Ok, proviamoci, mi ero detto fra me e me...
E allora: eccomi qua, stavolta con Boomerang dei Pooh.

A voi, la mia personale rece per Debaser.

Convenevoli:

Siamo nel 1978 e, i nostri 4 ragazzi, appena avevano terminato di lavorare con Lucariello. Questo disco, infatti, è il terzo dopo Poohlover ed è il secondo dopo Rotolando Respirando; sempre "autoprodotto" - e sempre soli -, ma, in questa occasione specifica, la produzione fu: ancora più ruspante (a livello di ascolto), e più introspettiva (a livello poetico). Ora, vediamo di carpire al meglio, cosa s'intenda per produzione introspettiva.

I Brani:

Si tratta di capire che, in questi anni d'oro, i Pooh cercarono - e a tutti i costi - di farsi apprezzare come nascenti musicisti: i temi abbandonarono il veliero dell'amore, per confluire, poi, - grazie l'ausilio di scialuppe più ‘congrue e confacenti’ - e a livello di caratura artistica -, nel mare dei testi; la forma-canzone, è la chanson. E, a curare questo stile citato, ovviamente, sarà la mente geniale del poeta Valerio Negrini: il quale ci parlerà di tematiche delicate- come il viaggio da una verso un'altra città, o, dei pendolari; nel brano La citta degli altri. Una canzone, questa, fortemente pop (come del resto, come si vedrà, tutto il disco lo sarà). Ci penserò domani: un pezzone; il quale è più copione d'una sceneggiata d'amore, piuttosto che una canzone.

E cambierà il modo, attraverso il quale, i Pooh ci racconteranno d'amore; e c'è da dire che, come quaderno di donna, e, il ragazzo del cielo, il pezzo (ci penserò domani) sarà inserito in Opera Seconda (raccolta di brani riarrangiati in chiave sinfonica). Significa che, questo LP, è molto importane per loro. Anche Dodi, nella sua “Perle”, inserirà alcuni brani di Boomerang. Una cosa che mi rode dell’argomento, però, è che nessuno specifica che, solo perché siamo negli anni ‘70, gli arrangiamenti siano più particolari. Scusate, ma che scusa sarebbe questa - Meglio: sarebbe una scusa dire: “… è un discuccio carino”; ma, asserirlo in quanto prodotto negli anni ’70? Ciò significa che, nei giorni correnti, si produca esclusivamente musica (pop-rock) di meno valore!? Ho capito bene? Se un disco è bello, è bello. Punto. Non c'entra quando è stato inciso.

Torniamo a noi:

questi due pezzi, dal forte sapore pop, hanno degli arrangiamenti particolari, le musiche sono provenienti maggiormente dalle tastiere di Roby; e dalla chitarra (solista) elettrica di Dodi. Red e Stefano accompagnano divinamente i brani, trasformandone, ognuno, in un'opera: perfettamente ritmata.

Sarà col brano numero tre, proprio con: pronto buongiorno è la sveglia, che ci si ritroverà, tutti assieme, sotto ad una parterre rock. Avete inteso bene... Ho detto rock. E, se non mi piacesse questa parola, perché sto parlando dei Pooh, e, questi artisti fanno musica cattiva, potrei utilizzare l'espressione seguente: AOR. Dunque, pronto buongiorno è la sveglia: ha una chitarra ritmica-elettrica inaugurante le danze; e, alla quale si aggiunge subito il basso di Red. Poi Stefano. E un pianoforte a coda simulato, accompagnerà il tutto: è il turno di Roby. Il testo, simpaticissimo, racconta la routine dei 4. Insomma, questo brano si può riassumere in tal modo: virgola (chitarra), punto e virgola (basso e batteria, vi cito anche “l'amore e la violenza” ?? ) e il punto (tastiere).

Cercami. Il singolo dell'album. Questo brano fu scelto al posto di "Giorno per Giorno"; perché, per i 4 Pooh, era più di 'facile arrivo'. Il pezzo in questione!? È un ariete uditivo. Ritmato: in un modo mostruoso. I Pooh: sono di una bravura smostrata. Non esiste, dal mio punto di vista, un album più bello di Boomerang, parlando di questo genere. Converrete con me che, questo LP in particolare, possa essere di sussidio per avvicinare, i bimbi delle nex-gen, alla musica rock: e, il motivo per il quale asserisco ciò, è, che, la musica all'interno di questo, sia semplicemente semplice. Prendete il disco e mettetelo nel lettore e ascoltate. Alzato il volume dello stereo. Non ve ne pentirete. Il disco è di una bellezza allucinante, so, che a tratti, possa sembrare magniloquente; soprattutto per gli arrangiamenti ed il cantato. Ma fatemi una cortesia: ascoltate Boomerang- la magia del pop rock vi (ri)tornerà indietro. Fatelo: con uno stereo che abbia un buon subwoofer e non ve ne pentirete. Poco. Ma sicuro.

