Copertina di Portishead Dummy
The_dull_flame

• Voto:

Per appassionati di trip hop, musica elettronica, jazz contemporaneo e ascoltatori di sonorità oscure ed emotivamente intense.
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LA RECENSIONE

Claustrofobia.

Ascoltando per la prima volta "Dummy" provai strane sensazioni. Mi sembrò di essere chiuso in una scatola aperta, ma scura e piuttosto piccola. Il fatto è che questo disco, parla di dolore coinvolgendo, senza trasmettere le emozioni dell'autore o dell'artista. No. Questo disco coinvolge, il che è più difficile: ti senti in mezzo al disco, come se Beth cantasse da parte a te, con la sua voce inconfondibile che lascia il segno e che tutto ciò che accade all'infuori non valga più nulla.

Bastano le prime note di "Mysterons", per rimanerne ipnotizzati: theremin spettrale, ritmica trascendente e martellante, Beth sussurra una melodia di inarrivabile bellezza. Spettacolare "Roads", che insieme a "Mysterons" costituisce l'apice di bellezza del disco, una ballata dark che entra nella pelle come se fosse un ago, Da citare anche "It Would be Sweet", capolavoro dalla ritmica hip hop rallentata, spezzata di tanto in tanto da campionamenti, la Gibbons canta divinamente, ricordando la migliore Billie Holiday. "Numb", il brano più famoso: scratch impazziti e ancora l'immancabile Beth Gibbons che governa bene la scena in una performance davvero invisiabile e qui la scatola si chiude allo splendido assolo vocale di taglio jazzy, così oscuro da far male.

Impossibile non citare anche "Glory Box", altro grande esempio di jazz su base elettronica che segna un capolavoro assoluto della musica, un sigillo di un genere come il Trip Hop, un disco in cui è pertanto impossibile, alla fine dell'ascolto non rischiacciare "Play" sul proprio lettore CD.

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Riassunto del Bot

La recensione di Dummy di Portishead ne sottolinea l'atmosfera claustrofobica e coinvolgente, dominata dalla voce unica di Beth Gibbons. Brani come Mysterons, Roads e Glory Box sono descritti come capolavori del trip hop, con un perfetto equilibrio tra elettronica e jazz. L'album coinvolge l'ascoltatore senza trasmettere emozioni dirette dall'artista ma facendo sentire l'ascoltatore dentro la musica. Un disco imprescindibile da riascoltare più volte.

Portishead

Portishead è un trio britannico di Bristol formato da Geoff Barrow, Beth Gibbons e Adrian Utley. Tra i principali artefici del trip hop, hanno esordito con Dummy (1994), seguito da Portishead (1997) e dal più oscuro e industriale Third (2008). Sono celebri per l’estetica cinematografica, l’uso di campionamenti e la voce inconfondibile di Gibbons.
14 Recensioni

Altre recensioni

Di  luciano

 Il disco è un riferimento.

 Portishead è l'unico progetto che è riuscito ad imporre un suo brano vecchio di 9 anni nello spot di una macchina.


Di  lovi

 Basta un po' di mistero, una voce soffusa e delicata come quella di Beth, e l'atmosfera è fatta.

 Con il secondo omonimo lavoro i Portishead si dimostrano più audaci, duri con un suono quasi claustrofobico, ma decisamente d'effetto.


Di  manliuzzo

 È difficile trovare qualcosa di così originale, che unisca il vecchio al nuovo, che contenga 11 gioiellini di rara bellezza e che non stanchi di piacere.

 Ascoltate questo album, perché resterete colpiti dall’eleganza di questa musica.


Di  luludia

 Cos'è sta roba? Dub iper depresso? Malinconico soul bianco?

 La musica si rompe, resta sospesa, si allunga in un eco profonda che ridisegna gli spazi e da un altro respiro alle cose.