Copertina di Iron Maiden Dance of Death
Gian£uca

• Voto:

Per fan del metal classico, appassionati di musica hard rock, amanti delle composizioni ricche e articolate, seguaci di iron maiden e di bruce dickinson
 Dividi con...

LA RECENSIONE

La vita di tutti noi è costellata da alcune costanti irreversibili: il sole che sorge ogni mattina, l'ennesimo quiz settimanale di Mike Bongiorno, Andreotti che vota in parlamento... oltre ai dischi e ai concerti degli Iron Maiden, naturalmente!

L'importanza di "Dance of Death" risiede nell'essere un album che suona finalmente in modo diverso rispetto al precedente e pur valido "Brave New World", dato che le tre chitarre sono sfruttate a pieno nel tentativo, direi centrato in pieno, di creare un interessante e originale tappeto sonoro. Mentre in "Brave new World" i tre chitarristi semplicemente si alternavano diligentemente nel suonare i vari riff e assoli, in "Dance of Death" sono invece presenti dei fraseggi e dei continui rimandi tra una chitarra e l'altra che appaiono di pregevole caratura, regalando ai brani suonati un senso del ritmo davvero unico. Infatti, molte delle canzoni presenti nel disco sono infarcite da numerosi barocchismi che non stancano mai, anzi è soltanto dopo alcuni ascolti approfonditi che si colgono tutte le sfumature di suono presenti in esso.

Inoltre un fattore che secondo me ha contribuito al successo di quest'album consiste nel ritrovato affiatamento dei membri della band che contribuisce a far salire il livello generale delle composizioni, aspetto questo che forse era un po' mancato nell'album precedente, dove ogni conponente del gruppo si limitava a svolgere il suo compitino senza cercare di legare i propri contributi a quelli degli altri. In "Dance of Death" si respira fortunatamente un'atmosfera diversa, più coesa, poichè si percepisce quanto gli stessi membri si siano divertiti a suonarlo.

Le canzoni più rappresentative dell'album sono la title-track, oltre a perle come "Paschedale", "Montsegur" e "Rainmaker": in particolare i primi due sono dei pezzi superlativi, costruiti su di un gioco di incastri e scatole cinesi per cui ci sono continui cambi di tempo e di melodia, in un alternarsi ipnotico di riff e assoli di chitarra che soltanto i Maiden potevano partorire. La voce di Dickinson ammalia fin dall'inizio, con quel suo atteggiarsi a menestrello che racconta rispettivamente le vicende di uno strano incubo nel primo e di una famosa battaglia nel secondo caso, per poi accelerare a metà del brano. Un pezzo davvero ottimo, era infatti dai tempi di "Fear of the Dark" che gli Iron non componevano canzoni tanto originali ed affascinanti, e anche allora c'era da narrare un incubo con la connessa paura dell'ignoto e della morte!

Il buon stato di forma della band è testimoniato proprio da questi due brani, in cui sono condensate linee melodiche e riff in una quantità tale che, se sviluppate a dovere, potrebbero riempire un intero album di musica metal.

Con "Montsegur" sembra di essere tornati dalle parti di "Powerslave" o giù di lì, per la carica e la cattiveria insita in questo pezzo; non poteva essere altrimenti, dato che qui si parla della persecuzione dei Catari ad opera della Santa Inquisizione, un tema caro a Dickinson che infatti scrive un testo davvero ispirato e per niente retorico.

Il resto del disco viaggia su buoni standard (un plauso merita "No More Lies"), se si eccettua il brano di apertura, scritto da Harris e Smith: le noti dolenti non solo di questo ma anche di molti degli ultimi album degli Iron provengono proprio dall'opener, a cui spetterebbe l'ingrato compito di introdurre gli altri brani. Purtroppo è dai tempi di "Fear of the Dark", dove compariva la splendida "Be Quick Or Be Dead", che gli Iron non azzeccano il brano di apertura, e anche "Wildest Dream" si muove fra la mediocrità e il plagio di se stessi o peggio degli altri (come accaduto per la sciagurata "The Wicker Man" che era la fusione di "Spreading The Disease" dei Queensreich e di "Running Wild" dei Judas Priest). Si tratta di un brano insignificante dal punto di vista musicale, un banale esercizio musicale di Harris e Smith che entra in orecchio ed esce dall'altro senza lasciare alcuna traccia. Molto meglio sarebbe stato cominciare subito con "Rainmaker", un brano tosto dotato di un ritornello che ti rimane impresso subito in mente per la sua musicalità e semplicità.

In definitiva questo è un ottimo album che se fosse dotato di un'opener appena migliore poteva aspirare allo status di disco epocale, ma anche così vale la pena di ascoltare sia per i fan più sfegatati sia per gli amanti in generale della musica dura e pura.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Dance of Death si distingue per un uso sapiente e originale delle tre chitarre, creando un tappeto sonoro ricco e coinvolgente. L'album riflette un rinnovato affiatamento della band, con brani come la title track, Paschendale e Montsegur che brillano per melodia e complessità. Nonostante qualche peccato di gioventù nell'opener, il disco rappresenta un'ottima prova per Iron Maiden, capace di emozionare sia i fan storici sia nuovi ascoltatori.

Tracce testi video

Iron Maiden

Iron Maiden è una band heavy metal britannica formata nel 1975 a East London. Fondata da Steve Harris, è nota per la lunga carriera, i concerti internazionali e il cantato di Bruce Dickinson nella formazione più famosa.
180 Recensioni

Altre recensioni

Di  cliffburton86

 A questo giro Harris e co. hanno smentito e sorpreso un po’ tutti.

 Non troverete chissà quali sconvolgimenti musicali, bensì, una piacevole, curiosa e orecchiabile, evoluzione nella intramontabile musica del più grande gruppo Heavy-metal di sempre... THE IRON MAIDEN!!


Di  Josh

 "Dance of Death potrebbe facilmente essere definito 'noioso ma con classe', un lavoro realizzato da vecchie glorie che oramai creano musica con lo stesso trasporto emotivo con cui un impiegato timbra il cartellino."

 "Siamo al cospetto di una band che ha reso grande l'heavy metal, pertanto il disco in questione rappresenta un episodio di puro mestiere, sempre più lontano dai capolavori."


Di  AR (Anonima Recensori)

 LA MERDA + TOTALE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 Non compratelo.


Di  Brizz89

 La ripetitività delle canzoni è sempre più frastornante e ci viene ormai automatico chiederci perchè continuino a sfornare canzoni così simili tra loro anche dopo più di 20 anni di carriera.

 Un album mediocre che non consiglio all'acquisto se non per provare di tracciare un'inesistente evoluzione di un gruppo appassito con gli anni.


Di  vezzo

 Montegur: a mio parere il pezzo più bello dell’album, molto pesante nei riff ma dotata di splendidi effetti.

 Le canzoni citate valgono assolutamente l’acquisto dell’album che è, insieme a A Matter Of Life And Death, il più bell’album degli Iron.


Dance of Death ha 8 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.