Leonard Cohen
Songs From A Room

()

Voto:

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Qualche critico superficialotto ha sentenziato che le sue canzoni sono istigazioni al suicidio; qualche giornalista un po' cafone ha avuto pure la sfacciataggine di dirglielo, in un'intervista di qualche anno fa, chiedendogli anche perché. Al che Leonard Cohen ha glissato, e cambiando discorso ha evitato con eleganza di mandare a quel paese il cretino armato di microfono. Certo che questo veterano dei cantautori (72 anni) per il mondo dello show-business è sempre stato un brutto cliente: assolutamente indifferente alle regole del mercato e alle operazioni di promozione, ha preferito vivere nei limiti del possibile come un essere umano invece che come una star, facendo uscire un proprio disco solo quando riteneva di avere sufficiente ispirazione. Insomma un artista vero e proprio, oltretutto polivalente: poeta, scrittore, e cantautore solo a partire dalla non più tenera età di 34 anni. Provieniente da quella specie di bohème trasportata oltre Oceano che è il Canada, ha avuto un successo un po' elitario ma costante, più europeo che americano. In effetti il suo modo di cantare, quasi declamando e accentuando i registri più bassi della sua voce già di per sé cavernosa, fa pensare ad uno chansonnier francese, venuto fuori però dall'altra parte del mondo; in più il carattere riflessivo ed "esistenzialista" delle sue poesie messe in musica lo avvicina più ai cantautori europei che ai musicisti rock del suo continente. Non per nulla in Italia uno dei pochi a capirlo è stato Fabrizio De André, che ha reso note in splendide traduzioni due tra le più straordinarie e toccanti composizioni di Cohen, "Suzanne" e "Nancy", ritratti appassionati e indimenticabili di donne "diverse", sostenuti, almeno in questi due casi, da motivi assolutamente ispirati.

A dire il vero non di rado questo poeta ha rivelato una sorprendente creatività musicale, non troppo penalizzata da chiari limiti tecnici. Dal punto di vista degli arrangiamenti Leonard Cohen è quanto di più scarno si può immaginare: poco più che chitarra e voce, rari elementi decorativi usati con parsimonia, come i cori femminili e il tipico "fiddle", violino di accompagnamento di tradizione ebraica. Ma il suo è un tipo di musica strettamente funzionale alle emozioni comunicate dalle parole, e quindi non ha assolutamente bisogno di "effetti speciali". Al tardivo ma straordinario esordio del 1968 "Songs Of Leonard Cohen" (che a dispetto del titolo scontato è una miniera di classici), segue l'anno dopo la sua ideale continuazione, "Songs From A Room", un titolo che suggerisce profonde riflessioni nate nel chiuso di una stanza, un mondo completamente diverso da quello dei grandi spazi mitizzati dagli autori di ispirazione "West Coast", come i connazionali Neil Young e Joni Mitchell, californiani adottivi.

Al posto di fantastici sogni di libertà e di sterminate praterie, qui troviamo confessioni intime e del tutto personali, come l'essenziale e trasparente "Bird On The Wire", specie di canzone-specchio, il cui testo ruota intorno al fondamentale verso "ho cercato a mio modo di essere libero", o come la più tetra "I Know Who I Am", amaro bilancio di un rapporto amoroso estremamente contorto ("Non posso seguirti, amore mio, tu non puoi seguire me, io sono la distanza che hai frapposto ai momenti che saremo. . . "). Più spesso le riflessioni non sono così esplicite e dirette, ma scaturiscono da immaginari incontri con figure altamente simboliche, così che certe canzoni finiscono per sembrare brevi parabole di ispirazione biblica, e probabilmente su questo aspetto influisce non poco l'origine ebraica di Cohen. Il riferimento è evidente nell'appassionante "Story Of Isaac", in cui l'episodio biblico viene preso come premessa per sviluppare una riflessione sull'assurdità della guerra, ma anche figure come il macellaio che squarta l'agnello in "The Butcher", la "donna dalle rughe sul volto" di "Lady Midnight", per quanto tratteggiate magistralmente, sembrano più simboli astratti che persone reali. Alla fine i personaggi più concreti e palpabili rimangono la morbida amante di "Tonight Will Be Fine", esempio più unico che raro di canzone "positiva" di Cohen, e la tragica Nancy di "Seems So Long Ago, Nancy", con la sua solitudine assoluta e senza speranza, travestita da libertà, e con l'inevitabile suicidio. Agli argomenti di carattere politico e sociale è riservato poco spazio: è più materia da Dylan che da Cohen. C'è ancora l'orrore della guerra in "The Partisan", che con i suoi cori angelici è anche uno dei brani musicalmente più riusciti, e c'è la tremenda disillusione di chi ha combattuto per qualcosa che si è rivelato inutile nella spietata "The Old Revolution". Nel complesso un classico della canzone d'autore, imperdibile per chi ama la poesia, la musica e il loro incontro. E soprattutto nessuna istigazione al suicidio, ma solo al pensiero e alla riflessione, che non mi risulta abbiano mai ucciso nessuno.

