Copertina di Magazine The Correct Use Of Soap
Lao Tze

• Voto:

Per appassionati di musica post-punk, fan della new wave britannica, cultori della musica alternativa anni '80 e giovani ascoltatori curiosi.
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LA RECENSIONE

Magazine atto terzo. "Il corretto uso del sapone" - prova di maturità di una band non così spesso ricordata - è in realtà l'ideale prontuario musicale sul modo di mettere assieme Roxy Music, Sparks, il primo (primissimo) Eno solista e combinarli tutti con la frenesia e il nervosismo post-punk della nuova onda britannica. Senza far gridare al capolavoro, magari; ma confermando il già intuibile spessore di Devoto & soci e la statura dello stesso Devoto (alla cui causa si, ammetto di essere molto devoto...) sia come performer sia come autore in possesso di doti narrative non proprio comuni.

...strano destino, quello che mi ha rimesso dinanzi a questo LP che non ascoltavo da tanto, e che ho riscoperto in circostanze del tutto fortuite assieme a "Swing To The Right" dei MIEI (perdonatemi il possessivo, e non è un pleonasmo) Utopia. Ormai dimenticato in soffitta, dove l'avevo relegato per fare spazio ad altro, l'ho riesumato dovo averne riletto su una rivista ed essermi detto, con immancabile ingenuità visto che tempo prima questo vinile l'avevo stra-amato: "Però, c'erano anche loro". Infatti. Non c'era solo Howard Devoto col suo novello progetto inaugurato con l'ancora acerbo "Real Life"; c'era Dave Formula, c'era John McGeogh che avrei rivisto nei Banshees, c'era il futuro "seme cattivo" Barry Adamson. Tutti nomi importanti, nomi che in qualche modo mi dicevano qualcosa, che però non ricordavo tanto bene in un discorso di gruppo. Questo disco capitava insomma di proposito, e già dalla prima nota balenavano i ricordi; a rendere tutto più chiaro, a mettere a fuoco contorni ancora sfocati.

Ecco là, ogni cosa era al suo posto. Il r'n'r "futurista" di "Because You're Frightened", quella chitarra e quella batteria che ricordavano quanto Devoto aveva - brevemente - fatto nei Buzzcocks; ma con tutt'altro stile, tutt'altro "appeal" - se si può dire. E quel riff. Il rockabilly lunatico e assurdo di "Model Worker" (già, le modelle, soggetti ambigui non a caso tanto amati da Ferry, Manzanera e Mackay), e quelle trame sintetiche, avvolgenti delle tastiere di Formula. Le stesse che ritrovo in "I'm A Party" - appunto, pezzo molto festaiolo ma marcatamente "eniano" nell'ispirazione, penso soprattutto al Brian di "Here Come The Warm Jets", e penso in particolare a un pezzo di quell'album che si intitolava "Cindy Tells Me"; per di più, con quell'intermezzo jazzato/rétro/mezzo swingante che magari in una canzone del genere non vai a cercare. "You Never Knew Me" è il primo episodio veramente maiuscolo, ricordo che quando il disco arrivava a quel punto incominciavo a godere, col refrain che rimaneva nella testa e quel finale quasi epico, con il coro in sottofondo, quel piano che a suonarlo avrebbe benissimo potuto essere Roy Bittan e quel basso che pulsava e graffiava - ma l'avrebbe fatto sempre di più, di solco in solco. Per esempio a sostenere il lunatico e tutt'altro che semplice muoversi di "Philadelphia" e "I Want To Burn Again" - introduzione acustica, penso al Bowie "spaziale" songwriter dei tempi di "Space Oddity", almeno per i primi secondi. E tocco il vertice con "Thank You". "Thank You" cosa, però...? Precisazione d'obbligo: "Falettinme Be Mice Elf Again". Si, ci siamo già incontrati, decisamente. Sylvester Stewart. Adamson pompa e slappa, riprende pari pari il giro di Larry e lo incolla tra il drumming funky (naturale) di John Doyle e la voce svagata di Howard, in palla più che mai - quando si dice, "questa cover è proprio riuscita" - è questo il caso, e con certi monumenti non è facile andarsi a confrontare. Che le nuove leve britanniche siano versate in fatto di black music lo si sapeva, del resto, e i due pezzi successivi (non aspettatevi riempitivi) lo stanno a dimostrare. E poi una "Song From Under The Floorboards" che in 4 minuti e poco più ti condensa tutto quello che la new wave era nel 1980 - McGeogh immenso, e sottolineo IMMENSO, non solo in questo ma in tutti i pezzi dal primo all'ultimo; sì, di chitarra-new wave uno del genere poteva parlare, eccome, non meno di altri più rinomati colleghi.

A quel punto McGeogh, Formula e Adamson andranno a "sbiadire in grigio" nei Visage, per spopolare sulle piste da ballo di mezzo mondo. L'avventura dei Magazine non era del tutto conclusa, ma di sicuro era concluso il periodo migliore. Il periodo perfetto per ripescarli, per chi già li conosceva, e magari anche per scoprirli - per le giovani leve.

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Riassunto del Bot

La recensione riscopre con entusiasmo "The Correct Use Of Soap", terzo album di Magazine, evidenziandone la maturità artistica. L'opera fonde le influenze di Roxy Music, Brian Eno e la frenesia post-punk con grande successo, grazie a una band affiatata e a composizioni ricche di spessore. Si sottolinea il valore di ogni membro, in particolare Howard Devoto, e il ruolo fondamentale del disco nella scena new wave britannica. Una riscoperta ideale sia per fan storici che per le nuove generazioni.

Tracce testi video

01   Because You're Frightened (03:56)

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04   You Never Knew Me (05:26)

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05   Philadelphia (04:08)

06   I Want to Burn Again (05:17)

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07   Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin) (03:40)

08   Sweetheart Contract (03:20)

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10   A Song From Under the Floorboards (04:11)

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Magazine

Band post‑punk/new wave di Manchester formata nel 1977 da Howard Devoto dopo l’uscita dai Buzzcocks. Con Dave Formula, John McGeoch e Barry Adamson, i Magazine hanno unito l’urgenza punk a sensibilità art‑rock e tastiere d’avanguardia. Pubblicano album chiave come Real Life, Secondhand Daylight e The Correct Use of Soap, oltre al live Play; brani noti includono Shot by Both Sides, The Light Pours Out Of Me e A Song From Under the Floorboards. Reunion 2009–2011 con l’album No Thyself.
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