Copertina di Skid Row 34 Hours
Wiserson

• Voto:

Per appassionati di rock progressivo e blues, amanti della chitarra tecnico-espressiva, cultori di musica anni '70 e fan di gary moore
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LA RECENSIONE

Gli Skid Row (da cui ha preso il nome pari pari la ben più nota band anni 80, pagando per giunta i diritti) è una formazione che, pur vantando tra i suoi elementi niente meno che Gary Moore, non ha all'attivo molti album (proprio per l'abbandono da parte di quest'ultimo), solamente due, per la verità. Il primo "Skid" è un buon esordio rock-blues, ma con "34 Hours" (1971) (titolo derivante dalle ore concesse dalla CBS per registrare l'album - wikipedia docet), la band si avvicina al genere progressive, allungando i brani fino a comporre vere e proprie suites. Lo stile mescola con grande gusto l'attitudine rock, reminiscenza blues e momenti strumentali tipici progressivi. Il sound dell'album è dominato dalla chitarra, vista l'assenza delle tastiere (cosa piuttosto insolita per il prog) come a sottolineare il rapporto più stretto con il rock classico, da cui non ci si vuole staccare troppo.

L'album si apre con un articolato brano di 9 minuti, "Night of the Warm Witch", forse il pezzo più completo, ispirato e vario dell'intero disco. L'inizio inquietante è in sordina, successivamente prendono vita chitarra e batteria e la suite si sviluppa come da programma alternando lunghe sequenze strumentali a parti cantate più cadenzate (mi vengono in mente i Gracious come struttura e gli Osanna de "L'Uomo" come sound, ma senza fiati). La traccia seguente, dal titolo "First Thing in the Morning" è breve, veloce ed intensa, "Mar" è un brano più morbido, rilassato e lineare, invece con "Go, I'm Never Gonna Let You, Pt. 1-2" si ritorna all'hard blues e, contemporaneamente alla struttura della suite. Chiudono l'opera "Lonesome Still" una ballata country (scelta dal mio punto di vista incomprensibile) e "Love Story, Pt. 1-4" brano dai ritmi sostenuti, apprezzabile per la varietà che presenta.

"34 Hours" è senz'altro un disco godibile, che, rimanendo a cavallo tra rock, blues e prog, non annoia mai e lascerà soddisfatti gli amanti del genere. Il trio irlandese fa sfoggio di ottima tecnica senza eccedere in virtuosismi e fa centro nell'alternare spesso riff più cadenzati a parti più acustiche oppure veloci e briose. Personalmente ritengo la prima parte migliore, ma tutti i pezzi (a parte quello country che non c'entra niente) si rivelano all'altezza di un lavoro organico e completo. Unica pecca, se così si può definire, consiste nell'esiguo numero di strumenti utilizzati e l'esclusione di tastiere, fiati, strumenti ad arco e quant'altro di cui il prog ha fatto largo uso, che rende il suond un filo scarno e ripetitivo, ma l'attitudine hard blues della band giustifica totalmente questa scelta.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza '34 Hours' degli Skid Row, evidenziando la fusione tra rock, blues e progressive. L'album, dominato dalla chitarra di Gary Moore, presenta suites lunghe che alternano momenti strumentali a parti cantate. Nonostante la scelta minimalista degli strumenti, il disco si rivela godibile e tecnicamente valido, soprattutto nella prima metà. L'unico difetto è la scarsità di varietà strumentale tipica del prog.

Tracce

01   Night of the Warm Witch / The Following Morning (09:07)

02   First Thing in the Morning / Last Thing at Night (01:58)

04   Go, I'm Never Gonna Let You, Parts 1-2 (08:52)

05   Lonesome Still (03:53)

06   The Love Story, Parts 1-4 (05:08)

Skid Row

Skid Row si formarono nel 1967 a Dublino. Tra i membri fondatori figurano il bassista Brendan 'Brush' Shiels, il batterista Noel 'Nollaig' Bridgeman e Bernard 'Bernie' Cheevers; Phil Lynott collaborò in fase iniziale e il giovane Gary Moore si unì al gruppo nel 1969 come chitarrista e successivamente cantante. La band pubblicò gli album Skid (1970) e 34 Hours (1971) e si sciolse dopo l'abbandono di Moore.
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