Copertina di Mercury Rev The Secret Migration
Dune Buggy

• Voto:

Per appassionati di rock alternativo, fan di mercury rev e cultori di musica sperimentale e pop raffinato
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LA RECENSIONE

A fine gennaio è uscito, a quattro anni dal precedente "All Is Dream", il nuovo cd dei Mercury Rev "The Secret Migration".
Fin dal primo ascolto si può notare che la band ha attenuato i toni "ipnotici" del loro stile ed è ritornata ad un rock più genuino ma senza gli eccessi rumoristici della loro prima produzione. A scapito delle orchestrazioni oniriche e grandiose di "All Is Dream" (qui ancora ricordate con "Diamonds"), nel nuovo disco prendono il sopravvento ritmi rullanti e improvvise aperture, anche se non mancano accenni alle caratteristiche ninne, impronta maggiore del precedente lavoro. Alcuni brani hanno un dolce inizio di soli pianoforte e voce, sui quali dopo poche battute subentrano basso e batteria martellanti, come in "In The Wilderness", forse il pezzo più notevole.

A parte l'alto livello di ascoltabilità del singolo d'apertura "Secret for a song", della seguente "Across yer ocean" e del magnifico pop di "In A Funny Way" (già nella colonna sonora di "Laurel Canyon"), le peculiarità dei nuovi brani che risaltano immediatamente all'orecchio sono la coralità cullante di "Moving On", e la trascinante e rullante potenza di "Arise". "Vermillion" combina la doppia vena del disco mescolando forza ritmica e armonie, mentre in "First-time Mother's Joy" e nella conclusiva "Down Poured The Heavens" si sente quanto il leader stia portando avanti un impegnato studio da songwriter, non rinunciando alla struttura melodica e tendendo principalmente a pitturare un raffinato pop sulla tela della sperimentazione.
Purtroppo pecca del disco sono canzoni come "My Love", "The Climbing Rose" e "Black Forest (Lorelei)", che suonano ripetitive e in fin dei conti sembrano solo un inutile e noioso riempitivo. Dopo un tanto lunga attesa ci si poteva aspettare un lavoro più vario e impegnato, dove fosse ancora messo in risalto l'aspetto sinfonico del loro stile.

Dal vivo la band, ingaggiati come opening act di Nick Cave and The Bad Seeds, propone i brani con la consueta energia e uno spirito scenograficamente sonoro, dove subito si coglie la versatilità dei musicisti (il leader e il chitarrista Grasshopper si destreggiano molto bene con l'armonica a bocca) e l'eccezionale bravura del batterista. Anche il sito della band è stato totalmente rinnovato appositamente per questo rilascio, con nuove sezioni e grafica.

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Riassunto del Bot

The Secret Migration segna un ritorno a un rock più genuino e meno ipnotico per Mercury Rev, pur mantenendo spunti popolari e sperimentali. Il disco offre brani interessanti come "In The Wilderness" ma anche pezzi ripetitivi e meno coinvolgenti. Dal vivo la band conferma la sua energia e versatilità. Nel complesso un album discreto, ma che poteva essere più vario e sinfonico dopo quattro anni di attesa.

Tracce testi video

01   Secret for a Song (04:01)

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02   Across Yer Ocean (03:19)

04   Black Forest (Lorelei) (04:46)

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05   Vermillion (04:07)

06   In the Wilderness (02:32)

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08   My Love (04:14)

09   Moving On (01:19)

10   The Climbing Rose (03:19)

11   Arise (03:49)

12   First-Time Mother's Joy (Flying) (03:31)

13   Down Poured the Heavens (01:36)

Mercury Rev

Mercury Rev è una band statunitense nata a Buffalo (NY) alla fine degli anni ’80, guidata da Jonathan Donahue e Sean “Grasshopper” Mackowiak. Dagli esordi rumoristi e psichedelici (Yerself Is Steam, Boces) ha virato verso un pop orchestrale e sognante con Deserter’s Songs (1998) e All Is Dream (2001), collaborando a lungo con il produttore Dave Fridmann, per poi esplorare innesti elettronici.
15 Recensioni

Altre recensioni

Di  josi_

 Premere i tasti dello stereo con dentro "The Secret Migration" è come sfogliare le pagine di "Racconti Fantastici Dell’Ottocento" di Italo Calvino.

 I racconti dei Mercury Rev sono 'sonici', di suoni soprannaturali: tappeti d’archi, scintillii levigati, la voce eterea di Jonathan, le chitarre allucinate di Grasshopper.


Di  zaireeka

 Sono incazzato nero. Soprattutto con me stesso.

 Trattasi effettivamente di album piatto, noioso e manierato.