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La lista d'ascolto



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123asterisco |    Capish CapishApproved
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Quest’oggi, per la rubrica “I lunedì barocchi: alla corte del Capish King”, vi proponiamo l’ascolto delle sonate per violino e basso continuo (qui interpretate dall’Ensamble London Baroque nella formazione: violone, viola da gamba e organo) di William Lawes (1602 — 1645), musicista della corte di Carlo I, il quale morì, come lo stesso re Carlo, nei tumulti della guerra civile inglese (1642-’51).

Buon ascolto.

Sonatas for violin and continuo. William Lawes (1602 - 1645)

William Lawes - Wikipedia


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123asterisco | CapishApproved
Il poetico caffè pinguino (1.5)

Da aghiformi calici appestati
beviamo l'ossessione delle cause,
con uncini tocchiamo grandezze
infime, quasi leggera morte.

E di fronte al groviglio delle asticelle
il bambino resta in silenzio —
dorme, l'universo, nella culla
della piccola eternità.

Osip Mandel'štam (1891 – 1938)

Zopf: Milk (2008 Digital Remaster)


Kotatsu
Kotatsu | Immaginifica   Komatsu   CapishApproved
Luciano Cilio-Dialoghi del presente 1977 Un album di una bellezza e profondità incredibile. #zublime a dir poco.


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L'ascolto di oggi ci porta nel Medioevo giapponese, quando, dalla Cina della dinastia Tang (唐, 618 - 907 d.C.), oltre ai caratteri di scrittura e moltissimi usi e costumi, vengono importati nel paese del Sol Levante degli strumenti musicali. Uno tra tutti, il flauto di bambù a cinque fori, che prenderà il nome di Shakuhachi (尺八) e che diverrà, coi secoli, uno degli strumenti più rappresentativi (e più noti) della musica nipponica.
Ascoltiamo dunque due brani tradizionali interpretati da uno dei più grandi suonatori di Shakuhachi del secolo scorso, Gorō Yamaguchi (山口 五郎, 1933 – 1999), pubblicati per la prima volta nel 1969 dall'etichetta Nonesuch.

Buon ascolto.

Koku-Reibo (Bell Ringing in the Empty Sky)
Sokaku-Reibo (Depicting the Cranes in Their Nest)


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123asterisco |    Capish CapishApproved
Appendice dell'angolo barocco di Radiocapish ("alla corte del Capish King”) e chiarimento da porre in calce alla mia pagina: Goldberg-Variationen (BWV 988) - Johann Sebastian Bach - recensione

Mettiamo i puntini sulle i come solo un capish sa (e deve) fare.
Per quanto concerne le interpretazioni delle Variazioni Goldberg (Bach-Werke-Verzeichnis 988), oserei affermare che, per quanto bella e personale sia la versione di Glenn Gould (doppiamente bella, sia quella impetuosamente giovanile del 1955 che quella matura del 1981; abbastanza diverse tra loro, com'è ovvio), lo strumento principe su cui questo paradigma delle "variazioni sul tema" offre al meglio la sua essenza è il clavicembalo. Sia nella vetusta (1933/'34) e magica registrazione (che coincide in pratica con la riscoperta dello strumento stesso) di Wanda Landowska, sia in quella ispiratissima di Keith Jarrett (1989). Seppur esattissima filologicamente, quella, celebre, di Gustav Leonhardt (1978) risulta un po' fredda e manierata, mentre su altre evito di pronunciarmi (ve ne sono per tutti i gusti). Peculiare invece, l'esecuzione per trio d'archi pubblicata nel 2007 per la Deutsche Grammophon, con Mischa Maisky al violoncello. Su Maisky, e sulle svettanti suite per violoncello solo si veda, ovviamente, la paginona di @[odradek]: Suites Per Violoncello 1-6 - Johann Sebastian Bach - Mischa Maisky - recensione

Indi per cui, se proprio vi piace la musica barocca suonata al pianoforte (cosa difficilmente comprensibile, tranne che per l'eccezione di G. Gould, la quale conferma la regola), limitatevi a Gould, poiché le altre (potrei sbagliarmi, ma questo è un giudizio meditato dopo mooolti ascolti) tradiscono completamente lo spirito della composizione. E se dovete scegliere fra i due Gould, quello maturo (a mio gusto) è il migliore. Se invece vi piace davvero Bach, ascoltatevi anzitutto la versione di W. Landowska (procurandovelo in digitale o, meglio ancora, in analogico; quella su yutub è abbastanza pessima). Difficilmente resterete delusi.

