Copertina di Mt. Mountain Dust
sotomayor

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Per appassionati di rock psichedelico, amanti del drone e della musica sperimentale, cultori del misticismo musicale e ascoltatori eterei.
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LA RECENSIONE

Ho pensato a uno dei discorsi più importanti di Martin Luther King: 'I've Been to the Mountaintop'. Era il tre luglio 1968. Parlava al Mason Temple di Memphis in Tennessee a sostegno dei lavoratori sanitari afroamericani. Il giorno dopo mentre era fuori nel balcone della sua camera al Lorraine Hotel a Memphis, fu colpito dal proiettile calibro 30-06 sparato da un Remington 760, cadde violentemente all'indietro sul balcone, incosciente. Morì un'ora dopo presso il St. Joseph Hospital. Aveva trentanove anni.

Ho immaginato tutti questi avvenimenti come se questi si ripetessero continuamente in ralenty davanti ai miei occhi e mentre la montagna diventava polvere e mi si sgretolava tra le mani. Come una allucinazione rituale che deriva dall'ascolto della musica di questo ultimo disco Mt. Mountain, formazione neo-psichedelica di Perth, Australia, composta da Stephen Bailey, Derrick Treatch, Brendan Shanley, Glenn Palmer, Thomas Cahill.

Il disco si intitola 'Dust' ed è stato registrato presso gli Sleepwalkers Dread Studio a North Dandalup da Ron Pollard. In bilico tra la psichedelia dei Pontiak e il drone meditativo rituale dei Bardo Pond, 'Dust' (Cardinal Fuzz) è un'opera divisa in quattro tracce di carattere contemplativo e che si compone per lo più di lunghi paesaggi sonori e di ambientazione desertica su un tappeto di composizioni drone e interrotto qua e là da tempeste di sabbia piene di scariche elettriche e acide e da invocazioni alle forze primitive dell'outback australiano.

Un vero e proprio viaggio che congiunge la psichedelia a un certo misticismo religioso e in cui la montagna diviene un posto ideale da raggiungere e magari da superare per guardare oltre quel confine ideale richiamato da Luther King e finalmente scoprire quella che possiamo chiamare e definire come 'terra promessa'. Un'opera circolare, suggestiva, dove il tradizionalismo del suono delle percussioni si fonde a costruzioni di natura neo-psichedelica e al chitarrismo di John Fahey e il presente si smarrisce nelle sabbie del tempo sotto i nostri piedi.

'Non so che cosa accadrà ora, ci aspettano giorni difficili. Ma è una cosa che non mi preoccupa adesso, perché io sono stato sulla cima della montagna. E non ho paura. Dio mi ha permesso di salire sulla montagna. E io ho visto la terra promessa. Voglio che tutti voi sappiate stasera, che noi come popolo, arriveremo alla terra promessa. Voglio solo fare la volontà di Dio. E sono così felice stasera e non c'è niente che mi faccia paura: i miei occhi hanno visto la gloria che verrà. La gloria del Signore.'

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Riassunto del Bot

La recensione di Dust, album neo-psichedelico di Mt. Mountain, descrive un viaggio sonoro tra paesaggi desertici e suggestioni mistiche. L'opera si ispira al discorso di Martin Luther King e combina drone e psichedelia, evocando un senso di meditazione e trascendenza. Il disco è caratterizzato da atmosfere intense e lunghe composizioni contemplative, che trasportano l'ascoltatore in un rituale musicale ipnotico e ancestrale.

Tracce

01   Dust (00:00)

02   Floating Eyes (00:00)

03   Kokoti (00:00)

04   Outro (00:00)

Mt. Mountain

Formazione neo-psichedelica di Perth, Australia; membri citati nella recensione: Stephen Bailey, Derrick Treatch, Brendan Shanley, Glenn Palmer, Thomas Cahill.
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