano eccezionale, durissimo, attualissimo e prodotto da dio. Quella era la strada da seguire, ovvero un disco con una decina di pezzi con quell'atsmosfera, con quello smalto sonoro. Quindi mi viene da pensare che se solo una traccia su tredici è venuta fuori bene, i nostri cari Depeche hanno qualcosa che non va.
Intuile andare a sviscerare tutto traccia per traccia. "Songs of the universe" è un disco noioso fin dall'inizio e non riesci a sentirlo intero neanche volendo. Arrivi a metà e dormi. La sensazione è quella della scarsa ispirazione, delle idee riciclate. Salvo forse due altri pezzi in quanto hanno una sfumatura più originale della media ("Little Soul", "Jezebel"). Ma dai mitici Depeche mi aspettavo tutt'altro.
Bocciato in pieno. La delusione dell'anno.
Dopo più di trent’anni di carriera e successi questi tre ricchi signori di mezza età ci regalano un altro album fantastico e ancora una volta sorprendentemente innovativo.
Riassumendo nove canzoni di un altro pianeta e quattro normali. Tirate voi le conclusioni.
Sounds of the Universe non ha semplicemente nessun motivo, se non quello del nome che porta, per essere ascoltato.
Un vero peccato, perché con un gran singolo come 'Wrong' ci si aspettava grandi cose dal dodicesimo lavoro in studio della band.
Un album tosto, per nulla ruffiano, che credo possa conquistare il cuore dei fans come sta facendo con me.
Questo è un album che loro stessi hanno definito arrogante, e credo di aver capito il senso vero della frase.
‘Wrong’ è l’apice compositivo, una filastrocca senza un preciso ritornello, ma con una chiave di successo.
Un album da avere, da ascoltare attentamente e per molte volte, pieno di particolari e sempre al di sopra del proprio tempo.
Niente rende più l'idea di quello che penso su questi 3 "ragazzi"... la classe è rimasta sempre uguale.
Sono certo che il suo valore emergerà anche per chi adesso fa' fatica a metabolizzarlo e se poi questo non dovesse accadere, pazienza... Tanto a me mi garba...