Il 28 marzo 1973, cinque anni dopo l'uscita del folgorante esordio del dirigibile (Led Zeppelin I, 28 marzo 1969), i Led Zeppelin pubblicano il loro quinto disco, Houses Of The Holy, pesantemente accolto dalla critica ma sicuramente in grado di competere con i leggendari precedenti quattro dischi. Un perfetto esempio ne è il brano iniziale, "The Song Remains The Same", con l'iniziale riff da manuale di Page, che in questo brano usa la leggendaria doubleneck 12 corde. Il brano è perfetto e sarà destinato ad entrare alla storia e si capisce anche dal fatto che tre anni più tardi sarà il nome del film del gruppo. Dopo l'esplosione di questo magnifico brano iniziale incontriamo un cambio di stile con "The Rain Song", una bellissima canzone dai toni sognanti caratterizata dal delicato mellotron di Jones e dall'atmosfera raffinatissima .Questo brano è anche un esempio di come i Led Zeppelin non siano mai stati una semplice hard rock band, infatti dopo i primi quattro minuti il brano si squarcia e diventa un esaltante rock caratterizzato dalla massiccia batteria di sir bonzo. Sicuramente uno dei pezzi forti del disco.


La traccia seguente, "Over The Hills And Far Away", è monumentale: dopo la chitarra di acustica di Page parte l'ingresso della batteria di bonzo che trasforma il brano con un sapore più decisamente rock. Da cinque stelle. La traccia seguente, "The Crunge", pur non essendo all'altezza dei tre brani precedenti, offre simpatiche movenze funk ed è estremamente divertente, con la voce memorabile di Plant e la compattezza strumentale di Page, Jones e Bonham."Dancing Days" è caratterizata dalla chitarra "sfrenata" di Page e dalla batteria di Bonzo, senza dubbio un episodio molto interessante per il taglio "rockettone". La sesta canzone,"D'yer' Maker" è un autentico divertissement: la canzone non è altro che una sorta di parodia in chiave reggae, forse trascurabile ma spassosissima (!), sicuramente non in grado di reggere il confronto con la splendida canzone seguente, "no quarter", senza dubbio una pietra miliare. Lugubre e affascinante come solo lei sa fare. Il pezzo è caratterizzato dai toni neri e misteriosi delle splendide tastiere di Jones e dal riff assolutamente epico e potente di Page. Questo pezzo può considerarsi "di Jones", tanto che negli anni successivi Jones avrà un legame particolare con questa canzone. Potenza e raffinata inventiva caratterizzano sia "No Quarter" che "The Ocean", la splendida traccia conclusiva con Plant che offre la sua splendida e irraggiungibile voce e Page che regala strepitosi saliscendi con la sua formidabile chitarra. Un modo assolutamente dignitoso e inimitabile per concludere un disco affascinante.


Io ho letto giudizi negativi qua e là, "che houses of the holy ha un netto calo di ispirazione di intensità", "che è brutto", ed etc. Ma houses of the holy non è nulla niente di tutto questo. È di più, ma molto di più, di più. Questo album è stato sottovalutato, e forse qualcuno voleva che fosse giudicato meglio. Accontentato. Senza dubbio, un capolavoro.

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