Lucio Battisti
Hegel

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Forse uno stile troppo anacronistico per i gusti umani, eccessivo per mentalità semplicemente naturali, esasperato per chiunque, come chi non potrebbe essere mai in grado di cogliere dei cosi impercettibili sofismi che stanziano tra l’astratto e il concreto, avvolti in una fusione sonora, anch’essa anacronistica se paragonata a ciò che da sempre e fino ad ora è stato chiamato con l’appellativo di “musica”, dove intelletti del genere vengono persuasi ad una iosa di significati e sensazioni confusionaria in cui le immaginazioni e le predilezioni imposte dalle proprie esperienze conducono ad una contorta e dissuasa sintassi del significato.

Approfittando e tenendo conto delle fragilità mentali Lucio Battisti e Pasquale Panella fantasticano in ragionamenti congetturali che arbitrariamente spaziano nella labilità della psiche umana. Frutto di due mentalità cosi evoluzioniste da creare delle barrire concettuali tra chi produce e chi consuma. Ma nonostante ciò il tema primario di tutta la sua produzione emerge come non mai dagli infiniti schemi ermetici che a primo impatto lasciano intendere solo al nulla. Sin dal brano di apertura: “Almeno l’inizio” il carattere della donna affiora in una personalità talmente viva da ricondurre il pensiero alle antiche atmosfere liriche dove il rapporto uomo-donna era quasi sempre retorico e cristallino. Sotto una martellante base sonora che coinvolge del tutto spontaneamente chi ascolta, si percepisce quasi con estrema facilità nella figura della donna la vanità femminile e il narcisismo. “Tu dicevi no, ancora io mi voglio rivedere, e se non tutta almeno l’inizio”, figura affiancata alla consueta presenza maschile nel ruolo di vittima o comunque di chi patisce ogni atteggiamento di essa. E che dire dell’elettrizzante “Stanze come questa”, straordinariamente unica, inclassificabile, una stanza più ermetica dello spazio, spazio nel quale i due sessi compiono un viaggio immaginario, abbattendo qualsiasi barriera mentale, osservando reggie, attraversando foreste nere, oltrepassando infiniti ponti fino ad arrivare niente meno che ad Alessandria, per poi ritrovarsi di nuovo li, dove il pensiero trova i suoi limiti. “Il posto è qui. E’ qui quel lavorio dell’erba simile al pensiero”. E poi il finale, un finale da brivido, l’apice della maturazione umana di un genio, un atto di conclusione che solo chi come lui poteva permettersi di immaginare, "La voce del viso". L’apice dell’ermetismo, l’ultima ma forse, anzi sicuramente la più chiara di tutte. Talmente chiara da riuscire a diventare inaccessibile.
Tutto è racchiuso all’interno dell’anima: l’emozione, la sofferenza, la gioia. Tutto chiuso ermeticamente. L’unico modo per metterle al mondo è il viso: ciò che agghiaccia, ciò che abbaglia, e il corpo invece, indispensabile, ciò che alimenta, il senso della nutrizione, ma non è di esso che ci si innamora.

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Commenti (Venti)

