Copertina di Institute Subordination
sotomayor

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Per appassionati di punk, rock and roll, musica underground, fan di band emergenti e amanti di sonorità genuine e potenti
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LA RECENSIONE

Finalmente un disco che non richiede nessuna interpretrazione e/o speculazione di natura concettuale e che mira direttamente al vecchio cuore punk e rock and roll degli ascoltatori.

Prodotti da Ben Greenberg (Uniform) e direttamente da Austin, Texas, ecco gli Institute che con questo disco, 'Subordination', rinnovano la propria partnership con una etichetta, la Sacred Bones Records di NYC, che non manca mai di attenzionare gruppi e produzioni discograafiche che a prescindere dalle sonorità, abbiano delle caratteristiche di base che siano segno e manifestazione di protesta e dissenso a tutti i livelli.

Gli Institute sono una band di giovanissimi capitanata dal frontman Moses Brown (altri componenti della band sono: Arak Avakian alla chitarra; Adam Cahoon al basso; Barry Elkanick alla batteria), la loro musica è chiaramente ispirata dal punk e dalle esperienze hard-core maturate negli US tra la fine degli anni ottanta e la prima metà degli anni novanta, ma se scaviamo a fondo è evidente che ci siano anche delle influenze tratte da realtà musicali contemporanee e che molto spesso, a differenza che in questo caso, si propongono con dei contenuti maggiormente noise e sperimentali, di avanguardia e molto spesso aleatori.

Qui invece, nella finalità dichiarata di esplorare e le proprie insicurezze e allo stesso di considerare queste in relazione a un presunto fallimento della società americana, Moses Brown sena nessuna pretesa intellettuale oppure da artista visionario e concettuale, scrive delle canzoni che sono qualche cosa di concreto e allo stesso tempo quasi di violento come giustamente si pretende debba suonare della musica di questo tipo.

Ecco perché 'Subordination' è secondo me un disco veramente efficace e che va bene per qualsiasi tipo di ascoltatore.

A meno che non siate nella specie più interessati invece che al rock and roll a cose tipo l'opera e il balletto.

Del resto se le attitudini del gruppo sono di matrice punk oppure hard-core, va anche detto che qualcheduno vi abbia voluto ritrovare - nel suono - influenze glam e/o persino kraut-rock (LA Dusseldorf), che probabilmente ci sono pure, ma alla fine senza mezzi termini io parlerei semplicemente di rock and roll oppure di garage nel senso originario e più 'sporco' (giustamente) del termine e senza puttanate e pose da 'dandy' e modaiole tipo Strokes oppure Pete Doherty, considerando quindi l'ispirazione di gruppi storici come i Sonics, i Seeds, i Count Five.

La differenza qui, rispetto a questi grandi artisti e gruppi del passato, è che nel caso specifico di 'Subordination' la qualità delle registrazioni è (molto probabilmente) volutamente alterata e distorta. Così come la voce di Moses Brown. Così come gli e ci appare evidentemente la realtà dei nostri giorni.

Per quanto mi riguarda una grande sorpresa e una vera e propria rivelazione.

Ascoltatelo al massimo volume.

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Riassunto del Bot

Il disco 'Subordination' degli Institute colpisce per la sua energia punk rock diretta, senza pretese concettuali. Prodotto da Ben Greenberg, il gruppo di Austin miscela influenze hard-core e garage in un album dal sound volutamente sporco. Le canzoni affrontano temi di protesta e crisi sociale con sincerità e forza, coinvolgendo ogni tipo di ascoltatore interessato al rock autentico. Una rivelazione per chi ama la musica energica e genuina.

Institute

Nome condiviso da due band: il progetto rock guidato da Gavin Rossdale (album Distort Yourself e il singolo Bullet-Proof Skin) e la formazione punk di Austin, Texas, su Sacred Bones Records, capitanata da Moses Brown, con Subordination.
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