mewithoutYou
Pale Horses

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Voto:

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Anno domini 2015.

Aaron Weiss, classe '79, paroliere irruento ed esuberante, è sull'orlo di una crisi esistenziale.

Mentre immagini di guerre nucleari e presagi del giorno del giudizio infestano i suoi sogni, la band si riunisce per dare alla luce il loro sesto lavoro.

I mewithoutYou sono invecchiati dai tempi del loro esordio convulso e sbraitato: sulla soglia dei quarant'anni cominciano a sentire il peso delle chitarre, mentre la violenta carica post-hardcore dei primi lavori si è ormai dissipata, lasciando il posto alle influenze folk degli ultimi album (vedere “It's All Crazy, It's All False, It's All A Dream, It's Alright” e “Ten Stories”)

Ora è tempo di tornare a contare in primis sulle chitarre, ma con una maggior maturità e pacatezza che in passato; le chitarre in questo disco sono meno distorte, più calibrate e vengono ad intrecciarsi perfettamente sotto la voce da profeta di Weiss, creando diversi momenti veramente suggestivi. Significativo è a tal proposito il contributo della "new entry" Brendon Beaver, che contrappone le sue linee di chitarra pulite a melodiche a quelle più cacofoniche di Mike Weiss, fratello del cantante e principale compositore della band. In tutto questo il basso procede inesorabile affiancato ad una batteria che la produzione ha scelto di mantenere più ovattata e morbida che negli album precedenti.

Totalmente eliminata ogni altra instrumentazione (arpe, fiati e fisarmoniche dei vecchi tempi) le undici tracce sono pronte: mancano solo i testi.

Per la prima volta, infatti, Aaron decide di non interferire nel processo di registrazione e di scrivere i testi a parte, come se fossero spunti, poesie, annotazioni personali. Il risultato è un flusso di coscienza a tratti evocativo, a tratti delirante, grazie al quale le più profonde paure e delusioni di Weiss vengono riversate sulle tracce composte dai colleghi, in tono a tratti sommesso ed apatico, a tratti conservante l'antica rabbia. La voce di Weiss in questo disco è tenuta sempre in secondo piano, a tratti come se il cantante mormorasse da dietro un megafono un po' scassato, ed è molto meno nasale e stridula che in passato, come a testimoniare quella maturazione che traspare anche dai testi.

Per l'appunto: i testi. Una volta accettata la profonda religiosità del cantante (occhio che non si tratta di fanatismo, ma di una profonda spiritualità che abbraccia Ebraismo, Cristianesimo ed Islam) risultano decisamente godibili, brillanti, colmi di metafore e citazioni letterarie. Per chi non mastica l'inglese possono risultare effettivamente incomprensibili a tratti, ma nel più dei casi è semplicemente piacevole lasciarseli scorrere addosso e apprezzarne la musicalità.

Mi scuso se questa recensione risulta fuori fuoco ed approssimativa, ma si tratta della prima che provo a scrivere. Ho scelto l'ultimo lavoro della mia band preferita, un album che in sintesi trovo estremamente piacevole, scorrevole, coeso (alcuni potrebbero dire piatto e monotono, e forse avrebbero ragione) e con buoni momenti salienti. Cito ad esempio la risoluzione finale di “Mexican War Streets”, il singolo “Red Cow”, la ballata atomica “Magic Lantern Days” e l'intero pezzo “Rainbow Signs”, capolavoro del disco dipartito tra una metà sconsolata e malinconica ed una dura e pestata.

Voto per niente oggettivo, abbiate pazienza. Disco Consigliato.

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Commenti (Sei)

lector
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Mi sembra un bell'esordio, il tuo.
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gnomovolante: Ti ringrazio!
gnomovolante
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Modifica alla recensione: «Ho modificato leggermente la recensione dando due ma proprio due informazioni in più e rendendola un pelo più corposa.». Vedi la vecchia versione link rotto
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ZeroKanada
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Loro son un bel gruppo, apprezzo particolarmente "Catch For Us The Foxes", ma in generale son sempre stati in grado di produrre dischi interessanti. Questo ce l'ho da mesi in cantiere, ma l'ho ascoltato distrattamente.
BËL (00)
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gnomovolante: Personalmente lo trovo altrettanto valido. "Catch For Us The Foxes" gran bel disco, ma il mio preferito rimane "Brother, Sister"
proggen_ait94
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Interessante.
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tenson95
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Loro sono la ragione per cui esistono molti dei miei gruppi preferiti. Tuttavia non sono mai riuscito a digerirli, nemmeno con i loro lavori più rappresentativi (Catch for Us the Foxes e Brother Sister, entrambi ascoltati a più riprese e stoppati dopo poche tracce) . Detto ovviamente col massimo rispetto: del resto reputo Weiss un frontman dalle grandi capacità vocali e di scrittura, istrionico e prepotente, ma che ho avuto modo di apprezzare veramente solo in un breve intermezzo, qui:



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gnomovolante: Il mio commento doveva essere una risposta al tuo ma me l'ha pubblicato come commento alla recensione
gnomovolante
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Catch For Us The Foxes è uno dei miei dischi preferiti, appena riesco pubblico poi una recensione qua su debaser dato che manca vergognosamente. Se non ti sono piaciuti quei due in particolare prova con i loro lavori più atipici, in particolare buttati su Ten Stories... è più variegato da un punto di vista stilistico quindi può darsi che ti interessi di più/ o che ti annoi di meno.
BËL (00)
BRÜ (00)

tenson95: Di Ten Stories me ne hanno parlato maluccio, ma magari un ascolto ce lo butto. Comunque sto ascoltando questo Pale Horses e rispetto agli altri lavori lo sto digerendo meglio. Red Cow pezzone.
gnomovolante: Ten Stories non è tra i preferiti dei fan, ma a me piace molto, ha una narrativa interessante. Pale horses è un po' una summa del loro percorso artistico fin ora
tenson95: In questi giorni sto rivalutando Catch For Up The Foxes e credo mi stia arrivando come di dovere. Sicuramente non un disco di facile assimilazione, sopratutto per gli standard di un genere che è di per se stantio come il nu-emocore (e questo è uno dei pochissimi dischi che nel marasma si distingue in positivo).

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