Questa DeRecensione di Songs From A Room è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/leonard-cohen/songs-from-a-room/recensione-grasshopper

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Commenti (Trenta)

alcol2
Opera: | Recensione: |
Il Canada sembra aver partorito alcune delle menti più preziose del cantautorato tutto. Ancora nei solchi di "The Future", prima di ripiegarsi su tematiche private, la spietata, lucidissima analisi della società americana di questo inimitabile "lonesome crooner" ha trovato espressione in canzoni poco conosciute ma assolutamente da ripescare ("Democracy", "Anthem", la stessa "The Future", dal testo indimenticabile). Disco notevole, questo secondo, che tuttavia non mi commuove come la fondamentale opera prima o il successivo "Songs Of Love And Hate" (su tutte, "Famous Blue Raincoat", la quintessenza della malinconia in musica).
BËL (00)
BRÜ (00)

alcol2
Opera: | Recensione: |
I cori di "The Partisan", comunque...!!
BËL (00)
BRÜ (00)

Anonimo
Opera: | Recensione: |
grandissimo grasshopper, come sempre...per quanto riguarda la musica cantautorale sei il maestro di debaser...(condivido pienamente tutti i tuoi gusti in ambito musicale)!Volevo chiederti se preferisci la "Suzanne" di Faber o l'originale di Cohen...E poi,rimanendo in ambito Cohen(precisamente il Cohen della seconda metà degli anni 80),secondo te tra "The Future" ed "I'm Your Man" quale merita di più? Secondo me leggermente migliore il secondo...sarà per quell'attenta e affascinante costruzione dei suoni che affascina ogni volta di più...Saluti
BËL (00)
BRÜ (00)

Grasshopper
Opera: | Recensione: |
Difficilissimo rispondere al "viaggiato ascoltatore". Su "I'm your man" e "The future" sono sostanzialmente d'accordo, anche se conosco solo parte dei brani; sulle due versioni di "Suzanne" ancora non sono riuscito a scegliere: sono entrambe sublimi, e considero la traduzione di De André un vero miracolo, in una lingua come quella italiana che, come è noto, non si presta molto ad essere musicata
BËL (00)
BRÜ (00)

sfascia carrozze
Opera: | Recensione: |
Dear nonchè cordiale de-recensoreo Monsieur Grasshopper, al solito intrigante et iper-erudita de-commentatorea/rispolveratorea atzionem; in tutta franchetzia non conosco affatto il de-commentato Cohen-trabajo (non me ne voglia: ennesimo caso di sfascievole de-ignorantzia) but la Sua pregiata esplicitazione istiga curiositade a iosa anzichenò. Cordiali ossequi anzichenò. Your s.c. di (s)fiduciam.
BËL (00)
BRÜ (01)

lemuro
Opera: | Recensione: |
potrei ascoltare ad occhi chiusi qualsiasi suono prodotto da quest'uomo.....pure i rutti!! chiari limiti tecnici?? attenzione.......è qui che sta il bello!!
BËL (00)
BRÜ (00)

lemuro
Opera: | Recensione: |
Dear Sfascia, molla tutto e sali sulla carrozza di Cohen....
BËL (00)
BRÜ (00)