La leggenda di Mautoa. Testo: di Stefano d’Orazio. Musica di: Roby Facchinetti. Per introdurre a voi il brano, vorrei citare lo stesso ma, inserito in un’altra raccolta: Dove comincia il Sole live al castello di deste. Per capire quello che dirò in sordina, dovreste ascoltare prima la (ri)edizione, e, poi, quella originale presente in Boomerang. Capite quello che ho detto prima? La musica odierna è diversa da quella passata; c’era un altro modo di intenderla. E produrla. Ascoltate-entrambe. Dopo scrivetemi nei commenti se avete inteso. Si, certo, mancano le percussioni nella nuova, Roby ha tagliato alcuni arrangiamenti ma, non sarei del tutto sicuro di ciò; sapete la diversità vera dove appare – Fra i due pezzi? Il primo è un Contemporary pop… il secondo - l’originale - è un Progressive, avete letto bene. Prog signori miei. E, la mia tesi dal fatto che siamo negli anni benedetti ‘70, ne avvalora il contenuto.

Air India: un testo meraviglioso, ideato dal formidabile Negrini, il quale testo, a musicarlo, invece, saranno Roby e Dodi. Belli gli arpeggi acustici - a conferma del fatto che Battaglia, non sia solo un chitarrista ‘messo lì per i soli’. Lo strumento in questione, che Dodi utilizza per questo brano, è un sitar. Siamo dentro l’art pop, qui, signori. Ascoltare per credere. È un Dodi Battaglia musicalmente ispirato, il quale, osservando una scena d’amore in aeroporto - in Sri Lanka - viene fortemente colpito. E scrive la partitura del pezzo con sitar in mano. A conchiudere la musica sarà Facchinetti con il ritornello: bravi, Pooh!

Quaderno di donna, il quale, sarà inserito in Opera Seconda e, che diventerà, nella relativa tournée, il cavallo di battaglia (a mio parere); perché, nella (ri)edizione - infatti, ci sembrerà di ascoltare: i “Dream Theater”, o, addirittura, gli “Evanescence”. Un pezzo che, a livello di stesura testuale, ritorna a raccontarci del sociale: è narrata la storia di una donna durante il movimento femminista degli anni ‘70. Belli i fraseggi di Dodi: penso utilizzi una Les Paul ’54 in questo pezzo, ma, non vorrei sbagliarmi. Testo di Valerio Negrini, musiche di Roby.

Incredibilmente giù; io mi ci sentivo per davvero, perciò, più ascoltavo i Pooh, più mi sentivo su (col morale). Testo di Valerio, musica di Roby, canta: Dodi. Dal punto di vista musicale, ecco un’altra perla, con un assolo di Dodi alla fine del pezzo; il quale non saprei proprio definire. So solo dire: “fa proprio paura, è mostruoso”. A tratti, i ritmi, mi son sembrati un po’ funky. Ma giudicate voi. Sta di fatto, l’assolo alla fine è portentoso.

Classe ’58. Che cosa dovrei asserire circa questo brano? Può, considerarsi, codesto, un brano d’impronta rock? Oppure, questo, è “accessibile”, per non dire, “orecchiabile” nel modo attraverso il quale esso è suonato – (Per rendere tutto l’ascolto decisamente pop)? Questa è un’opinione ma, il sottoscritto, ne possiede una diversa: e, se i Pooh avessero avuto in mente un altro tipo di concetto – Se, costoro, avessero voluto fare: “non un’opera rock”, ma, bensì, una pop? Cos’è, allora, Classe ’58? Un brano all’interno del quale i nostri amici raccontano del servizio di leva obbligatorio: della tristezza, della solitudine, dei passatempi; quali prova un giovane ventenne!? Sicuramente, questo, non è un testo scontato. La poesia è di Negrini, la musica di Facchinetti; voce e assolo finale: di Battaglia. “Classe 58”, ovvero, coloro nati in tempo – 20 anni precisamente entro quella data, per prestare servizio obbligatorio di leva. Magia, poesia: queste ascolterete; nel caso decideste di seguire il mio consiglio. Una Fender Stratocaster per il solo finale è a dominare la scena. E, probabilmente, Dodi, per questo solo finale, usò settaggi specifici; come ad esempio: pochissimo riverbero. Ascoltare per credere. Sarebbe utile, citassi alcuni brani; per rendervi edotti ‘su quale stile’ o, ‘quali carature musicali’, i Pooh, somiglino in questo periodo. Dunque, ascoltate: “Discovery”, di “Mike Oldfield”; ascoltate- “Born in the U.S.A”, di “Bruce Springsteen”. Ascoltate: “Taurus 3”, sempre di Oldfield; ascoltate: “Born to Run”, sempre di Springsteen.

