"Terra Mia" è un album datato 1977. Personalmente, se non lo sapessi già, penserei che fosse datato 2006, viste le tematiche (attualissime) delle canzoni che lo compongono, incentrate per la maggior parte, sulla città di Napoli. Pino Daniele attualmente risiede a Roma ed è forse per questo motivo che i suoi ultimi dischi (diciamo dal 1984 ad oggi) scarseggiano un pò, in quanto ad ispirazione. Roma è sempre "Caput Mundi", sia chiaro. Nel senso che non è certo colpa della capitale se la stellina che illuminava il cantautore partenopeo si è offuscata. Ma sono certo, che se lo "zio" Pino abitasse ancora nel suo basso, della sua Via Medina, della sua Napoli, (ri)scriverebbe di nuovo, un grande album. Anzi, sono certo, che riscriverebbe "Terra Mia", per l'appunto.
Probabilmente però, affacciandosi dalla finestra o passeggiando per strada, non incontrerebbe più "Furtunato" (quello che vendeva la 'robba bella) che "Saglie Saglie" per le vie della città, no. Ma sono altresì certo però, che se facesse una "capatina" in qualche bar, incontrerebbe i soliti politici che si bevono "Na Tazzulella E Cafè", mentre la città va allo sfascio, tanto, "Ce Sta Chi Ce Penza". Poi, "Cammina, Cammina", incrocerebbe lo sguardo amaro di qualche scugniziello in cerca della "Libertà", di poter cambiar vita, di poter cambiare la loro città, di poter avere ancora sogni. Oppure, incrocerebbe lo sguardo malinconico di qualche vecchierella, che dal medioevo, oramai, invoca l'intervento divino, sogghignando mestamente, "Maronna Mia".
Sì, sono certo che Pino Daniele riscriverebbe nuovamente un album che fotografa perfettamente, la "Terra Mia", che poi, è anche la sua. Lo so, è un'utopia. E allora non mi, non "ci" rimane, di ascoltare il "Terra Mia" originale, quello uscito sul mercato discografico, alla fine degli anni settanta. Sarebbe bello poter dire che "Napul'era", ma non è così. Ovvero, "Napul'era, è, e sarà" se le coscienze non si risveglieranno.
Ma questa è un'altra storia.
Un disco geniale che, come ogni opera di Pino Daniele, necessita di un’analisi diversa da un semplice elenco telegrafico dei brani.
Un lavoro ancora unico nel suo genere pubblicato a soli 22 anni da un genio.
Con "Terra mia", il primo Pino Daniele, quello profondo, quello magistrale, illumina con sana irruenza l’esperienza della prima scuola di pensiero.
"Suonno d’ajere" è, a mio avviso, la più bella canzone napoletana della seconda scuola di pensiero de quo.
"'Terra Mia' è il modo che un napoletano si prende per parlare di sé e della propria vita: contenuti terribili, ma posti con un sorriso in quel dolce-amaro che Napoli ti obbliga ad imparare."
"Non è necessario esserci per conoscere le cose di questo mondo, di Napoli. È necessario esserci solo per farsi conoscere dalle cose, per farsele crescere addosso come funghi."
L’opera è permeata da malinconica poesia, con liriche che si rifanno a sogni distaccati.
Il primo disco punk italiano, perché l’innovazione è il mantenersi e lo svilupparsi della tradizione.