Copertina di Nick Cave & The Bad Seeds Tender Prey
Saleppe

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Per appassionati di rock d’autore, fan di nick cave, ascoltatori interessati a musica e testi profondi, cultori della musica anni ’80.
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LA RECENSIONE

Quinto album ufficiale siglato da Nick Cave coi suoi fidi Bad Seeds, Tender Prey (Tenera Preda) esce nel 1989 iniziando una seconda fase di maturità artistica del celebre cantautore australiano. Reduce dai buoni riscontri di critica dell'intenso e poetico Your Funeral... My Trial, con questo nuovo lavoro Cave alza il tiro. Ispirandosi in qualche modo ai lati più oscuri e nefasti della società (e dell'animo umano) scrive una manciata di canzoni capaci di lasciare nuovamente il segno.
L'opera è dichiaratamente dedicata a Pixote alias Fernando Ramos da Silva, giovane protagonista del film Pixote: la legge del più debole (Pixote: a lei do mais fraco, di Hector Babnco - 1981) che narra le terribili realtà delle favelas brasiliane e dei ninos da rua, i bambini sfruttati dalla malavita nei più loschi affari criminali. Questo omaggio all'attore Ramos, morto tragicamente all'età di vent'anni, rappresenta il trait d'union tra lo spirito che animò Cave e in parte il chitarrista Mick Harvey - suo storico collaboratore nei Bad Seeds - e l'atmosfera romanticamente maledetta profusa nell'album e nelle sue liriche.
Il brano di apertura The Mercy Seat - firmato proprio assieme a Mick Harvey - è da solo un capolavoro nel capolavoro, quasi un'opera a sé stante, tale è la sua pregnanza in fatto di scrittura e di pathos. Considerata da molti la canzone più bella e importante mai scritta da Nick Cave, ma anche una delle canzoni più potenti dell'intera storia del rock, è una sorta di intimistica confessione-fiume da parte di un condannato alla sedia elettrica (the mercy seat) che ribadisce insistentemente la sua innocenza e la sua assoluta serenità nei confronti della morte.
Occhio per occhio
e dente per dente
e comunque io ho detto la verità
e non ho paura di morire

