Affogo nella pioggia ogni pressione, lascio strisciare la musica di Amnesiac sino ai miei neuroni più reconditi.
Dilago in un oceano di suoni che nuotano dritti sino al cuore delle mie percezioni, allagandole di sublime malinconia.
Suonato come se fosse di nebbia, mi culla verso nuovi punti di osservazione della realtà, mi insegna che il vuoto è un'esigenza costante, mi lascia obliquo a riflettere sulle spirali di fumo che lascia la mia sigaretta.
Camminando per strade che grondano pioggia, io stesso divento d'acqua e lascio che stralci di assoluto come "Pyramid Song" e "Knives Out" mi conducano in spazi rarefatti, in cui unica esigenza è quella di non-afferrare, di non-percepire.
Placido ma risoluto nella continua negazone di vie d'uscita, claustrofobico come una serata d'autunno in mezzo ad un parco deserto, sporco di necessità non soddisfatte.
Zoppico e barcollo tra "You And Whose Army?", "I Might Be Wrong" e "Dollars And Cents" appoggiandomi qua e là sui tronchi bagnati di giri di basso annebbiati e infine, smarrito, mi abbandono sulla panchina dei tre brani conclusivi sfatto e sfinito.
Mondo sommerso, ogni brano sentenzia la vittoria dell'obliquità, della non-lucidità.
Da ascoltare soli, tristi, ubriachi e tremendamente vivi.
Questo disco e la più grande miscela di capolavori e cavolate messe insieme.
Il cd merita di essere comprato e ascoltato con grande pazienza.
Alcuni di questi brani sono delle vere e proprie perle compositive, come la meravigliosa "Pyramid Song".
Tutto l'album, come Kid A, è permeato dall'ossessione degli esseri umani di essere deformati dal mostro della globalizzazione, della manipolazione genetica.
Siamo presto “schiacciati come sardine in una scatola di suoni”.
Se sono queste le cose che come dice Thom “dimentichi e poi ricordi di nuovo”, allora che restino per sempre offuscate nella mente dei nostri amati Radiohead.
“Amnesiac si dimostra quindi più di un passo avanti rispetto a Kid A; ci sono più idee, più fiducia nei propri mezzi.”
“Un disco molto eterogeneo, a tratti troppo freddo; più che un’opera unitaria siamo di fronte a degli ottimi brani, senza collegamento fra loro.”