Voto:
Acqualife, ho sentito questo disco finalmente. Sinceramente non mi aspettavo nulla di diverso da quello che ho trovato, cioè un disco talmente intriso di prog alla Dream Theater da oscurare ogni velleità di suonare altri generi. Prendi "Desperado", ad esempio, l'unica cosa che ha di latino sono le percussioni e il groove (anzi, l'intenzione del groove...), e fra l'altro per un tempo di circa 10 secondi in totale su un brano di 4 minuti. Che parliamoci chiaro: il genere "latin" è complicato mica poco, da suonare, ci vuole un sacco di tecnica che secondo me questo chitarrista non ha, perché ne ha di un altro tipo. Vogliamo forse paragonare la complessità dei ritmi, del tocco, della classe che i musicisti di musica latino-americana hanno con il suono sempre uguale, iper-compresso, che impregna questo album dall'inizio alla fine? L'immagine che mi viene in mente è quella di un rullo compressore che livella tutto appianando ogni dinamica a uno stato standard. L' "effetto pialla" del metallo si sente ovunque, è sempre in agguato e non perde occasione per spianare l'approccio compositivo, che è sempre lo stesso in ogni parte del disco. Prendi "Se Entrega Corisco", parte in stile salsa (o almeno vorrebbe, perché non bastano due accordi diminuiti ritmati per fare musica salsa) e poi arriva il solito suono a buttare giù tutto quanto. Ogni 3 secondi ci sono note completamente gratuite come insegna il manuale del perfetto progghettaro dal 1990 ad oggi, cliché su cliché che non si muovono dai dettami imposti 20 anni fa ma anzi fanno di tutto per sguazzarci dentro, e riescono a rendere banali anche quei pochi spunti interessanti che qua e là si affacciano ogni tanto. Pare quasi che non riesca a suonare una frase di senso compiuto (musicalmente) senza resistere alla tentazione di lasciarsi andare a prolissi gorgheggi barocchi del tutto immotivati, o a smitragliate di palm-muting e iper-tecnicismi già sentiti su un qualsiasi disco di Angra, Dream Theater, SymphonyX, Pain of Salvation, Helloween, Gamma Ray, Stratovarius e chi più ne ha... "A Clairvoyance" è il pezzo lento che DEVE starci su ogni disco di ogni chitarrista metal, perché DEVE rispondere all'implicita domanda "facce vede' che sai fa senza la distorsione, sennò so bboni tutti". Ecco, è questo intento dietro che mi impedisce di giudicare oggettivamente un pezzo simile; anche fosse bellissimo, è stato suonato solo nell'ottica di dimostrare qualcosa all'ascoltatore. Stesso discorso per gli altri pezzi "lenti" del disco, compresa la conclusiva "Ad it is, infinite" che, oltre ad essere rigorosamente standard nel suo genere (ancora una volta ha aperto il "manuale" e ha seguito le istruzioni alla lettera), non c'entra davvero nulla su un disco simile. Avrebbe potuto fare due dischi, uno prog e uno di musica sudamericana, perché infilare un pezzo così dopo uno power se non per mera dimostrazione? Questo album, come del resto tutti quelli del suo genere, quindi, è più un saggio dimostrativo che un prodotto artistico creato con intento comunicativo (perché non si scappa, se vuoi essere considerato un bravo musicista devi saper dire qualcosa, non puoi buttarla solo sulla forma), e personalmente questo mi impedisce di farmelo piacere. Tu parli di commistione di generi ma in realtà io vedo solo un certo numero di siparietti dal vago sapore sudamericano che ogni tanto spuntano da dietro al muro di doppio pedale e suono saturo, oltretutto suonati con lo stesso approccio se non addirittura in alcuni casi con la stessa dinamica dei pezzi metallari. "Corrosive Voices" è un pezzo che potrebbe benissimo suonare un Petrucci, un Michael Romeo, niente di differente. Personalmente trovo molto banale questo tipo di composizioni, che alternano momenti in cui l'ascoltatore non capisce niente e pensa "oh mio dio ma quante note ha fatto in un secondo?" a frasette "melodiche" in cui la melodia non è ricercata ma bastano 3-4 note buttate là tanto per staccare ogni tanto dalla furia tecnica che imperversa nel res