"Tutti morimmo a stento" rapprensenta un viaggio nella desolazione dell'umanità, condannati a morte, drogati, pedofili e bambini sconvolti.
11 brani, i più pessimisti, a mio dire, scritti da De Andrè, brani senza sosta, le pause sono scandite dagli intermezzi, 3 in tutto. Il "viaggio" inizia come "Il cantico dei drogati", angoscia, presagi di morte, atmosfere funere solitudine ("Ho licenziato Dio, gettato via un amore, per costruirmi il vuoto nell' anima e nel cuore" e immagini allucinanti, uno dei testi più affascinati dell' album. La deppressione cede col "Primo Intermezzo" ma in meno di 2 minuti ci si sente ripresi dal freddo quando inizia la "fiaba" noir "La leggenda di Natale", qui la protagonista, una fanciulla, viene ingannata da un Babbo Natale che le parlava d' amore, è cosi "adesso che gli altri ti chiamano dea, l'incanto è svanito da ogni tua idea, ma ancora alla luna vorresti narrare, la storia di un fiore appassito a Natale". Una "fiaba" impregnata di pedofilia. E' tempo del "Secondo Intermezzo" (Sopra le tombe d'altri mondi, nascono fiori che non so, ma tra i capelli d'altri amori, muoiono fiori che non ho) prima di sfociare nella "Ballata degli impiccati", l'atmosfera è quella di un funerale, siamo ai pendii della ragione, ai pendii della morte senza perdono (Poi scivolammo nel gelo di una morte senza, abbandono recitando l'antico credo, di chi muore senza perdono) per finire con la rabbia senza scampo (Coltiviamo per tutti un rancore, che ha l'odore del sangue rappreso), "Inverno" è il momento soft del disco, ci si sente avvolti dalla malinconia mentre i colori della fogli vengono spenti, un altro amore è finito, resta solo la neve che lo seppelirà, in "Girotondo" siamo nei territori della guerra, un coro di bambini impazziti ci da il benvenuto, la follia è l'unica cosa che può salvarci. Dopo il "Terzo Intermezzo" che sfocia nel "Recitativo" troviamo l'ultimo brano, il requiem del disco, "Leggenda del Re infelice", voce recitato che mette a nudo la società odierna, il brano è accompagnato da un gran coro, bellissimo, lascia senza fiato.
"Tutti morimmo a stento" rappresenta gli orrori e la desolazione della terra, ci dovrebbe far riflettere molto, comunque, uno dei capolavori che ci ha lasciato questo formidabile cantautore.
Quanti sono i dischi italiani che si sente il bisogno di recensire a distanza di 36 anni dalla loro uscita? Penso che buona parte di questi faccia parte del patrimonio del Poeta De André.
Forse, È UN LIBRO DI POESIE. Forse solo i deliri di un folle, ma a cui abbiamo voluto molto, molto bene.
Faber sin da giovane ha capito molto saggiamente cosa fosse la vita, quale schifo fosse la vita, e l’ha descritta a modo suo nelle sue canzoni, senza sforzarsi di trovare le parole giuste.
Noi non siamo nessuno al cospetto di Faber, non dobbiamo e non possiamo analizzare nulla della sua Opera, ma solo ascoltare e, se ci riesce, capire.
Questo album è quanto di più oscuro e disperato sia mai stato registrato sino a ora.
Siamo difronte ad uno dei massimi capolavori della musica moderna del nostro tempo.
“L’inquietudine e la fonte principale della tensione drammatica e lirica è la consapevolezza della morte che attraversa la vita.”
“‘Tutti morimmo a stento’ è in assoluto il primo concept-album prodotto in Italia, in cui tutti i brani sono uniti da intermezzi sinfonici e trattano lo stesso argomento.”
Solitudine, guerra dentro se stessi. Per trovare la pace effimera giocando a palla con il proprio cervello.
"Non siamo morti. Non abbiamo mai vissuto"