Nosound
A Sense of Loss

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Voto:

"A sense of Loss" è un soffice e malinconico abbraccio di note, fredde e taglienti, che non ti lascia pensare ma solo sentire quell'enorme vuoto dentro di noi, quelle ferite che nascono ogni volta che ci separiamo da qualcuno che fino a quel momento rappresentava tutto, rappresentava la nostra vita, momenti vissuti ed attimi intensi che non ritorneranno mai più ma che serbiamo nell'anima e chi ci hanno segnato, per sempre.

È un disco lontano dai due precedenti "Sol29" e "Lightdark", entrambi lavori di ottimo livello, un disco che risente dell'incontro tra Giancarlo Erra (voce e chitarre dei Nosound) e Tim Bowness (la componente melodica dei No-Man) e soprattutto risente della maturazione della band (oltre Erra, Paolo Martellacci, Alessandro Luci, Gigi Zito, Paolo Vigliarolo) durante questi anni di attività. Lontano perché a differenza dei precedenti, questo disco risulta più compatto, denso, un ponte diretto tra musica e sentimenti. Le atmosfere sono psichedeliche quanto basta, gli assoli di chitarra quasi del tutto scomparsi, la batteria a volte ricopre quasi un ruolo del tutto marginale, ma le atmosfere create reggono in maniera egregia il confronto con i precedenti lavori grazie anche all'innesto di un quartetto d'archi (il Wooden Quartet, diretto da Enrico Razzicchia) che sorregge l'impalcatura sonora creando effetti simili ai Sigur Ròs.

Come da introduzione il tema portante dell'album è quello del distacco, il distacco da un amore, dai propri affetti, che non può che lasciare evidenti traccie sul nostro animo. Queste tracce sono intime, appartengono al nostro cuore, sono lame che l'attraversano da parte a parte, cancelli che si chiudono, e proprio per questo sono difficili da tirar fuori. Erra è sicuramente un compositore unico, un ottimo musicista ma è anche pronto a svelare la propria anima e mettere sul disco le proprie emozioni, il proprio vissuto con una sensibilità sincera e trasparente, non c'è inganno nelle sue parole non c'è finzione ma solo tanta sofferenza.

Ascoltare questo disco significa entrare in piena sintonia con questa sofferenza, con questo dolore, entrare in sintonia con il nostro cuore perché sentiremo quelle sensazioni cosi vicine da poterle quasi fare nostre o forse perché già ci appartengono e la musica dei Nosound le richiama alla memoria. Ogni traccia crea un suo mondo, quasi un universo parallelo di sensazioni, che ci avvolge completamente, ogni nota è messa li per significare qualcosa non c'è nulla che sia fuori posto. Atmosfere lontane, a volte magiche, a volte malinconiche, sofferenti, fanno male all'anima ma non si riesce a smettere di ascoltarle.

Fino alla traccia finale, la lunga e intensa "Winter Will Come", i Nosound creano qualcosa difficilmente inquadrabile in un unico genere, che sfugge alle mode e alle definizioni, attraversa il prog, lambisce il postrock, le atmosfere fredde e diradate dei Sigur Ròs e la melodia raffinata e ricercata dei No-Man. È un disco di una profondità assoluta e toccante ma difficile da cogliere in tutte le sue infinite sfaccettature al primo ascolto, richiede tempo e un certa attenzione per entrare in circolo, richiede una parte di noi, quella piccola parte dell'anima che teniamo al riparo dal mondo.

Come accennato il punto più intenso del disco è la traccia conclusiva, dove i Nosound dei lavori precedenti si fondono con il nuovo stile intrapreso, creando qualcosa d'indescrivibile un leggero ma continuo brivido di bellezza che esplode in una fragorosa e cupa chitarra che accompagna la voce di Erra, qui quasi distaccata, in un lontano eco che sussurra piano: "I'm dying in your heart the summer has gone and winter will come it arrived... and left us behind", adesso è veramente tutto finito e restano soltanto le sensazioni lasciate dalla musica dei Nosound a tenerci compagnia, i nostri pensieri non ci sono mai stati, la nostra sofferenza è un ricordo lontano che si perde nell'infinito...

 

"like thousands windows on the infinite time

in the dark sky the stars light shines

of dying and born worlds

of planets and stars

 

the sun on the sea

the reasons to fear

the silence that grows

the hate growing slow

the gap between us

the warmth leaving us" ("Winter Will Come" - Nosound)

 

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Commenti (Sei)

TheJargonKing
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bella. Il disco l'ho trovato un po' stanco, un po' annoiante, la copertina affascinante e azzeccatissima.
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The Punisher
The Punisher Divèrs
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Me lo cerco e lo ascolto. Il primo mi era piaciuto molto.
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MaTaCà
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Non gnosco ma mi hai incuriosito.
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antoniodeste
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Devo dire che mi sono avvicinato al gruppo per le note vicinanze a Steven Wilson e alle sue filosofie. E devo dire che sia questo album che il precedente"Lightdark" mi sono piaciuti molto. E' un pò come se i Porcupine Tree si fossero fermati ai climi di "Signify" o "The Sky moves sideways"... . Atmosfere dilatate e sognanti, morbide e spesso evocative. Se poi penso che sono italiani, la cosa assume ancor di più maggior valore, per quel che vale. Bella recensione, gran bell'opera !
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progg_nait94: Tuttovvero:)
antoniodeste: ;-) lieto che la mia opinione ti sfagiòli progg_nait94...
federock
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sentito diversi pezzi on line, in effetti son molto vicini ai No Man, interessante..
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SUPERVAI1986
SUPERVAI1986 Divèrs
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li ho amati alla follia per quel piccolo capolavoro di "Lightdark" un misto di psichedelia, ambient post rock e tutto quello che concerne quell'atmosfera intimista che i nosound sono riusciti a creare. Sono stati capaci di riprendere quelle sonorità tipiche dei Bark Psychosis(band che adoro), l'intimità dei sigur ròs e la genialità di Eno.....quest'ultima prova rappresenta l'esatta alchimia tra queste reminiscenze evocative del rock più introspettivo e psichedelico. Complimenti anche a te schizo hai scritto davvero una bella recensione, mi trovi in perfetta sintonia con le tue sensazioni. Bravo!
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