Un caro saluto,
*

Glenn Gould plays Bach - The Goldberg Variations, BMV 998 (Zenph re-performance)
J.S.Bach "The Goldberg Variations" [ Glenn Gould ] (1955)
J.S.Bach, Wanda Landowska, Harpsichord Goldberg Theme & Variations BWV 988


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Vista la propensione del nostro Sire @[lector] per la musica barocca, Radiocapish vi propone un nuovo appuntamento settimanale, dal titolo “I lunedì barocchi: alla corte del Capish King”.
Questo primo lunedì di Settembre, per cominciare, vi proponiamo l’ascolto del “Livre premier de clavecin” di Jacques Champion de Chambonnières (1601? - 1672), iniziatore della Scuola clavicembalistica francese, i cui più celebri esponenti sono indubbiamente Louis Couperin e suo nipote François.
Le composizioni del “clavicembalista del re” Champion de Chambonnières, seppur spesso costruite sul contrappunto, non adoperano forme come fughe o ricercari; forme che invece godevano di un vasto impiego tra fine ‘500 ed inizio ‘600 nella scuola italiana, così come in quella tedesca alla fine del secolo. Modellati sulle strutture musicali della danza, i suoi componimenti sono perlopiù in forma di Giga, Sarabanda, Corrente e Ciaccona. Questa caratteristica influenzerà fortemente tutta la Scuola francese successiva.

Indice:

Suite n° 1 in A [LA] MINOR (12’32’')

Suite n° 2 in C [DO] MAJOR (7’43’')

Suite n° 3 in D [RE] MINOR (16’03’’)

Suite n° 4 in F [FA] MAJOR (8’27’’)

Suite n° 5 in G [SOL] MINOR (14’34’’)

Al clavicembalo: il canadese Kenneth Gilbert (1931 – 2020).

Buon ascolto.

Per un catalogo delle opere: Jacques Champion de Chambonnières (1602-1672)

Kenneth Gilbert (harpsichord) Champion de Chambonnières, Livre premier de clavecin


Lao Tze
Lao Tze |    Capish CapishApproved
Ein Kessel Buntes, Friedrichstadtpalast Berlin, 27.09.1975 (Karel Gott, The Rubettes, Peter Albert)

Ein Kessel Buntes ("Un calderone di colore") era una sorta di Top of the Pops della DDR.
Ma andava in onda molto meno spesso: appena sei puntate all'anno, con la crema degli artisti tedeschi e internazionali. Ovviamente, solo quelli che ANDAVANO BENE.
Era comunque uno spettacolo di primissimo livello, tanto che lo guardavano (quelli che ne captavano il segnale) anche i tedeschi dell'Ovest. Che pure avevano Musikladen.
In questo show est-berlinese del '75 abbiamo: al minuto 1 l'usignolo cecoslovacco Karel Gott, al minuto 20 il trio polacco 2 + 1 (Dwa plus jeden) col suo folk-pop tuttora apprezzato anche ad Ovest, al minuto 45 il piccolo cantante e trombettista norvegese Eivind Løberg, al minuto 58 lo schlager dell'idolo di Erfurt Peter Albert, a 1 ora e 12 ancora folk bucolico col duo Sandra Mo & Jan Gregor (i Sonny & Cher di Dresda), a 1 e 22 finalmente il momento rock con i (comunque innocui e zuccherosissimi) Rubettes, a 1 ora e 45 il bis di Karel Gott per l'ovazione, a 1 e 49 un tris di dive della ČSSR (Jitka Zelenková, Vlasta Kahovcová & Jarmila Gerlová), a 1 e 52 Karel Gott, che avrete capito quanto fosse apprezzato, per la terza volta.
In mezzo: sketch, balli di folklore e - segnalo - ballerini che fanno numeri coi cappelli a 1 e 08.



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Quest'oggi vi proponiamo una perla free-jazz: l'LP d'esordio del batterista ed etnologo senegalese Mor Dogo Thiam (n. 1941), "Dini Safarrar (Drums of Fire)" del 1973.

Buon ascolto.

Mor Thiam ‎- Dini Safarrar (Drums Of Fire) (1973) FULL ALBUM


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123asterisco |    Capish CapishApproved
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Quest'oggi vi proponiamo un classico: il "Live '75", unico prodotto musicale dell'effimero collettivo "Telaio Magnetico", composto da Juri Camisasca, Terra Di Benedetto, Franco Battiato, Mino Di Martino, Lino Capra Vaccina, Roberto Mazza e Vincenzo Zitello.

Buon ascolto.

TELAIO MAGNETICO - LIVE 1975


luludia
luludia | CapishApproved
"incredible", ovvero la fricchettonaggine estrema (20)... Very Cellular Song The Incredible String Band


sfascia carrozze
Space 1999 Eagle Fly Over

E' qvesta la aqvila givsta!

Ovvero come ti risolvo l'annoso problema dell'uscita dal cortile di casa senza dover chiedere di spostare tutte le auto messe a tappo davanti al cancello da tutta la famiglia.