Massimof
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Questi dischi di Battisti con Panella hanno diviso il pubblico. Alcuni li hanno trovati originali, troppo avanti con i tempi per essere compresi, intellettuali, astratti, cubisti e chi più ne ha più ne metta. Altri, credo la maggior parte, si sono sentiti confusi, mezzo traditi, alcuni orripilati, altri indifferenti. Io sto con i secondi. Questo Panella, nonstante oramai il disco abbia 12 anni è ancora troppo avanti (per me). Chissà, forse quando lo hanno composto pensavano al 2020. Lo riscolterò fiducioso fra 15 anni... P.s. Eccentricissima recensione che si adatta stupendamente al disco.
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Anonimo
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Non è per nulla facile parlare dei testi di questo album, tu lo hai fatto in maniera ammirevole, anche se a tratti la tua decodificazione e un tantino arbitraria, ma è inevitabile, dato l'ermetismo estremo di questi pezzi.
Massimof, ti consiglio di lasciar stare; anche nel 2020 ci capiremo poco. Però a me questi album affascinano in una maniera incredibile, il modo in cui Panella riesce a giocare con la lingua lo trovo strepitoso.
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RingoStarfish
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la bellezza riunita è uno dei più grandi pezzi della storia della musica italiana. l'intro, con la title-track, sconvolge ogni volta un fan del lucio-acquaazzurraacquachiara quando lo metto nello stereo alla domanda "com'è l'ultimo album di battisti?". Secondo me non è poi così avanti, si poteva fare di meglio. E' un album del 1994. Semplicemente non del 1994 italiano, ma di quello globale, fatto di ambient-pop, trip-hop e chi più ne ha ne metta. Uno dei pochi album anni'90 italiani (come del resto gli altri del lucio panelliano)che potessero reggere il confronto con l'estero. voto complessivo di tutta la carriera di battisti 3.5 voto relativo al singolo disco 4
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primiballi
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disco eccezionale, anche se per me il meno bello dei cinque panelliani (insomma...se questo è da 9 e mezzo, gli altri da dieci e lode). ma il discorso è, da sempre, aperto. bella rece.
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voiceface
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ciao gianluca, che tralaltro ti chiami anche come me e che hai un congnome delle mie parti....ho letto attentamente la tua recensione. Trovo il primo periodo troppo arzigogolato e chiuso su se stesso: preferisco anch\\\'io gli inizi ad effetto ma più sintetici e semplici. Tutto il resto è invece molto buono, in taluni casi sublime. Forse approfondendo la seconda parte e limitando l\\\'introduzione avresti scritto una recensione da urlo. Per quanto riguarda la bellezza riunita, pur essendo un brano a livelli stratosferici, lo trovo fra i peggiori degli anni 90, insieme a la metro eccetera...saluti
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voiceface
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ho trovato questa recensione su wikipedia, l'enciclopedia free on line, hmmm...l'hai copiata o sei tu l'autore?....hmm hmmm, in ogni caso la cosa non mi piace per niente
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GianlucaGT
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Ciao Einstein vedi che prima di iscrivermi a De Baser, alla fine della recensione su Wikipedia avevo messo la mia firma e in più anche una dedica ad un mio amico proprio per evitare questo tipo di equivoci. Inoltre se ci fai caso in alto c'è un avviso in cui viene dichiarato che la recensione è stata formattata secondo alcuni parametri, (cosi puoi spiegarti la attuale mancanza di essi).
Piuttosto come avrai senz'altro notato nella pagina di Lucio Battisti ci sono ancora parecchi spazzi vuoti....sarebbe opportuno che qualcuno li riempisse.
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voiceface
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rispondo pubblicamente come ti ho risposto privatamente...io, che non sono un Einstein, ma neanche un cretino, ti dico che non avrei mai avuto lo stomaco di pubblicare una recensione del genere su uno dei più importanti contenitori del sapere che si trovano sul web...quindi forse chi si crede un esperto non sono io
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Anonimo
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Dietro l'apparenza algida e siderale batte il cuore della poesia: la voce acrobatica di battisti è pura metafisica. Un disco di inesauribili ascolti, pietra miliare della contemporaneità.


