Copertina di Marina and The Diamonds FROOT
federico"benny"

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Per appassionati di pop alternativo, fan di marina and the diamonds, ascoltatori di musica femminile indie e synth-pop
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LA RECENSIONE

Che Marina Diamandis abbia talento non si è mai messo in discussione, che lo sappia usare al meglio invece è tutto un altro discorso. Perché se "The Family Jewels" rimane un autentico gioiellino in grado di spazzare via larga parte delle uscite pop degli ultimi cinque anni, "Electra Heart" aveva lanciato preoccupanti segnali d'allarme: che il fortunato e riuscito debutto su major fosse stato un semplice e isolato fuoco di paglia? Difficile dare tutt'ora una risposta certa, anche se, pur essendo vero che, con l'appena pubblicato "FROOT", la Diamandis non riesce nuovamente a toccare le vette dell'esordio (i tempi di "Numb" e "Mowgli's Road" sono, ahimè, sempre più lontani), chi temeva che la ragazza avesse venduto l'anima alle classifiche può tirare un sospiro di sollievo.

Certo, ci sono un paio brani un po' troppo radiofonici (su tutti "Blue" e "I'm a Ruin", che promette bene fino a che non culmina in un irritante ritornello à la Kiesza... ma anche no, grazie!) che magari avrebbero fatto più bella figura come b-sides di qualche singolo, ma a dire il vero la track-list presenta una serie di pezzi tutt'altro che sgradevoli e decisamente variegati: tra la disco intelligente della title-track e il pop-rock di "Better Than That" e "Forget", passando per il giocoso synth-pop di "Gold" e le atmosfere quasi dark di "Savages" (canzone peraltro impreziosita da un testo notevole), senza tralasciare un paio di ottime ballate (l'opener "Happy" e "Immortal", vera perla dell'album), ce n'è davvero per tutti i gusti e in questi casi la scrittura della Diamandis riesce si a piazzare diversi ritornelli memorizzabili in meno di un secondo, ma lo fa senza che questi risultino irritanti o spudoratamente scala-classifiche (la vocalità particolare della cantautrice gallese e le sue capacità interpretative in questo senso aiutano parecchio).

Da segnalare inoltre come, nonostante la pletora di generi compressi in un solo album, "FROOT" riesca comunque a suonare come un disco unico e coeso in termini di suoni, cosa che in ambito pop si sta facendo sempre più rara e che, unita all'assenza di chissà quali concept astrusi e tirati per i capelli a far da sfondo all'album, rappresenta un ritorno alla forma di pop più semplice, ma non per questo banale di "The Family Jewels": canzoni semplici, che si stampano in testa subito, ma che resistono alla prova del tempo e che risultano parti integranti di un unico insieme. Insomma, non avremo tra le mani un lavoro fresco quanto il sopracitato esordio, ma rispetto a "Electra Heart" "FROOT" è un notevole passo avanti e un'iniezione di fiducia e curiosità nei confronti della sua autrice, nell'attesa di vedere cosa ci offrirà il suo imprevedibile futuro.

Voto: 3,5

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Riassunto del Bot

FROOT, il terzo album di Marina and The Diamonds, rappresenta un forte passo avanti rispetto a Electra Heart, pur non raggiungendo la freschezza del debutto. L'album è coeso, con sonorità variegate spazianti dal synth-pop alla disco, senza perdere l'identità della cantautrice. Alcuni brani risultano un po' troppo radiofonici, ma nel complesso la qualità e la scrittura intelligente prevalgono. Un disco semplice ma resistente alla prova del tempo, che rilancia la fiducia nell’artista.

Marina and The Diamonds

Marina Diamandis è una cantautrice gallese di origini greche, nota come Marina and The Diamonds (poi MARINA). Voce distintiva e pop tra indie ed electropop; pubblica i dischi The Family Jewels, Electra Heart e FROOT, seguiti da Love + Fear e Ancient Dreams in a Modern Land.
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