Massimof
Opera: | Recensione: |
Concordo con Blackcrow riguardo il giudizio su questo disco. Bellissimo ma ne preferisco altri di Coen. Recensione ottima.
BËL (00)
BRÜ (00)

Grasshopper
Opera: | Recensione: |
In effetti il lemuro ha ragione: "chiari limiti tecnici" è un'espressione un po' impropria. Forse era meglio dire "poca importanza data ai mezzi tecnici". Come viene spiegato più avanti questa musica è così essenziale che può sopportare l'assenza quasi assoluta di "effetti speciali"
BËL (00)
BRÜ (00)

Lewis Tollani
Opera: | Recensione: |
Istigazione al pensiero... di questi tempi, in Italia, è un reato pesantissimo. Grazie Grass per l'ottima scelta...
BËL (00)
BRÜ (00)

Anonimo
Opera: | Recensione: |
Citerei anche la splendida "Joan of Arc", sempre tradotta da De Andre'. Grass conosci un disco di Jennifer Warnes, "Famous Blue Raincot", di cover del buon Cohen? Non e' male, te lo consiglio...
BËL (00)
BRÜ (00)

Emanuel Fantoni
Opera: | Recensione: |
non magico come il primo, e non duro come songs of love and hate, forse l'unico disco umano del cohen della prima fase, poiche gli altri dischi sono stati partoriti da un malinconico alieno cantore della desolazione, ottimo the future del 1992 e various mutations del 1984, su i'm your man ho delle perplessita riguardo la produzione e quelle batterie elettroniche mal digeribili in alcuni brani, ma cmq spiccano nonostante tutto la title track e take this waltz.
BËL (00)
BRÜ (00)

Emanuel Fantoni
Opera: | Recensione: |
manuel, il disco del 1984 si chiama various positions, concordo nel ritenerlo un gran disco troppe volte dimenticato, e il disco che contiene autentiche gemme tipo " dance me to the end of love"( per il sottoscritto tra le prime 3 migliori song di cohen) e "hallelujah" ma anche la bellissima "the law". Riguardo al disco successivo i'm your man è un vero e proprio dilemma, le grandi canzoni ancora una volta non mancano, mi domando come avrebbe suonato una first we take manatthan fatta alla maniera tradizionale, Cohen aveva voglia di rinnovarsi anche nei suoni, il risultato non è ottimo ma nemmeno scarso...diciamo che preferisco anche io il successivo the future, quello si davvero compiuto e capace ancora di commuovere, a me basta l'intro di anthem per squagliarmi come ho gia scritto in una mia recensione.
BËL (00)
BRÜ (00)

odradek
Opera: | Recensione: |
Precisino, il disco della Warnes non è male, infatti. Lei era la "corista" di Cohen, e ha più talento di molte altre che hanno goduto di maggiori fortune.
BËL (00)
BRÜ (00)

Emanuel Fantoni
Opera: | Recensione: |
zigghio concordo su the future, per me l'ultimo album rilevante nella sua carriera, tornando al discorso su i'm your man non mi è andata mai giù la scarsa durata di quel disco ed alcune canzoni che francamente poteva risparmiarsele come l'ultima tower of songs, io l'ho sempre visto come un tentativo di entrare in classifica, si, un classico come lui, e nelle charts ci è entrato infatti con quel disco, quindi era una cosa ricercata dato che con gli ultimi dischi aveva venduto poco (nonostante quei dischi fossero davvero validi), ma ad un profeta come lui tutto si perdona. Segnalo pure 2 live di cohen , uno uscito nel 79 intitolato field commander cohen tour e un altro uscito nel 1994 intitolato cohen live che contengono rivisitazioni con strumenti anche nuovi delle sue vecchie songs e devo pure dire che certe cose sono addiritura meglio delle originali.
BËL (00)
BRÜ (00)

odradek
Opera: | Recensione: |
Vabbè, signori, "I'm Your man" lo dichiarava anche sulla copertina! Almeno sul vinile,c'era il disegnino con la scritta : Djs, this is for you. E anche il suono e gli arrangiamenti, come avevo già detto altrove, sono piuttosto scarsi. Ma dentro ci sono due o tre buone cose e alcune le si può riascoltare anche con piacere.
BËL (00)
BRÜ (00)

