Forse sarà poco opinabile altresì scontato affermare che si tratta sicuramente del lavoro più acerbo di Pino Daniele, d'altronde è il primo album, scritto e suonato solamente a 22 anni. Ben intendiamo però una cosa: un discorso del genere ha senso solo se poggiamo lievemente l'udito sulla partitura. Se invece, saggiamente cerchiamo di inoltrarci con passo claudicante nella sostanza -più che nell’essenza- del suddetto LP, la nostra percezione cambia, viene stravolta.
L’opera è permeata da malinconica poesia, con liriche che si rifanno a sogni distaccati.
Il primo disco punk italiano, perché l’innovazione è il mantenersi e lo svilupparsi della tradizione, costruirla partendo già da solide basi. Pino non è mai stato un conservatore, non ha mai ereditato nulla, la tradizione non si eredita. Non si è mai ancorato al ricordo (che di per sé è statico, malleabile invece nel suo rinvenir-divenendo), alla mera memoria, a quell’incapacità di distaccarsi dagli scogli di genetliaca provenienza, lui si butta, è in quell’attimo… librato in aria prima di atterrare nell’infinita acqua liberatoria. È proprio in questo modo che si chiude “Terra Mia”.
"Stà durmenno senza tiempo
‘Nu ricordo ca nun penzo cchiù
Ma che succede io sto’ chiagnenno
Penzanno a ‘o tiempo ca se ne va
E cammine ‘mmiezo ‘a via
Parlanno ‘e libertà."
Un disco geniale che, come ogni opera di Pino Daniele, necessita di un’analisi diversa da un semplice elenco telegrafico dei brani.
Un lavoro ancora unico nel suo genere pubblicato a soli 22 anni da un genio.
"Penserei che fosse datato 2006, viste le tematiche attualissime delle canzoni."
"Pino Daniele riscriverebbe 'Terra Mia', perché quella terra è anche la sua."
Con "Terra mia", il primo Pino Daniele, quello profondo, quello magistrale, illumina con sana irruenza l’esperienza della prima scuola di pensiero.
"Suonno d’ajere" è, a mio avviso, la più bella canzone napoletana della seconda scuola di pensiero de quo.
"'Terra Mia' è il modo che un napoletano si prende per parlare di sé e della propria vita: contenuti terribili, ma posti con un sorriso in quel dolce-amaro che Napoli ti obbliga ad imparare."
"Non è necessario esserci per conoscere le cose di questo mondo, di Napoli. È necessario esserci solo per farsi conoscere dalle cose, per farsele crescere addosso come funghi."