Purpulan

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Il Teatro Degli Orrori A Sangue Freddo
Voto:
@ Fiquata: francamente mi pare che la dicitura più comune per indicarlo sia proprio Saro-Wiwa (laddove Ken è solo contrazione del primo nome "Kenule"). Il compito d'un intellettuale è cosa un po' più vaga di quanto non venga da te espresso (come del resto la sua figura), essendo l'atto stesso dell'inferenza subordinato a differenti codici culturali e linguistici, quindi, culturalmente e linguisticamente, trovo molto più logico presumere affinità con il portato teoretico e poetico di Michelstaedter e Jahier. Che poi siano dei nomi più difficili (in che senso? Glottologico? Etimologico?) rispetto a Saro-Wiwa è alquanto opinabile. Michelstaedter è autore di quella che probabilmente è una tra le più studiate e citate tesi di laurea Novecentesche in Lettere e Filosofia redatte in lingua Italiana; Jahier sarà stato solo parzialmente riscoperto in tempi recenti, ma se si piglia un manuale di Metrica Italiana con meno di 20 anni sul groppone, si può star tranquilli che dei riferimenti a qualche suo verso son presenti, ed in misura non minore a quella concessa a Pasolini. Per il resto, "e non è poco", i più vetusti eppur sempreverdi: DeGustibus.
Il Teatro Degli Orrori A Sangue Freddo
Voto:
Certo che stiamo presi male se diamo tutto 'sto peso alla mancata conoscenza di Saro-Wiwa, o alle considerazioni del petulante Saviano! Ci si facesse un po' di cultura su Carlo Michelstaedter o Piero Jahier, invece. Loro, almeno, che stessimo onticamente presi male, lo sapevano già da tempo ; )
Il Teatro Degli Orrori A Sangue Freddo
Voto:
Ascoltato con calma. Non mi pare così inferiore al debutto, musicalmente parlando, sarà anche meno compatto de "Dell'Impero delle Tenebre", ma Mirai qui tira fuori alcuni di quei fraseggi"Superelastici"/killer che pareva aver esaurito all'epoca del primo "Bubbleplastico" (da antologia in "In Due" e "Mai dire Mai" ma anche il crescendo di "Majakovsij"), e pure Valente si fa ben valere, con delle soluzioni meno "quadratiche" del solito.
AA.VV. 5 Years Of Hyperdub
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Ups, scusare, ho scritto 2 volte la stessa cosa (più o meno), ma il primo commento me l'avevano originariamente dato per "DeErrorizzato", mah.... terrore e raccapriccio!
AA.VV. 5 Years Of Hyperdub
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@ GEB: se per "scopereccia" intendi qualcosa con una "grooveness blacky", allora siamo proprio su tutt'altri lidi. I nomi e le opere che t'ho consigliato hanno una produzione molto pulita e fredda, ai limiti dell'approccio "minimal", con alcune divagazioni "deep". Roba da preliminari con flûte e bollicine (preferibilmente "satèn") insomma, ma andando oltre cambierei sottofondo... ; )
AA.VV. 5 Years Of Hyperdub
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@ GEB: "scopereccia" in che senso?! Se intendi una "grooveness blacky", allora stiamo in tutt'altri lidi. I nomi che t'ho consigliato hanno in comune una pulizia di suono quasi "minimal" con alcune escursioni nelle aree "deep" più astratte... Buone per i preliminari con flûte e bollicine (magari di "satèn"), ma non oltre ; )
AA.VV. 5 Years Of Hyperdub
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Uhe, faccio lo gnorry, ma "Shove It" dei Deftones si antenomina "My Own Summer"!!! Cioddetto al Geb (anche a tali orari) mi sento di consigliare in ambito dubsteb roba un po' più tattica tipo: 2562 con "Aerial", Deadbeat con "Roots & Wire", Distance con "My Demons" e "Repercussions" ed Headhunter con "Nomad", non all'altezza di "3 EPs", ma probabilmente le migliori uscite di genere negli ultimi 2 anni, perevio Shackleton!
AA.VV. 5 Years Of Hyperdub
Voto:
Raccoltona di (buon) gusto antologico, ma, per me, presentante anche tutte le pecche della compendiarietà di genere, laggasi: organicità non proprio al top ed un bel po' di mestiere. Quando provano ad approcciare il neo hipe "wanky" non ci riscontro lo stesso eclettismo "a fuoco" nel paciugare con il groove del recente "solo" di Hudson Mohawke, mentre sul versante "classicismo dub riveduto e corretto" (ed epurato d'ogni orpello inutile), il nuovo Shackleton ha ben altro spessore complessivo (capolavoro?!).(3,5 non stretchabile).
Pissed Jeans King Of Jeans
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A me ricordano pure le prime cose degli Swans, seppur epurate dalla pressante misantropia che le caratterizzava e dalle derive industriali della ritmica, ovviamente con corollario di ululati ferini e "Yowiani".
Pelican What We All Come To Need
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A me piace il giusto, e non li trovo affatto involuti, certo i parametri funzionali all'interno dei quali hanno deciso di muoversi erano ben fissati sin dal principio ma, contrariamente al pensiero comune, ed in virtù di tali considerazioni, l'unico loro album che non mi convince è proprio "The Fire in Our Throat Will Beckon the Thaw", troppo "immobilista" rispetto a quanto già espresso con "Australasia":(3,5).