Con Il ragazzo del cielo (Lindbergh), siamo giunti all’omega. Le atmosfere soffuse del sintetizzatore (Polymoog) di ROBY, insieme all’assolo di basso (Fretless) di RED, aprono la scena al vocalist; sempre Canzian. Un cantato - in realtà, una nenia lenta e melodiosa -, è lo stile; attraverso il quale, il nostro bassista, interpreterà la poesia (dell’immenso Negrini). Basso e batteria, in perfetta armonia fra loro, sono le spezie usate per il nostro gulasch. La carne di prima qualità, sono, testo e fraseggio di chitarra elettrica, esplicantesi la storia vera di Charles Lindbergh a bordo del proprio aeroplano leggero. Il volo, fu compiuto senza scalo. Il sugo fresco, utilizzato per la nostra ricetta, è vicino, di stile, a quello impiegato dal tastierista dei “Genesis”: “Tony Banks”; il quale, letteralmente, fa cantare il mellotron. E, in egual modo, il nostro Facchinetti fa cantare il proprio...(di mellotron). Se non mi credete, ascoltate il ragazzo del cielo prima, e, in sordina, “Dancing With the Moonlight Knight” dei Genesis, così, al minutaggio ‘1.50’, sentirete lo strumento citato. “Cantare”. Dal minuto ‘2.45’, invece, lo sentirete nel brano dei Pooh. Dunque, il piatto è servito e, i cuochi, sono i Pooh!

Recensione:

Boomerang è un disco di facile arrivo, derivativo. Esso non propone un ascolto impegnativo poiché, lo stile musicale in esso contenuto, arriva da una fonte esistente e, come direbbe Platone: “l’arte verace è impossibile”; giacché, tirarla fuori da nulla, nuova, con zero idee a disposizione, è quasi impensabile. Il disco, essendo di facile ascolto, soffre l’influsso della musica leggera o, comunque, della grande musica in generale. La critica fa ricadere, pertanto, album come questo come Contemporary. Questo è l’errore. Ora, per chiudere quanto esposto, tenterò di trovare la falla in questa opinione e, di smentire, questo modo di pensare dal mio canto erroneo. Come prima cosa, abbiamo asserito che, andrebbe sfatato quel falso mito che, impone - con veemenza e prepotenza - il genere e lo stile del disco, e lo fa, solo in relazione all’epoca; epoca, durante la quale, esso è stato inciso. Si accampa la seguente scusa: “è il periodo, - anni ’70 -, a fare bello il disco”. Detto in altra dizione: il disco è bello, non perché lo sia di per sé, ma, perché, siamo durante gli anni della grande musica. Questa è la scusa della quale la critica si serve per non dare a ‘Cesare ciò che è di Cesare’. Di dritto. Concludendo: i Pooh non hanno fatto bei dischi perché erano negli anni d’oro della musica; i Pooh, hanno fatto bei dischi - come Boomerang - perché sono discreti musicisti. Lo stesso vale per artisti come: le “Orme”, i “New Trolls” e cosí via. L’esempio calzante sarebbe immaginare “Dove Comincia il Sole”, sempre dei Pooh, come pubblicato nei giorni correnti. Ma, infatti, l’album citato, è stato pubblicato oggigiorno, precisamente nel 2010. Allora - Cosa dovremmo dire - Stando a questo assioma spiegato? Che, dato che, Dove Comincia il Sole non è stato pubblicato negli anni ’70, per questo motivo, non possa essere un bel disco!? No! Al rovescio: solo perché Boomerang è stato pubblicato nel ’78, non significa che la critica debba etichettarlo come Contemporary. Basta.

Spero sia stato chiaro il mio ragionamento.

Ci pensa io a fare una recensione professionale a Boomerang; proprio adesso, che la band sta per (ri)tornare. Più in forma che mai, in tutta la storia della musica…

Boomerang, Pooh, genera: Progressive Pop, Art Rock. Mancavano queste 2; le aggiungo io, non fa niente, ora si che è corretto dire: genere “pop-rock”, dopo il mio ragionamento… Cara critica musicale.

Proprio come il leggendario Boomerang: il quale torna sempre indietro, al mittente…

Federicocope, per Debaser.

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