Copertina di Electric Wizard Dopethrone
Rocky

• Voto:

Per appassionati di doom metal, fan di musica psichedelica estrema, cultori di sonorità oscure e atmosfere lisergiche
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LA RECENSIONE

Gli Electric Wizard sono l'esempio estremo di un viaggio dopato, vissuto nel l'angoscia e nella paranoia ossessiva. La loro musica è un morboso mantra di magia nera, una sorta di psichedelia cupa e asfissiante, figlia degenerata dei primi Sabs e naturale continuazione delle atmosfere psicoattive dei seminali Sleep. Il loro delirante viaggio musicale, iniziato nel 1994 con il discreto disco d’esordio ”Electric Wizard” (a dettadi molti, troppo influenzato dallo stile dei primi Cathedral), prosegue nella definizione del proprio stile, caratterizzato dalla maggiore presenza di elementi psichedelici, intuibili già nel secondo album ”…come my Fanatics” (1996) e sviluppati in modo completo nel successivo Ep ”Supercoven” (terrificante esempio di psichedelia estrema, un sublime concentrato di atmosfere spaziali tormentate dalla mortifera cadenza del doom-metal).

La band inglese, minata da continui problemi di tossicodipendenza e relative conseguenze, si immerge in un lungo periodo di silenzio durato quasi quattro anni (tralasciando i due Ep ”Supercoven” e ”Chrononaut”), rendendo incerti possibili sviluppi futuri. Lo stato di catalessi che avvolge la creatività del gruppo viene però interrotto da una sorta di culto crescente che, associato all’insistenza dei Fans, produce l’effetto sperato: un nuovo album e relativo tour.

Nell’autunno 2000 esce finalmente l’attesissimo terzo Lp ”Dopethrone”, una sorta di concept-album basato sulle travagliate esperienze trascorse dal gruppo, assurto a manifesto del proprio malessere esistenziale. L’inclinazione musicale espressa da questo intensissimo disco è maggiormente rivolta verso una forma marcatamente doom con accenni sludge, rendendo il suono forse più claustrofobico ed opprimente che in passato, ma ugualmente imbevuto di quelle divagazioni spaziali ormai saldamente consolidate nel DNA della band.

Il lento e devastante incedere del brano di apertura ”Vinum Sabbathi”, sfoga la sua ira con un condensato di elettricità negativa e malsane vibrazioni che introducono la successiva”Funeralopolis", una sorta d’epico rituale dai forti riferimenti apocalittici battezzato con l'accensione di un bong e relativo sospiro di piacere appena percepibile all'apertura del brano.

L’oscurità evidenzia ulteriormente la sua supremazia nella successiva ”Weird Tales”, un’interminabile horror trip che diluisce ed espande l’eccessiva saturazione del suono, creando una cupa atmosfera lisergica che cresce e disegna immaginarie traiettorie verso l’ignoto. La fiamma del doom tuttavia, continua a brillare, mantenuta costantemente in vita da una ormai cronica tensione, che conduce alle mostruose ”Barbarian” e ”I, the Witchfinder” e viene a sua volta spezzata da un breve intervallo strumentale ”The Hills have Eyes”. Le conclusive “We hate You” e “Dopethrone” risorgono dall’inferno, per mutare in un malefico inno alle droghe leggere ed affermare ancora una volta l’immenso potere dello stregone elettrico.

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Riassunto del Bot

La recensione approfondisce Dopethrone degli Electric Wizard come un capolavoro del doom psichedelico, permeato da atmosfere oscure e avvolgenti. Il disco, atteso per anni, riflette il malessere esistenziale della band ed esplora temi di paranoia e oscurità con una proposta sonora claustrofobica e magnetica. Il testo evidenzia il concept album come manifesto di una creatività dilaniata ma potentemente espressa, fra riff pesanti e distorsioni lisergiche.

Tracce testi video

02   Funeralopolis (08:43)

03   Weird Tales: I. Electric Frost - II. Golgotha - III. Altar of Melektaus (15:04)

05   I, the Witchfinder (11:03)

Leggi il testo

06   The Hills Have Eyes (00:47)

Electric Wizard

Electric Wizard sono una band doom/stoner inglese formata nel 1993 a Dorset da Jus Oborn (voce/chitarra), con Mark Greening (batteria) e Tim Bagshaw (basso). Famosi per riff iper-fuzzati, atmosfere lenti e opprimenti e immaginario occulto/horror anni ’70, hanno firmato dischi di culto come Come My Fanatics... (1997), Dopethrone (2000), Witchcult Today (2007), Black Masses (2010), Time to Die (2014) e Wizard Bloody Wizard (2017).
16 Recensioni

Altre recensioni

Di  Moonchild

 "Electric Wizard ci stanno, lo lascio, osservo Gazz, sente la musica e la ripercorre nel suo stato."

 "Portami a casa baby... la felicità si legge sul suo viso rotondo."


Di  Wallego

 Dopethrone è il lungo racconto di una band che durante la registrazione ha passato più momenti a drogarsi che sugli strumenti.

 Non c'è tanta differenza tra il fumarsi un paio di canne e l'ascolto di Dopethrone, perché tutto mi è sembrato più strano.


Di  werom

 Questi riff sono stati suonati mille volte e sono stati suonati meglio.

 La voce generica e insopportabilmente lamentosa e priva di espressività mi annoia in una maniera che... non riesco ad ascoltare questo disco per più di 10 minuti senza chiudere lo stereo.