Jamie Woon
Mirrorwriting

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Oramai le classifiche, le playlist, i vari negozi online di musica e i rotocalchi più colorati e coloriti a poco servono per far conoscere tutta la baraonda di artisti e cantanti in circolazione e i media commerciali-mainstream neanche riescono a coprirne una minima parte. Capita dunque che una valanga di qualità, squisitezza e ardore rimanga confinata in antri polverosi e dentro sperdute pagine web e non sia in grado di tener testa alla marmaglia mainstream-commerciale che fra gossip, tormentoni ed eccentricità si impone sui media. C'è comunque, assieme a blog e siti di fattura individuale/di nicchia/alternative, lo strumento principe per la ricerca dei preziosi tartufi e delle auree pepite musicali sotterrate negli anfratti del palcoscenico globale, ovvero Wikipedia. Basta un clic sul genere, una virata di mouse sulla categoria artisti, un touch sulla pagina che correla gli artisti, gli album e il genere prescelto che ti compare una sfilza di risultati da perdersi nella schizofrenia virtuale. Chiamatela semplicioneria da quattro soldi, nullità di sforzi, blando trucchetto per non avventurarsi nell'intricata giungla web, fattostà che il re dei re delle Wiki mi ha permesso (e probabilmente non solo a me) di adescare un gran numero di artisti, cantanti, band, dischi, singoli e biografie prima ignorate, come pure ha garantito un cospicuo arricchimento del mio bagaglio cultural-mediatico.

Nel cuore dell'amica Wikipedia (rigorosamente in versione inglese, più ricca, corposa e dettagliata rispetto all'italiano), scartabellando la sezione elettronica-synth pop, sono venuto a conoscenza di questo Jamie Woon, inglese, classe '83. A parte l'aver scoperto che costui era (e penso sia tuttora) di genere maschile (il debaseriano medio avrà difatti capito la mia attitudine a prediligere il ramo femminile dell'intrattenimento musicale), la proposta del sopracitato, Mirrorwriting, si è rivelata un ottimo prodotto, nonché una positiva scoperta. Uscito nel 2001, Mirrorwriting è un album piuttosto atipico se comparato all'attuale scenario danzereccio in cui l'euforia, il ritmo sincopato e i bassi pesanti sono "de rigueur"; a metà strada fra il calore R&B, la zuccherosità (un po' sapida) delle ballate pop non eccessivamente sdolcinate, la freschezza downtempo, la distorsione synth e la diafana atmosfera di mistero ed enigma del contesto ambient/new age, il disco si smarrisce in sonorità oniriche, rilassate, pacate e un pizzico tenebrose, una manciata di brani appositamente composta per la momentanea distensione dei sensi e il processo di riordino del subbuglio corporeo-mentale dopo un'intensa giornata di studio o lavoro.

La perfetta concretizzazione della filosofia sonora del "Relax, Take it Easy" comincia con l'infuso tribal-hip hop di Night Air e con la distensione ambient-trip hop di Street, poco prima di addentrarsi nell'onirica Spiral e nella semi-unplugged Waterfront. A pari merito si allineano il soul-R&B della "lamentosa" Lady Luck, le tenebre orrorifiche di background in Spirits, la fluidità new age dell'inquietante Gravity e i timidi accenni funky-gospel à la Tracy Chapman in Middle.

Spiritualità, tranquillità, relax e distensione sono entità che oggigiorno l'industria musicale pare aver rilegato in secondo piano, troppo concentrata sullo stravolgimento dell'udito e sull'omologazione discografica che da esso consegue. Lavori come questo Mirrorwriting - in parte comparabile con il recente Channel Orange di Frank Ocean, peraltro con un buon riscontro di vendite negli aberranti States - fanno fatica a imporsi sul mercato e sui padiglioni della massa, oramai incapace di frammentare adeguatamente l'attribuzione di valore e qualità ai prodotti che le vengono proposti. Eppure c'è Wikipedia. Ci sono i blog di nicchia, le pagine alternative, le digressioni "underground", spazi per la varietà e la complessità. Basta un clic in più, un clic fatto con più accuratezza e interesse che si aprono mondi, paesaggi, suggestioni, umori, rumori, tonalità, toni, suoni ed emozioni, l' "altro" per eccellenza.

Jamie Woon, Mirrorwriting

Night Air - Street - Lady Luck - Shoulda - Middle - Spirits - Echoes - Spiral - TMRW - Secondbreath - Gravity - Waterfront.

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Commenti (Cinque)

Darkeve
Darkeve Divèrs
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è una bella fighetta?
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Darius
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ERRATA CORRIGE: E' uscito nel 2011
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Hardrock92
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Questo è un gran bel disco secondo me, leggero senza essere frivolo e lo si ascolta tutto d'un fiato, è molto suggestivo e soprattutto non ha nessun momento debole in tutta la sua durata.
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Frankie89
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Bellissimo. Uno dei miei preferiti dell'anno scorso. Ascoltato tantissimo. Bravo!
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moodycacastile
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ci ho passato tutta l'estate con questo, se lo rimetto su come minimo ricomincio a sudare.
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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