Ciao a tutti...
La mia prima recensione riguarda il superbo album degli Iron Maiden del 1988: è un album sia molto melodico che potente... e si apre con "Moonchild"... caratterizzata da una splendida intro... e da dei riff molto potenti... con una grande interpretazione vocale di Bruce Dickinson.
Un capolavoro... è la seconda traccia... ovvero "Infinite Dreams"... pieno di atmosfera e con prestazione splendida di Murray e Smith alle chitarre.
Si passa poi a "Can I Play With Madness"... che era stato il singolo precedentemente pubblicato... e si distoglie... dal genere di tutto l'album... visto che presenta delle melodie molto più semplici.
Si arriva ad un altro capolavoro: "The Evil That Man Do"... con un intro caratterizzata da una splendida chitarra... e un ritornello fantastico.
"Seventh Son of A Seventh Son"... vale tutto l'album, forse il pezzo heavy metal più bello della storia (e anche il mio preferito)...
Una canzone di oltre 9 minuti... che ti lascia con il fiato sospeso... per via delle emozioni che da...
Splendidi gli assoli... e grande prova di Harris, Dickinson e McBrain.
L'album continua splendidamente con "The Prophecy", "The Clairvoyant" (intro con giro di basso fantastica... e riff splendidi) e "Only The Good Die" Young.
Questo per me rimane il miglior album degli Iron Maiden insieme a "The Number Of The Beast"... rappresenta il punto più alto della storia della band dal punto di vista creativo e delle emozioni che ti da ogni volta che lo senti...
SUPERBO!!!!!!!!!
Quest'album è un capolavoro, oscuro, tormentato, riflessivo!
Gli Iron maiden sono uno dei pochi gruppi da cui scaturiscono testi di alto rango, come se ci trovassimo di fronte ad un testo di storia e letteratura.
"Questo è un grandissimo album mai troppo amato."
"Quando non ci saranno più allora questo verrà acclamato come un capolavoro."
Questo disco potente e riflessivo ha il potere magico di aprire le porte... almeno quelle di casa mia.
L’amore per un qualcosa spesso nasce da motivazioni quasi mistiche e soggettive, non solo da ragioni obiettive.
Un vero capolavoro sotto tutti i punti di vista.
La parte strumentale del brano è molto simile a quella di 'Rime of the Ancient Mariner'.
Non mi era capitato ancora di non annoiarmi proprio mai in un disco dei Maiden, non sento riempitivi e anche i brani “minori” hanno un perché in termini di melodia, di costruzione dei contrappunti.
Per me è la sezione aurea della loro musica.