Traslata visualmente da un videoclip in cui lo stesso Cave interpreta il protagonista della canzone, seduto sulla branda di una squallida cella del braccio della morte, The Mercy Seat è effettivamente uno degli apici della sua poetica: fredda, tracontante, disincantata presa di coscienza di un criminale che ripete allo sfinimento - ma senza mai cedere - il suo punto di vista; almeno fino a quando nell'ultimissimo verso ammette che forse ha raccontato una bugia.
La forza evocativa del pezzo vale il prezzo del disco. Le sonorità stridenti di violini e chitarre, il martellante rullare della batteria che ricorda i tamburi delle esecuzioni patibolari del passato, l'incedere ferreo della voce che ha mille sfumature recitative capaci di delineare la figura e l'atteggiamento del protagonista anche senza comprendere l'inglese. Un'incredibile tour-de-force musicale di svariati minuti che trascina e travolge l'ascoltatore. Tanti i riferimenti alla tradizione del culto cristiano e non solo. Dalla citazione biblica di cui sopra, al doppio significato del mercy seat che oltre a riferirsi alla sedia elettrica si riferisce anche al propiziatorio, ovvero il coperchio d'oro della mitica Arca dell'Alleanza. Sta di fatto che anche solo l'analisi del testo meriterebbe una recensione a parte.
A proposito della canzone e della percezione della morte, Nick Cave disse in un'intervista: "Una volta ero in grado di scrivere cose come 'Non ho paura di morire'. E i ragazzi venivano da me e dicevano: 'Ehi, quel verso significa così tanto per me'. Ma devo dire che non mi sento più così. Non mi sento più così arrogante nei confronti della morte come una volta. Mi sveglio a volte in preda al panico per la morte che si avvicina."
Tender Prey prosegue dunque con altre nove canzoni e verrebbe da dire che messe in fila dietro a The Mercy Seat fanno fatica a distinguersi, pur essendo talora di notevole qualità poetica e artistica. Personalmente la tracklist l'ho sempre trovata un po' disomogenea, musicalmente parlando. Mentre le liriche mantengono quasi sempre focalizzato il fil rouge di un occhio romantico e disilluso sul concetto di colpa e di perdono, il sound si fa a tratti prevedibile e di maniera. Canzoni come Deanna - ad esempio - hanno il sapore di un divertissment riempitivo. Così come la incalzante e francamente noiosa City of refuges. Cosa che invece non accade con la nostalgica delicata Watching Alice - storia di una donna reclusa nella sua stanza e nelle sue tristi routine - e Mercy (ecco una parola che ritorna), lamento invocativo che sembra ripercorrere i labirinti interiori della succitata The Mercy Seat; non a caso anche questa firmata a quattro mani con Mick Harvey. E poi Slowly goes the night, malinconica ballad che Cave interpreta con voce da crooner sulle tessiture di un pianoforte vecchio stampo. E ancora Up jump the Devil, unico brano siglato da tutti i Seeds, con un alone cadenzato e volutamente approssimativo tipicamente "alla Cave" che ritroveremo anche in album successivi.
Anticamera di quegli album, Tender Prey invero è come una nuova semina con qualche perdonabile errore che porterà buoni frutti. A cominciare dal successivo mirabile The Good Son che consacrò in via definitiva i Bad Seeds a portabandiera di un crossover stilistico partito da illustri maestri come Johnny Cash e Bob Dylan e diventato a sua volta traccia creativa per innumerevoli altri gruppi.
L'album nel tempo ha consolidato la sua statura culturale, in ogni caso. In Australia è considerato un caposaldo della storia musicale nazionale, venendo inserito in svariate classifiche elitarie e albi d'oro. Lo stesso Nick Cave all'epoca non restituiva un'immagine serena e costruttiva della produzione dell'opera, dichiarando che era stato un incubo e che rifletteva un collettivo quasi privo di ide, con una pessima performance dal punto di vista musicale. Salvo poi ricredersi col senno di poi.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora Tender Prey come tappa fondamentale per Nick Cave & The Bad Seeds, segnando una svolta verso una maturità poetica e oscura. L’album è dedicato a Pixote e si distingue soprattutto per ‘The Mercy Seat’, vero capolavoro emotivo. Alcuni brani risultano meno incisivi, ma la forza lirica generale e l’importanza culturale lo rendono un pilastro della musica australiana.

Tracce testi video

02   Up Jumped the Devil (05:16)

04   Watching Alice (04:01)

05   Mercy (06:22)

06   City of Refuge (04:47)

07   Slowly Goes the Night (05:23)

08   Sunday's Slave (03:40)

09   Sugar Sugar Sugar (05:01)

10   New Morning (03:46)

11   The Mercy Seat (video mix) (05:05)

Nick Cave & The Bad Seeds

Nick Cave & The Bad Seeds sono una band australiana fondata nel 1983, nota per l'evoluzione dal post-punk espressionista al blues apocalittico fino a ballate liriche e minimali. Guidata dalla voce e dalla penna di Nick Cave, è celebre per avere rinnovato blues, gospel e canzone rock con toni cupi, letterari e ossessivi. Nel tempo hanno pubblicato dischi fondamentali per la musica alternativa.
44 Recensioni

Altre recensioni

Di  Enkriko

 "Tender Prey è uno schiaffo, un urlo atroce di disperazione e una richiesta di aiuto."

 "'Mercy Seat' è un capolavoro di arrangiamenti e vero maelström sonoro privo di argini."


Di  RedStrawHat

 "Nick. La sopravvivenza è un miracolo, la redenzione è prossima ma inconsapevole e tutte le notti infinite."

 "'Deanna' non sono qui per i tuoi soldi, non sono qui per il tuo amore, sono qui per la tua anima, canta Cave, come un demone maligno."