Copertina di Jeff Buckley Grace
blackeyeddog

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Per appassionati di musica folk, rock alternativo, voci uniche ed emozioni profonde, oltre a fan di jeff buckley e della musica anni '90.
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LA RECENSIONE

"Morì giovane perché gli dei lo amarono molto"

(Fernando Pessoa)

 C'era una volta un uomo che sul palco di un locale fumoso intonava una vecchia canzone, Satisfied Mind. Era il dolce addio di un cuore in partenza, la voce di un saluto agli amici più cari, la speranza serena di scomparire con l'anima in pace. C'era una volta un uomo che cantava di oceani, deliri, amori e preghiere. C'era una volta un uomo che se n'è andato nel mare. Tanti hanno scritto che era un angelo.

 Grace comincia così, con un'assenza. Lei se n'è appena andata, coi suoi capelli neri come lingue di carbone. Lei, che lui ha aspettato per tutta la vita, lei che ha cercato da sempre, adesso non c'è più. "Non mi metterò a piangere per te, no, non ne voglio sapere. [...] I ricordi s'incendiano, i ritmi si fanno più lenti, nera bellezza..." Tutto attorno c'è un ritmo che cresce pian piano, chitarre in continua evidenza, e quell'atmosfera tesa sostiene una voce. È una voce. Una di quelle cose che ascolti e poi non te le dimentichi più, nemmeno nei sogni. "C'è la luna che chiede di restare", ed è tempo di Grace, canto in volo epico, da antica leggenda. Facile leggerlo come una preghiera di amore e morte, con la pioggia che cade: "...credo che il mio momento sia arrivat". Questo disco scorre vicino, a momenti è persino un dolce dolore, sentirlo. Pensare a quell'ultimo addio, con lei che gli ha dato "tanto di più per continuare a vivere, molto più di quanto tu possa pensare". E vederseli, lì, loro, che si stringono in un "ultimo abbraccio", ci sono un muro che non si può oltrepassare, e un bacio appassionato che non vuole essere solamente consolazione. "È finita", ma là fuori si sentono ancora campane che suonano, quegli angoli dolci che cospargono con un lieve velo bianco un'aria tesa, tutta chitarre elettriche e spigoli, dov'è così facile cadere. Là, in un momento, in quella notte fredda e umida, con una luce che ricorda la nebbia. Un uomo cammina, ipnotizzato da una strana delizia. Così comincia Lilac Wine, ricordi lontani, Nina Simone, Elkie Brooks, e adesso - di nuovo - una storia riprende a volare come serenata all'orizzonte, in attesa di sciogliersi dinanzi a questa voce che la possiede e impazzisce per lei: "Bevo molto di più di quanto dovrei bere, perché questo ti riporta sino a me". È amore. E dolore. Puro, senza più quiete, come quello di So Real, il vento che soffia invocazioni e lui s'addormenta in un incubo. La ama, ma di amarla ha paura, per questo i punti d'appoggio scompaiono e si risvegliano in una canzone intonata al chiar di luna, che inizia con un sospiro. Poi, silenzio. Quindi, una chitarra. Lenta, lenta. E la voce cammina cantando "tutto quello che ho imparato dall'amore è come sparare a qualcuno che ti ha appena disarmato. Non è un pianto che senti la notte, e nemmeno qualcuno che ha visto la luce".  È Hallelujah, come Leonard Cohen aveva forse sognato che potesse diventare, un giorno. Preghiere. Anche Lover, Should've Come Over è un modo per farlo, guardando quella pioggia che cade "sopra al corteo funebre". Un organo. Fluttuante. Quasi assoluto. E tutto, dolcemente, in viaggio: "Lei è la lacrima che rimarrà sempre sospesa dentro alla mia anima. Forse sono solamente troppo giovane, per far sì che l'amore non si perda." Ancora, poi. Quella Corpus Christi Carol di Benjamin Britten, con il prode steso a letto e lì a fianco una dama, sola assieme alle sue lacrime. Come cantarla, se non così, con una chitarra nel vuoto e una voce fatta d'aria, che si dissolve nell'attesa di lontani abissi di furore. E c'è "un orizzonte rosso, un orizzonte fiammante" che chiama nomi e nomi in Eternal Life, tempesta di suoni e fantasie spezzate in due. Non è più tempo per odiare, restano solo domande e dubbi, e un bacio d'addio. Non poteva che essere un sogno, poi. Un fanciullo addormentato, e "lacrime sparse tutt'attorno al mondo". Tutto ondeggia, s'aggiusta, appare e poi scompare. È un eterno crescendo. "Ho paura, e chiamo il tuo nome: adoro la tua voce e la tua danza, sento le tue parole e capisco il tuo dolore. La tua testa tra le mani, i tuoi baci sulle labbra di qualcuno. I tuoi occhi che guardano la terra, e il mondo che gira, eternamente. Ti addormenti nella sabbia..." E l'oceano. Dappertutto. L'oceano. C'era una volta un uomo che se n'è andato nel mare. Tanti hanno capito che era un angelo.

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Riassunto del Bot

La recensione descrive con intensità l'album Grace di Jeff Buckley come un viaggio emotivo attraverso amore, dolore e perdita. La voce di Buckley viene celebrata come unica e memorabile, mentre le canzoni evocano immagini di addii, speranze e ricordi struggenti. Il lavoro è un tributo artistico che unisce melodia e profondità emotiva in un'atmosfera carica di tensione e delicatezza.

Jeff Buckley

Jeff Buckley (Anaheim, California, 1966 – Memphis, Tennessee, 1997) è stato un cantautore e chitarrista statunitense. Figlio di Tim Buckley, è celebre per la sua voce straordinaria, il talento compositivo e l’esordio con l’album Grace. Morì annegato in giovane età, lasciando un segno indelebile nella musica degli anni '90.
28 Recensioni

Altre recensioni

Di  Sallu

 Grace è il più bel disco di debutto che io abbia mai ascoltato.

 Ascoltate questo cd e la vostra vita cambierà, non so se in meglio o peggio ma cambierà...


Di  francis

 sembra i Pink Floyd con un cane bastonato al posto di Gilmour.

 mi hanno mandato in coma, e peccato per quel ritornello Gospel che non ci azzecca niente...


Di  tomic

 Spirito incantevole e profondo, Jeff Buckley.

 Eterogeneo nelle soluzioni musicali, alterna pop d'autore, rock puro e perle di musica sacra.


Di  nexus1

 La voce di Jeff Buckley rasenta la perfezione!

 Non una nota e non una lettera di tutto l'album sono messe a caso, quasi a comporre un mosaico fatto di tasselli più unici che rari!


Di  betotal

 Grace è proprio quell’attimo. Quello che non torna più. E che sogni per sempre.

 Le tracce... diventano SOLCHI, diventano SQUARCI, diventano fosse che mi scavano le ossa e che non so ancora spiegare quanto dolore misto a piacere e sublimazione mi abbiano provocato.


Grace ha 14 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.