Copertina di Depeche Mode Spirit
GrantNicholas

• Voto:

Per fan di musica elettronica e synthpop, appassionati di depeche mode, ascoltatori di musica alternativa con temi politici
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LA RECENSIONE

Questo nuovo “Spirit” è un disco importante per i Depeche Mode.

La prima novità, e sicuramente quella più importante, è il cambio di produttore: dopo l’esperienza con Ben HIllier che ha portato ad una trilogia di album (uno bellissimo - “Playing The Angel”, uno trascurabile - Sounds Of The Universe - ed uno discreto - l’ultimo “Delta Machine”), la band di Basildon si affida a James Ford, componente dei Simian Mobile Disco e produttore piuttosto quotato (all’attivo ha esperienze con Arctic Monkeys, Klaxons e Mumford & Sons).

Arrivato alla quattordicesima prova in studio, il trio britannico tenta quindi la carta di una parziale rinfrescata all’ormai rodata impalcatura sonora della propria proposta. Intento già evidente a partire dal primo singolo “Where’s The Revolution?”, giusto compromesso tra attitudine anthemica e incisività nei suoni (il tutto condito da una pungente vena politica nel testo, tema tra l’altro piuttosto ricorrente un po’ in tutto il lavoro).

Si parte comunque da un’opener come “Going Backwards” che già convince appieno, e basa la sua struttura su di un intreccio molto azzeccato tra piano e fascinazioni electro. E’ uno dei pezzi firmati da Martin Gore, che sembra in buona forma e spazia tra le atmosfere plumbee e scure delle ottime “The Worst Crime” , “Eternal” (in quest’ultima si presta anche al canto) e “Fail” (idem, posta in chiusura) e l’aggressiva “Scum”, una vera cazzottata allo stomaco che spara in faccia all’ascoltatore un frenetico frullato di synth e bassi pompatissimi. Notevole anche la prova di Gahan, tagliente come non si sentiva da anni. “So Much Love” è l’unica a richiamare alla mente i Depeche pre-Exciter, mentre “Poorman” è molto più ariosa e destrutturata.

E proprio Gahan firma stavolta ben quattro pezzi per il nuovo lavoro: uno con la collaborazione dello stesso Gore, ovvero “You Move” (ancora il basso a guidare il tutto), gli altri con i soliti Peter Gordeno e Christian Eigner, oltre allo svedese Kurt Uenala. “Cover Me” parte lenta e costruisce pian piano e senza fretta una buona melodia, culminando in un magma strumentale dominato dalle tastiere. “Poison Heart” è il pezzo più Soulsavers del disco, “No More (This Is The Last Time)” non sfigurerebbe come futuro singolo.

“Spirit” è indubbiamente un buon disco, che archivia definitivamente l’ormai datato passo falso con “Sounds Of The Universe” e ci riconferma il buono stato di forma dei tre di Basildon.

Miglior brano: Scum

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Riassunto del Bot

Spirit è un disco importante per Depeche Mode, segna il cambio di produttore con l'arrivo di James Ford, che porta una ventata di freschezza sonora. Il lavoro presenta testi a sfondo politico e un buon equilibrio tra atmosfere dark e synth potenti. Le prestazioni vocali di Dave Gahan sono tra le migliori degli ultimi anni. Nel complesso un album solido che riscatta gli sporadici passi falsi recenti.

Tracce video

01   Going Backwards (05:41)

02   Where's The Revolution (04:57)

03   The Worst Crime (03:47)

04   Scum (03:14)

05   You Move (03:47)

06   Cover Me (04:49)

07   Eternal (02:22)

08   Poison Heart (03:16)

09   So Much Love (04:28)

10   Poorman (04:25)

11   No More (This Is The Last Time) (03:12)

12   Fail (05:06)

Depeche Mode

Depeche Mode sono una delle band più importanti e longeve nate in Gran Bretagna all’inizio degli anni ’80, pionieri del synth-pop, trasfiguratori di elettronica, interpreti di epoche oscure e paladini di esistenze notturne dai club al rock da stadio. La formazione storica include Dave Gahan, Martin Gore, Andrew Fletcher e in gran parte degli anni ’80 e ’90 Alan Wilder.
110 Recensioni

Altre recensioni

Di  Avvelenata

 È come se i DM fossero stati il mio primo amore, no?

 Quando si ama, anche se il partner diventa grasso, perde i capelli e comincia a avere le rughe, lo si continua ad amare lo stesso.


Di  mauriziodag

 Where’s The Revolution? — un grido politico e sociale che permea l’album.

 Cosa manca all’uomo post-moderno? Semplicemente lo Spirito!


Di  AGENTORANGE

 Spirit è un album che quando lo ascolti la prima volta ti disorienta, già dalla bellissima e potente opening track Going Backwards.

 Era da ULTRA che non percepivo un album così compatto e oscuro come lo è SPIRIT.


Di  marcomaisetti

 Spirit non è un album politico, ma una critica feroce e tragica alla realtà odierna.

 La vera forza dei DM è trasformarsi evolvendo musica e testi, senza perdere l’impronta riconoscibile.