Copertina di Franco Battiato L'arca di Noè
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Per appassionati di musica italiana, fan di battiato, cultori di elettronica, studenti di storia della musica, curiosi di album controversi
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LA RECENSIONE

L'ARCA DI NOE' (1982) 6/10

Ha tutti i riflettori puntati addosso Battiato. Il precedente “La voce del padrone”, 1981, vendette più di 1 milione di copie ed il cantautore siciliano si era ritrovato, senza volerlo, una specie di superstar del pop italiano. Il risultato è “L'arca di Noè”. Vi suonava, tra gli altri, Filippo Destrieri alle tastiere che in una intervista a “Tuttorock” del 2 dicembre 2022 spiega così il motivo dell'uscita repentina dell'album rispetto al precedente: “In realtà il disco era pronto già da un po’, circa 6 mesi prima rispetto alla pubblicazione, ma la casa discografica volle aspettare poiché La voce del padrone stava vendendo ancora tantissimo e non avrebbe avuto senso lanciarlo sul mercato prima che si placasse quell’ondata...”. Dunque “L'arca di Noè”, che uscirà il 3 dicembre 1982, è un lavoro che ha già metà anno sul groppone. Mica poco. Il campionatore Fairlight CMI fu una vera rivoluzione e sancì, sempre secondo il suddetto Destrieri, l'arrivo (definitivo) dell'elettronica in Italia. Anni dopo, Battiato non parlerà benissimo di questo album, giudicandolo (parole sue) “non un granchè”.

Ora, c'è da essere molto chiari. Non è un lavoro da buttare ma è, fondamentalmente, un album di transizione. Che all'epoca vendette molto (anche se assai meno de “La voce del padrone”) giungendo, a fine anno, al secondo posto tra i dischi più venduti in Italia, dietro solo a “Thriller” di Michael Jackson. L'effetto “battiatesco” che si era innescato l'anno prima portò gli italiani ad acquistare in massa il prodotto ma la delusione fu cocente. Tutti si aspettavano un seguito del precedente lavoro ed invece si ritrovarono tra le mani qualcosa di completamente diverso. Battiato ha sempre amato sorprendere il proprio pubblico, celebre la battuta che fece a Carmen Consoli: “ho fatto due-tre dischi di Messe Sacre” come dire, vediamo se a fare qualcosa di totalmente opposto a ciò che il pubblico s'aspetta riesco a sorprenderli od a disgustarli (che, anche nel secondo caso, non è comunque indifferenza). “L'arca di Noè” è un album breve, brevissimo, 27', con liriche davvero criptiche e suoni meno diretti (meno radiofonici, verrebbe da dire) e dunque meno “popolari”. Oltretutto l'album, presentato al Circolo della Stampa di Milano (30 novembre 1982) venne subito bersagliato dalla critica. Chi lo trovò troppo complesso; chi lo trovò una specie di raccolta di scarti assemblati alla meglio; chi, addirittura, accusò Battiato di aver sdoganato la cultura di destra (il casus belli fu il testo di “Radio Varsavia”) critica alla quale Battiato s'oppose veementemente (“Non capisco cosa ci trovano nelle mie canzoni che si possa avvicinare alla loro ideologia che è esattamente all'opposto di ciò che dico io. All'opposto”).

Dei 7 brani che compongono l'album solo l'ultimo, “Voglio vederti danzare”, è passato alla storia. Quelli della mia età ebbero il dispiacere di conoscerlo a causa del tremendo remix dei Prezioso del 2003 (era l'epoca dei grandi massacri, stessa sorte spettò anche a “Geordie” di Fabrizio De André). Non mancano i (tanti) riferimenti al solito Gurdijeff che compare più prepotentemente anche in “Clamori” (le particelle d'idrogeno), l'altro brano “clamoroso” (scusate il gioco di parole) dell'album. Il tono è pessimista come lo è quello dell'intero lavoro, con un Battiato sospeso tra fatalismo e rassegnazione in cui il “mondo moribondo” sembra non avere più nessuna speranza.

C'è “Scalo a Grado”, c'è “New Frontiers”, c'è “L'esodo”. Forse, tolto il primo, sono tra i brani meno interessanti di Battiato, stante i testi mai banali. Ma l'intreccio tra elettronica ed armonia, così miracoloso ne “La voce del padrone”, qui tende a disperdersi ed a farsi, alla lunga (nonostante la brevità dell'album) asfittico. Così come le invettive de “La torre” (registi, attori, critici musicali, Carmelo Bene, e chi più ne ha più ne metta) mi sembrano “spuntate” e meno a fuoco rispetto a quelle, di soli due anni prima, de “Up patriots to arms”.

Il successivo album, “Orizzonti perduti”, 1983, lo rivedrà in una forma migliore, per non parlare della meravigliosa “doppietta” “Mondi lontanissimi”, 1985, e “Fisiognomica”, 1988 (quest'ultimo, qui già recensito). A conti fatti “L'arca di Noè” è un album che, credo, lo stesso Battiato avrebbe, negli anni a venire, voluto rifare in modo diverso e con meno fretta. Peccato.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album L'arca di Noè di Franco Battiato come disco di transizione dopo il successo di La voce del padrone. Nonostante le vendite elevate, il lavoro viene giudicato meno ispirato, con suoni elettronici innovativi ma liriche criptiche e un tono pessimistico. L'accoglienza critica fu controversa e persino Battiato ne espresse giudizio negativo a posteriori.

Tracce testi video

03   L'esodo (05:14)

05   La torre (03:37)

06   New Frontiers (03:16)

07   Voglio vederti danzare (03:39)

Leggi il testo

Franco Battiato

Cantautore, compositore e regista siciliano, attivo dalla fine degli anni ’60. Ha attraversato sperimentazione elettronica, pop colto anni ’80 e lavori di ambito classico, intrecciando riferimenti filosofici e spirituali.
98 Recensioni

Altre recensioni

Di  Eneathedevil

 L'Arca, quella per eccellenza, disco di transito e transizione di complessità aurea che più di tutti gli altri è sospeso tra vissuto, presente e futuro.

 È Battiato, artista già affermato, che riconferma la dotta commerciabilità di un successo indiscusso, con un bisogno di rinnovazione a cui non si è mai sottratto.


Di  nathan84

 Battiato ne ha per tutti: per la chiesa, nella critica sferzante del piccolo gioiello 'Scalo a Grado', per l'ignoranza dell'odierno mondo dei quiz elettronici in 'La torre'.

 "Uomini innocenti dagli sguardi un pò bestiali cercano l’amore dentro i parchi e lungo i viali", mentre subito dopo le voci del coro attaccano il ritornello finale, "Le pareti del cervello non hanno più finestre".