JOHNDOE
JOHNDOE |    Capish CapishApproved
The HU - Wolf Totem (Official Music Video)

The Hu gruppo folk-metal mongolo. Utilizzano strumenti d'epoca mongoli e i loro testi rimandano alla tradizione mongola, ai cavalli, ai lupi, alla steppa, alle battaglie. Il tutto però fuso con sonorità moderne e con un cantato che si trasforma spesso in un coro dalle sonorità gutturali, simile al tipico canto tradizionale sardo.

(che scapishata diocristo)


IlConte
IlConte | CapishApproved
Fifty Foot Hose-Rose (1967) HD
Caramelline di ritorno

Band e album incredibili, avanguardia pura ma con bellissime melodie altrimenti non reggerei...


123asterisco
123asterisco |    Capish CapishApproved
Questione capziosa ed oziosa, ovverosia questione da capish, che, spero, non mancherà di interessare gli spaccatori indefessi di capelli.
Le periodizzazioni storiche, tanto nel dettaglio quanto nel generale, sono convenzionali, si sa. Ma accade talvolta che un fatto storicamente riscontrabile sia, a torto o a ragione, considerato come uno spartiacque.
Ora, vorrei portare alla vostra attenzione un fatto, apparentemente insignificante, che però, a ben vedere può esser considerato un vero e proprio spartiacque nella produzione musicale di Battiato: la collaborazione con Sgalambro, iniziata nel fatidico 1995 e terminata soltanto per sopravvenuta morte di quest'ultimo.
Sebbene, certo, le opere interessanti del periodo Sgalambro non manchino (Gommalacca e Dieci stratagemmi su tutti), mi sembra di poter sostenere, non senza ragione, che collaborare con Sgalambro sia stata, per il buon Francuzzo, un naufragio.

Attendo vostri graditissimi pronunciamenti in merito alla tendenziosa questione,
Cari saluti a tutti.

Lao Tze
Lao Tze |    Capish CapishApproved
Socrates - Phos* 1976 (full album)

In origine (e anche dopo, ma solo in particolari occasioni) furono Socrates Drank the Conium, "Socrate bevve la cicuta".
Dato però che sulla morte dell'ateniese era già stata prodotta abbondante letteratura, e che soprattutto non era esattamente il più agile dei nomi per una band, scelsero di abbreviare (anche sulle copertine) il nome in Socrates. La sintesi è sempre importante.
Entrarono nella storia - e nelle classifiche inglesi, ove stazionarono addirittura un paio di settimane - con l'album Phos (Luce) nel 1976. Produsse Evangelos Papathanassiou, la cui (onni)presenza nel disco va ben oltre il ruolo di "special guest" e co-autore che gli viene accreditato.
Sotto la direzione artistica del Papathanassio, il rock blues muscolare della band - dominato dai riff hendrixiani del guitar-hero del Pireo Yannis "John" Spathas - si concede ariose ed evocative aperture ambient/progressive all'insegna di celestiali trame di synth (la maestosa coda di 'Every Dream Comes To An End'), quando non complesse intelaiature folk di sapore ellenico e/o britannico con particolare riguardo ai Gentle Giant ("Time of Pain") e inevitabili quanto pregevoli richiami al pop degli Aphrodite's Child ("A Day in Heaven").
Radiosa testimonianza delle potenzialità del rock greco, meno prolifico di quello degli innominabili dirimpettai anatolici ma non certo meno ispirato, e un modo per ricordare Yannis Spathas, scomparso nel 2019.


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Quest'oggi, mettendo da parte la nostra rubrica estiva, vorrei proporvi un ascolto diverso dal solito. "Dialoghi del presente" (1977) è l'unico LP pubblicato in vita da Luciano Cilio (1950 - 1983). Se non lo conoscete, datemi retta (per una volta mi sento di andare sul sicuro): ascoltatelo!

Per saperne di più: Luciano Cilio - Wikipedia
Luciano Cilio - Dialoghi Del Presente | Pubblicazioni | Discogs

Qui la paginetta di @[odradek] che me lo face conoscere (benedetto sia Debaser per questo!): Dell'universo Assente - Luciano Cilio - Recensione di odradek

Buon ascolto.

