Copertina di Red Hot Chili Peppers Mother's Milk
FabbioAW

• Voto:

Per appassionati di rock alternativo, fan dei red hot chili peppers, bassisti e musicisti, amanti della musica anni ’80 e ’90
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LA RECENSIONE

Voglio essere sincero: mi diverto molto di più a scrivere dei miei dischi preferiti che di schifezze (l'unica è stata "The Great Escape Artist" dei Jane's Addiction), perciò, seguendo il consiglio del mio amico Giulio, vi piazzo in Homepage questo elleppì dei Chili Peppers, targato 1989.

Scrivendo del mio lavoro preferito della mia band preferita ("Vs" dei Pearl Jam), pare che abbia scatenato l'inferno in terra. Vediamo cosa accadrà con il mio album preferito della mia seconda band preferita. Forse è tempo di cambiare termine, visto che "preferito" l'ho già usato cinque volte! Anche se in effetti si appresta appieno per descriver le sensazioni che provo verso queste canzoni, e non solo verso la donna della copertina, come alcuni di voi marpioni...

Voglio fare qualche cenno sulle doti di ogni singolo componente della formazione classica in questa loro prima fatica insieme.

Partiamo con Kiedis, frontman carismatico, che nella sua faccia apache-lituana incarna i tratti che i Red Hots hanno nell'immaginario collettivo. Si tratta per lui del primo disco registrato da uomo pulito (dice lui, eh...). Al tempo, ciò che faceva, lo sapeva fare meglio di tutti. Non che fosse particolarmente difficile sbraitare su basi funk-rock, ma testi lunghissimi condensati in tempi molto molto corti, come in "Punk Rock Classic", li considero arte. Forse esagerando un pò...

Flea è il pezzo forte del disco. Questo è il suo lavoro migliore. Per uno che suona il basso, come me o il già citato amico Giulio, è sempre un piacere suonare questo album dall'inizio alla fine, in piedi accanto allo stereo, percuotendo le corde con il nostro pollicione calloso! Se apprezzate Micheal Balzary, DOVETE avere "Mother's Milk".

Frusciante. Mi viene un pò da ridere...! Qui aveva appena 18 anni, la mia stessa età, ma era già capace di creare un lavoro assurdo e particolarmente tecnico di stratificazione di chitarre funky e talvolta metal. Smentendo il detto "gallina vecchia fa buon brodo", visto che from "Californication" on il suo stile mi ha sempre fatto... cacare. Si può dire in tv? Ah, non importa, qua siamo su Debaser. Ma veramente, nel suo secondo periodo da peperoncino, penso che abbia sempre frenato la band, tenendosi il meglio per dischi solisti come "The Empyrean". Un esempio lampante è "By The Way": Flea voleva fare un album punk, e John l'ha costretto (il bassista aveva lasciato anche la band per un periodo breve) a tirare fuori un album brutto. Ma brutto, eh! Anzi, bruttissimo!

Mi rendo conto che (forse) sto andando fuori tema. Un veloce commento su Chad Smith che, apparentemente, nella sua carriera non ha mai mostrato troppa inventiva. In realtà per un batterista (eh già, suono anche quella) è facile riconoscere la complessità, lo studio, il lavoro di limatura che questo simpaticone svolge dietro le pelli.

Sui pezzi non si discute. Sono tutte equalmente forti. A volte il ritmo rallenta e si fa suadente, come in "Sexy Mexican Maid" o nella strumentale "Pretty Little Ditty", il primo scontro dei Peppers con la melodia. Se volete assaporare pazzia da oppiacei, consiglio le tracce "Magic Johnson" e "Nobody Weird Like Me". La migliore? Io dico "Stone Cold Bush", perfezione in ogni suo secondo. In ogni atomo, direbbero i Negrita! Però, no, aspetta un momento... Devo fare una correzione: c'è un pezzo che per me non è "equalmente forte" come dissi prima, ed è "Subway To Venus". L'unica che salto sempre, e so che questo mi costerà qualche voto da parte di alcuni di voi.

Poi la chicca "Fire" di Jimi sapetechì, un vero classico qui suonato dai quattro fondatori, già proposto nell' "Abbey Road E.P.", quello con la copertina che offre i nostri quattro ignudi per strada in pieno gennaio, con un calzino attorno al prepuzio e i peli pubici in bella mostra. Che classe.

Che altro dire? Ah, sì! Oggi voglio fare lo sborone e dire che il 10 dicembre ho suonato sul palco con... TM STEVENS! Non c'entra un cazzo con la recensione, ma il 13 è il mio compleanno e alla fine questo paese, teoricamente, garantisce ancora la libertà di parola. Non sono modesto e me ne vanto, ahahahahah!!! Avanti, commentate. Insulti o complimenti, fate come vi pare. Thank You!

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Mother’s Milk come uno dei migliori album dei Red Hot Chili Peppers, lodando il contributo di ogni membro, in particolare Flea e John Frusciante in una fase giovanile ma tecnica. L'autore evidenzia la coesione e forza delle tracce, con qualche preferenza personale e un tono ironico. Un’opera energica e tecnica che ha segnato un momento chiave nella carriera della band.

Tracce testi video

01   Good Time Boys (05:01)

05   Nobody Weird Like Me (03:49)

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10   Pretty Little Ditty (01:36)

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11   Punk Rock Classic (01:46)

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12   Sexy Mexican Maid (03:22)

13   Johnny, Kick a Hole in the Sky (05:09)

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Red Hot Chili Peppers

I Red Hot Chili Peppers sono una band americana formata a Los Angeles nel 1983, nota per la miscela irriverente di funk, rock, punk e pop che li ha portati al successo mondiale dagli anni '90 a oggi.
72 Recensioni

Altre recensioni

Di  trapano

 Basta ascoltare la prima traccia “Good Time Boys” per capire di che pasta è fatto questo disco.

 Un disco essenziale nella discografia dei peperoncini: di sicuro importante quanto il più famoso Blood Sugar Sex Magik.


Di  joe strummer

 Nascono così divertenti pezzi di funk-punk dai forti lineamenti metal.

 Questo disco rimane un calderone di energia e divertimento, un cantiere aperto per sviluppi futuri.


Di  Flea

 Questo, a mio giudizio, è uno dei migliori dischi dei Peppers.

 Godetevi stò pò pò di recensione.