Emanuel Fantoni
Opera: | Recensione: |
manuel il pezzo tower of songs l'ho sempre considerato uno scherzo, infatti il testo è ironico, nick cave ne tirò fuori una cover allucinata contenuta in non so quale disco tributo, uno di quei live c'è l'ho , in effetti alcune rivisitazioni sono splendide, mi ricordo , una who by fire coi cori stratosferica, il lavoro dei violini eccellente come nella famigerata so long marianne o in Hey That Way To Say Goodbye, da riscoprire sicuramente, non le ascolto più tanto spesso.
BËL (00)
BRÜ (00)

odradek
Opera: | Recensione: |
Grass, forse dovresti ascoltarli meglio tutti e due: "The future" è sicuramente meglio di "I'm your man", anche se quest'ultimo contiene momenti molto belli. Ma complessivamnente il primo tra i due è su un altro livello. Quel che dice il viaggiatore riguardo ai suoni mi sembra assolutamente il contraìrio della realtà: forse il suo peggiore, proprio a livello di suoni e produzione. Anch'io non li ascolto da mo', però credo di poterlo dire con una certa sicurezza, sulla base dei vecchi ascolti.
BËL (00)
BRÜ (00)

zero
Opera: | Recensione: |
Che voce. Voto sulla fiducia
BËL (00)
BRÜ (00)

El Guevo
Opera: | Recensione: |
Tower Of Song uno scherzo? Si certo è ironica, ma tutta l'opera di Cohen lo è, ma nella sua disarmante semplicità nasconde la grande tragedia dei lavoratori della canzone (come gli chiama Cohen) ovvero la solitudine. La versione di Cave quella si che è uno scherzo, per altro riuscito piuttosto male e si allontana dal da quel cuore di tristezza e solennità che è il centro della canzone originale. (Cave aveva fatto molto meglio con Avalanche). Nello stesso disco (I'm your fan)c'era presente la cover di Robert Forster e quella sì che era degna dell'originale.
Per quanto riguarda I'm your man è un ottimo disco, peccato però per la scela dei suoni che lo fanno apparire così datato, comunque le canzoni che sono contenute in quel disco sono dei capolavori.
Varoius Position è sicuramente sottovalutato, ma vorrei ricordare anche Recent Songs, un disco di straordinaria bellezza che ancora oggi sorpende per la freschezza e la potenza dei suoni e degli arrangiamenti.
Concludo nel ricordare anche gli ultimi due dischi di Cohen, due opere essenziali per capire Cohen fino in fondo e sbagliano quelli che dicono che l'ultimo disco degno di nota sia the Future.
BËL (00)
BRÜ (00)

Emanuel Fantoni
Opera: | Recensione: |
mah, ho ascoltato l'ultimo dear heather, è piuttosto fiacco, the future è ben altra cosa, a me la cover di cave piace invece, Cave non ha sbagliato una cover in vita sua, ricordo con entusiasmo quella di what a wonderful world in coppia col tipo dei pogues, per non parlare death is not the end, ma anche la stessa avalanche non scherza pur preferendole l'originale, quando Cave decide di coverizzare lo fa con cognizione di causa, e la sua tower ha un suo perchè seppur stravolta.
BËL (00)
BRÜ (00)

Mario
Opera: | Recensione: |
e perchè wanted man allora??, e vogliamo parlare del disco di sole cover "kicking against the pricks" che per me è anche uno dei migliori di Cave, non ne sbaglia una, un gigante (Running Scared, The singer, Black betty, All tomorrow's parties) solo a pensarci bbbbbbbbbrrrrrrrrrr. Riguardo dear heather diciamo che bisogna capirlo, sono frammenti di un settantenne , bisogna entrare nell'uomo Cohen della terza età, solo così sono riuscito ad apprezzarlo, ma non è più il Cohen beautiful loser, ma solo un tranquillo pensionato che vuole dirci ancora qualcosa tramite poesie rarefatte e non più tramite canzoni compiute che ormai appartengono al passato.