P.S. Ho appena scoperto che nel 2018 sono stati pubblicati da Konsequenz (in edizione limitata e numerata) "I nastri ritrovati" di L. Cilio. Non ho avuto ancora modo di ascoltarli con attenzione, ma credo valga la pena darci un'occhiata: Luciano Cilio, Girolamo De Simone - I Nastri Ritrovati (2018, Vinyl) | Discogs

Luciano Cilio - Dialoghi del presente (Full Album)


Caspasian
Caspasian |    Capish CapishApproved
Dopo aver acquisito una grande popolarità alla fine degli anni '60, nel 1970 le viene interdetta la carriera dal regime comunista per "motivi politici" fino alla fine del 1989. Marta Kubišová, dissidente vera. Il pezzo è del 1969, una voce incredibile...
Tak dej se k nám a projdem svět


JOHNDOE
Ennio Morricone - L'uccello dalle Piume di Cristallo

Prendendo spunto dalla rassegna colonna sonora jazz / film noir, mi sovvengono le mirabolanti colonne sonore dei Goblin nei thriller-horror di Dario Argento diretti tra il 1975 ed il 1982.
In particolare, tutti ricordano la celebre canzoncina cantata da voce di bimba, in quello che è considerato a maggioranza il suo capolavoro: “Profondo Rosso” (i capish potrebbero dire Suspiria, lasciamoli dire).
Ebbene tale lalala, raggelante e disturbante, ancorchè eseguito da una bambina innocente ma che sappiamo pre-annunziare la morte (magari a mannaiate) del malcapitato di turno, è sicuramente radicato nel nostro ippocampo, tuttavia, forsenontuttisannoche, il lalala non fu una novità assoluta nei silver film.
Pensate che al suo esordio, col formidabile “L’uccello dalle piume di cristallo” da me considerato una delle vette argentiane, è presente un brano con un lalala di giovane donna ma più strutturato e che si configura poi in un dolente coro, un brano splendido che si apre con un lontano ed inquietante scampanio che sentiremo ancora in altre colonne sonore di genere. Chi scelse Dario Argento per la colonna sonora del suo primo film? Ennio Morricone.

P.S. per la colonna sonora di Profondo Rosso voleva ingaggiare i Deep Purple ma costavano troppo.


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Proseguiamo la rassegna di jazz e film noir con la colonna sonora (AA.VV.) del film del 1996 di Robert Altman: "Kansas City" .

Qui la scaletta: Kansas City (A Robert Altman Film, Original Motion Picture Soundtrack) (1996, CD) | Discogs

Buon ascolto.

Kansas City (1995) Soundtrack


imasoulman
imasoulman |    Capish CapishApproved
#perleoscure
Pianosaurus - Groovy Neighborhood
Pianosaurus Ready to Rock - Psychotic Reaction 1987
The Letter - Pianosaurus
#dimenticatidadioedagliuomini

a proposito di Capish da podio olimpico.
Fare del rock'n'roll a misura di asilo, suonando nell'ordine: la chitarrina di carnevale, l'organetto Bontempi senza galvaniche e infine la batteria dei Muppets, come lo vogliamo considerare?
E' cio che fecero (pregasi guardare le facce) questi tre nerds ante litteram del New Jersey,
prodotti nientemeno da quell'altro nerds da competizione a nome Peter Holsapple (e se non sapete chi è, peggio per voi...c'è sempre tempo per rifarsi una vita degna di essere vissuta, ma bisogna sbrigarsi però).
PS: e che gusti, c'avevano pure costoro: quando si sceglie di coverizzare un classicone come 'The Letter' (l'Alex Chilton prepuberale dei Box Tops), da simpatici si diviene di colpo amici fraterni...


imasoulman
imasoulman |    Capish CapishApproved
#perleoscure
Universal Congress Of - Prosperous and Qualified
universal congress of - spreadin' the malice
universal congress of - hightime
#dimenticatidadioedagliuomini

Esiste qualcosa di più 'Capish' del punk-jazz?
In principio erano i Saccharine Trust, Joe Baiza ne era il leader.
Joe Baiza è uno di quelli che fanno trooooppo 'Capish', genietto deviato della chitarra elettrica cresciuto però a pane e free-jazz, quello che ci devi avere proprio le orecchie ben allenate per fartelo piacere. Nel giro sud-californiano, di quello che a inizio Ottanta faceva musiche non troppo convenzionali ('dammi tre parole...ESSE-ESSE-TI...') era venerato per quel che era e mostrava, un riverito mammasantissima quasi trentenne, tanto che giovani promesse come Gregg Ginn, Chuck Dukowski, Mike Watt e D. Boon lo volevano nei propri dischi.
Allo stesso tempo, i Saccharine Trust, di quel catalogo fantastico erano probabilmente i più alieni, un post-punk che parte per ogni tangente e davvero devi essere un 'Dark Magus' per non perdere la strada che dalle stelle ti riporta a casa.
Beh...non avevamo ancora sentito niente! Quando dopo la metà degli Ottanta, Baiza decide di dar
vita agli Universal Congress Of, per rendere ancor più esplicita quella libertà assoluta propria del be-bop, quell'impro mai fine a sè stesso, il mondo si scoperchiò ancora una volta.
Provate questo e l'ancor più minimale-radicale 'This is Mecolodics'.
A quel punto, statene certi, Ornette Coleman vi apparirà dalla copertina suggerendovi 'The Shape of Punk-Jazz to come'...

PS: ve ne metto due, ma bisognerebbe mettere l'integrale