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Chae
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Favoloso. Ricorderò sempre Battisti per questo cd troppo 'avanti' per l'orecchio dell'italiano medio.
I testi del poeta Panella? Troppo ganzi!!!
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Viva Lì
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Chissà dove sarebbero potuti planare, se Lucio non fosse morto, Battisti e Pasquale Panella. "Hegel" è il disco più anomalo dell'ultima produzione battistiana: testi come al solito eccessivamente ermetici, ma le musiche appaiono più spensierate e orecchiabili. Un capolavoro sfiorato o un flop ridimensionato? Marco Poletti Dixit.
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a
a
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meglio questi con panella che quelli con quella merda di mogol...cmq mera merda...ermetismo falso....vuotezza travestita da ermetismo pseudo-intellettualoide
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Fletchge: minchia tu sì che sei un "vero" intellettualoide.. 'a mbecilleeee!! cosa vai a usare il prefisso "pseudo" se non capiresti neanche un discorso di berlusconi?! fottiti, piuttosto!!
Anonimo
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E' vero, hai ragione! Pensa che c'è anche chi dice che la terra è piatta...
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albertico
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Il mio punto di vista è necessariamente "altro" visto che sono tutto fuorché un fruitore di musica leggera italiana. Ho iniziato ad amare la musica di Battisti solo quando ho ascoltato gli ultimi album, da "la sposa occidentale" in poi. Trovo addirittura commovente un brano come "la bellezza riunita". Chiaro, i gusti sono personali ed i miei sono personalissimi.
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gabbianone
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Battisti è un grande...troppo avanti, troppo!!! forse ci arriveremo ad ascoltare musica cosi ma solo fra 40 anni o se nascesse un altro Battisti..ops è impossibile...
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Neu!
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a me sinceramente questi dischi dell'ultimo Battisti non sembreno affatto "strani". cioè, non saranno canzonette, ma che ci trovate di "strano" o di avanti. Battisti nel 92' non era 40 anni avanti, ci sono migliaia di dischi prima del 92' più radicali di questo. invito ad ascoltare "Twis Infinitives" dei Royal Trux tutti quelli che considerano questo disco "avanti". detto questo tutto ciò che ho detto non aveva alcuno scopo denigratorio.
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StefanoNIP
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Mi sono avvicinato ai lavori di Battisti-Panella solo nell'ultimo anno e per semplice curiosità. Tra l'altro, proprio dopo avere letto le recensioni e i commenti dei vari album che appaiono in questo sito. E l'unico che mi mancava, e che ho appena acquistato in una fiera di collezionismo musicale (ma quanto è difficile trovarli!) è proprio Hegel. L'ho acquistato un po' titubante perché nella maggior parte dei post era stato definito il meno riuscito della coppia, scritto da Panella più per impegni contrattuali che per ispirazione. E invece è uno di quelli che mi è piaciuto di più, assieme a CSAR (che ho letteralmente divorato) e che è il mio preferito. Posso dire che mi definisco uno CSARista con tendenze Don Giovanniste. Ho apprezzato molto anche La sposa occidentale, anche se musicalmente l'avrei visto meglio con gli arrangiamenti più "pompati" dei due album seguenti. L'unico che mi ha stancato subito (e che ho rivenduto dopo averne masterizzato solo un paio di pezzi) è l'Apparenza: l'ho trovato debole, ripetitivo e piuttosto noiosetto. Comunque, dopo avere amato CSAR, non poteva non piacermi Hegel che ne rappresenta un'evoluzione e che ho trovato di un fascino ancora più particolare. L'unica canzone che non mi è piaciuta è Stanze come questa, mentre mi hanno conquistato la potenza di Hegel, Almeno l'inizio, la voce del viso, e la dolcezza di La bellezza riunita e di Estetica: forse la volontà di Battisti di ritornare -sia pure in modo completamente diverso- al romanticismo della sua produzione passata. La cosa che ho notato è un senso di forzatura dei testi, tutti piuttosto cupi e con meno trovate linguistiche geniali di quelli che l'hanno preceduto. Ho notato, ad esempio, la mancanza di temi scherzosi che invece sono presenti in tutti gli album precedenti, Da DG (Fatti un pianto, Madre pennuta, Equivoci amici) a CSAR (La metro eccetera, Tutte le pompe). Forse proprio perchè, come hanno detto in molti, Panella si era stancato, soprattutto con un lavoro pesante e prettamente filosofico. Musicalmente, invece, Battisti l'ho trovato sempre molto ispirato e geniale. Un disco da rivalutare.


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emily
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Non smetterei mai di ascoltare "Almeno l'inizio" e "La voce del viso"... che viaggi emotivo-cerebrali... che trip! L'ulteriore prova che il connubio Panella-Battisti creava un'alchimia unica [penso a per chi scriva ora Panella....mah].
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giampy1985
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rafssru
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avanti di vent'anni, capolavoro che riassume i quattro album precedenti e manda Lucio Battisti nell'eternità musicale. un genio regalatoci dall'aLTO
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