Copertina di Mauro Pagani Mauro Pagani
vonhesse

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Per appassionati di musica italiana, fan della musica world, collezionisti, amanti del folk e della sperimentazione sonora
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LA RECENSIONE

Se esiste un percursore della musica world in Italia (e non solo) a mio avviso non deve necessariamente essere "Crueza De Ma" di De André (che per altro ha il merito di aver fatto da apripista al genere nell'81, in tempi non sospetti dunque) ma questo disco, opera prima del polistrumentista Mauro Pagani appena fuori uscito dalla PFM nel lontano 1977.
Un'opera tremendamente attuale nei suoni (il recupero di strumenti e sonorità dell'area mediterranea) e nell'approccio (completamente libero nell'interpretare la "struttura-canzone" in maniera originale e veramente pioneristica).
Il nostro, stretto nella morsa d'autore della coppia Mussida-Di Cioccio, si libera del gruppo a cui tanto ha dato in termini compositivi ed esecutivi, e si butta a rotta di collo in questo progetto folle e innovativo, chiamando a se i migliori talenti musicali dell'italia fine anni '70: al disco infatti collaborano, tra gli altri Demetrio Stratos, Patrizio Fariselli, Walter Calloni, Giulio Capiozzo, Franz Di Cioccio, Franco Mussida, Patrick Dijvas (gli ex-compagni di viaggio) e Teresa De Sio prima-maniera.
Il disco poi è un tripudio di invenzioni sonore, ritmiche e culturali, in mostruoso anticipo sull'affrontare, ad esempio, i temi dell'integrazione razziale e culturale (sentite "Argento" con la splendida voce della De Sio o "Europa Minor"). Il disco ha perlomeno un paio di capolavori indimenticabili e mi riferisco a "L'albero di canto" con uno stratosferico Stratos lanciato a briglia sciolta a intrecciare trame sonore raggiungendo vette ancor oggi inavvicinate ai più e la sinfonia di sole chitarre "Dove il blu comincia davvero", vero e proprio "orgasmo auditivo" per chiunque arpeggi almeno un giro di DO.

Insomma, un disco "paurosamente" in anticipo sui tempi che destò qualche perplessità nel panorama musicale italiano di fine anni '70 ma che andrebbe oggi rivalutato e riascoltato per rendersi conto anche della grandezza dei nostri musicisti di allora, che poco avevano da invidiare i vari ELP o Genesis & C. Mi piacerebbe davvero vedere ristampato in CD, con conseguente rimasterizzazione, questo capolavoro semi dimenticato: certi brani ne riacquisterebbero in pulizia e impatto. Grande Pagani che già aveva intravisto la luce, che poi illuminò l'ancor più grande Faber dandoci la svolta artistica che tutti conosciamo...

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Riassunto del Bot

L'album d'esordio di Mauro Pagani del 1977 è un progetto rivoluzionario e pionieristico nella musica world italiana. Con collaborazioni di artisti di alto livello, il disco esplora suoni mediterranei e tematiche innovative. Nonostante sia stato sottovalutato al suo tempo, rimane un capolavoro ancora attuale e degno di una nuova valorizzazione.

Tracce video

01   Europa minor (06:01)

02   Argiento (04:40)

03   Violer d'amores (02:39)

04   La città aromatica (03:31)

05   L'albero di canto, Part 1 (04:49)

06   Choron (05:21)

07   Il blu comincia davvero (05:11)

08   L'albero di canto, Part 2 (03:54)

Mauro Pagani

Mauro Pagani è un polistrumentista e compositore italiano noto per l'esordio solista del 1978 e per il ruolo chiave nella contaminazione tra sonorità mediterranee, folk e rock. Ha lasciato la PFM nel 1977 e ha collaborato con importanti musicisti della scena italiana.
03 Recensioni

Altre recensioni

Di  JpLoyRow

 Il disco è un capolavoro, o quasi.

 "L'albero di canto" è un brano clamoroso, fra gli esperimenti più azzardati fatti in Italia.