Eccomi a recensire un deluxe repackage veramente corposo e succulento. Come accennavo in uno dei miei editoriali, noi fan dei Jethro Tull eravamo in impaziente attesa dell'edizione deluxe dell'album The Broadsword And The Beast, album assolutamente favoloso che i Tull hanno fatto uscire nel 1982. E finalmente, dopo un'attesa bella lunga, eccomi a parlarne. Si tratta di The Broadsword And The Beast (The 40th Anniversary Monster Edition). Premessa importante: se non siete appassionati cultori dei Jethro Tull e della buona musica, o se, molto semplicemente, dovete scrivere dei commenti provocatori o/e denigratori nei miei confronti e/o della band, è evidente che quello che scrivo e la musica che propongo non è di vostro gradimento, per cui andate a leggere e a scrivere ciò che vi piace e che vi causa delle grandi emozioni.

Anche qui, come negli altri album dei Tull che ho recensito, si potrebbe pensare ad un sottotitolo, ovvero: come rendere spaziale un disco già spettacolare di per sé; infatti, qui i Jethro Tull sono davvero tornati alla grande e hanno confezionato un deluxe repackage pieno di materiale inedito, anche per me, che li ascolto dal lontano 2012. Devo dire che questo è un boxset da avere assolutamente nella vostra collezione, perchè è una vera chicca da conservare e custodire gelosamente. Innanzitutto, questo deluxe repackage consta di ben 5 CD e 3 DVD. Me lo sto godendo brano per brano, per cui ne scriverò la recensione con calma e cercherò di parlarne usando il linguaggio delle emozioni, cercando di mettere nero su bianco ciò che l'ascolto mi trasmette. Nel CD 1 c'è l'album e la prima parte degli Associated Recordings. Per quanto riguarda le dieci tracce dell'album, non c'è molto da dire: posso solo dirvi che risentire con un audio così bello e pulito un album come The Broadsword And The Beast è veramente da pelle d'oca. Dopo aver ascoltato tutto il disco, arrivati alla traccia 11 inizia il materiale inedito, in quanto si possono apprezzare il frutto delle prime sedute di registrazione dell'album; infatti, Fallen On Hard Times (prima e seconda versione), Seal Driver (prima versione), Cheerio (versione alternativa) e Jack-A-Lynn (versione acustica), sono davvero deliziose. Conclude il CD 1 la documentazione audio delle prove per intonare alla perfezione la parola 'Beastie'. Basterebbe citare solo i contenuti offerti all'ascolto da questo primo CD, per capire che i Jethro Tull erano assolutamente consapevoli che stavano lavorando per confezionare un album davvero importante, ai livelli di Thick As A Brick e di Benefit. Inoltre, è assolutamente fondamentale dirci con assoluta chiarezza che The Broadsword And The Beast, per quanto mi riguarda, è l'ultimo grande album dei Tull, che, almeno per quanto mi riguarda, avrebbero dovuto fermarsi qui, e evitare a noi ascoltatori la tortura alle orecchie di album non di spessore e il dispiacere di ascoltare Ian Anderson che, pur cantando bene, non riuscirà mai più a prodursi in esibizioni dello stesso livello di quelle dal loro periodo d'oro fino al 1982, anno in cui è uscito questo disco assolutamente spettacolare, che, non a caso, è il mio terzo album preferito.

Prima di entrare nel vivo di questa recensione, bisogna sottolineare che questo disco straordinario è un mastodontico concept album sul tema del viaggio (del resto, anche il disco precedente, A, è un grande e imponente concept album che, a differenza di The Broadsword And The Beast, affronta questioni e problematiche legate alla contemporaneità e alla modernità. Basti pensare a mastodontici super classici come Fylingdale Flyer, Batteries Not Included e a quell'immenso capolavoro che è Black Sunday). Nel disco che sto recensendo, invece, spiccano pezzoni incredibili quali: Clasp, Slow Marching Band, Fallen On Hard Times, Jack Frost And The Hooded Crow (che purtroppo è una delle dieci bonus tracks proposte nell'edizione standard), e Watching Me, Watching You (canzone davvero spettacolare!). Qui, i Jethro Tull vedono un ennesimo cambio di formazione: infatti, alle tastiere arriva Peter-John Vettese, che dimostra sin da subito la sua bravura; alla batteria, invece, c'è Gerry Conway, metronomo precisissimo: sempre sul pezzo, spinge per tutto l'album, regalando a ogni singola canzone qualcosa di speciale, cosa che permette a questo disco di essere quel capolavoro, quel classico e quella pietra miliare del buon rock progressivo che è, che era, e che sarà sempre. Al basso, invece, torna il bassista scozzese Dave Pegg (che aveva già suonato nell'album precedente, ovvero A), che sostituisce John Glascock, venuto a mancare diversi anni prima, proprio mentre i Tull stavano facendo il concerto di chiusura del tour americano per promuovere l'album Stormwatch. Va detto, inoltre, che la morte di John Glascock ha portato all'abbandono definitivo di Barriemore Barlow, il batterista storico dei Tull. Bisogna pure sottolineare che questo disco non ha le classiche caratteristiche prog che aveva l'album precedente.

A differenza di tutti gli altri deluxe repackages degli altri album di questa storica band inglese, questa edizione deluxe assomiglia ad una Experience Edition, perchè, oltre agli Associate Recordings, include anche diverse demo, registrate nel corso delle sessioni di registrazione in studio. Tra l'altro, per chi, come chi scrive, questo è il terzo disco preferito, potrà godersi fino alla fine il viaggio in un mondo immaginifico, anche grazie alle numerose bonus ed extra tracks: basti citare Jack Frost And The Hooded Crow, pezzone incredibile che cerca di aprire la mente di noi ascoltatori nei confronti di chi è in situazioni di povertà o/e nei confronti di chi è meno fortunato di noi.

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