BËL (00)
BRÜ (00)

odradek
Opera: | Recensione: |
Bravo Fantoni. "Kicking against the pricks". Discone. Tuttocover, tuttoCave.
BËL (00)
BRÜ (00)

Hal
Hal
Opera: | Recensione: |
Sanjuro
Opera: | Recensione: |
Alcune precisazioni da perfettino:) De Andrè ha anche fatto una cover di Giovanna D'arco (si è di Cohen),quindi i pezzi riproposti dal cantautore genovese sono 3. Story Of Isaac non narra del padre e della iniziazione religiosa di Cohen con tanto di caratterere eridatorio Vs carattere sentito ed emozionale della stessa? "Uno schema non è una visione e tu non sei mai stato tentanto da un demone e da un dio".

"Bird On The Wire", specie di canzone-specchio, il cui testo ruota intorno al fondamentale verso "ho cercato a mio modo di essere libero".

Ho cercato a mio modo di essere libero...beh se rendi questo verso avulso dal resto della poesia, questa non differisce tanto da pensierino medio dell'adolescente fan di Morrison. Metafore molto piu caratterizzanti sono quelle successive del verme nell'amo o del cavaliere destinato ad un vecchio e dimenticato libro. Poi de Gustibus:)
BËL (00)
BRÜ (00)

Grasshopper
Opera: | Recensione: |
Conosco "Giovanna d'Arco" nella versione di De Andrè (su "Canzoni" del 1974). Non l'ho citata perché non la ritengo un capolavoro al pari delle due che invece ho citato. Quel verso di "Bird on the wire" che ho riportato non mi sembra avulso dal resto della canzone, ma al contrario la sintesi di tutte quelle bellissime metafore che rammenti. Comunque le interpretazioni, specialmente nel caso di testi non elementari come questi, possono essere diverse, e questa diversità secondo non dovrebbe influenzare il giudizio sulla recensione
BËL (00)
BRÜ (00)

morningstar
Opera: | Recensione: |
Questo disco è di una bellezza sconvolgente, "Story of Isaac" e "The Partisan" mi fanno venire i brividi. Bravo Grasshopper !
BËL (00)
BRÜ (00)

Anonimo
Opera: | Recensione: |
Grande disco del poeta della canzone. Ricordo che Cohen viene dalla letteratura: era infatti scrittore e forgiatore di versi apprezzato anche oltre i confini del Canada, quando decise di buttarsi sul "pop" perché considerava le canzoni una forma più immediata di comunicazione.
BËL (00)
BRÜ (00)

Anonimo
Opera: | Recensione: |
non conosco questo disco e mi sono apena ...da qualche mese innamorato di leorard...il disco che conosco e' "other best of leonard cohen" del 75 penso...mi piacciono tutte ho ascoltato il disco per un mese intero...e' un grandissimo!!!!
BËL (00)
BRÜ (00)

bluesboy94
Opera: | Recensione: |
"Song from a room" è meno metafisico e più crudo rispetto al leggendario disco d'esordio. Tuttavia resta l'enorme valore dei testi, lo scarno e (spesso,ma non sempre) incisivo corredo musicale e una manciata di canzoni che hanno nobilitato il cantautorato mondiale: "Bird on the Wire" , "lady Midnight", The partisan " ( non scritta da lui), " You know who am I", "Story of Isaac" e la dolce e disperata Seems so long ago, Nancy ( straordinaria ed amara poesia. ripresa molto bene da De andrè che aveva già onorato "Suzanne" degnamente).
BËL (00)
BRÜ (00)

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

Il tuo voto alla recensione:
Il tuo voto all’opera: