Dopo il successo del secondo potente album “In the Wake of Determination”, che ha raccolto grande consenso anche fuori dai confini della terra dello Zio Sam (42.000 copie vendute soltanto la prima settimana) e la pubblicazione del CD/DVD “Live in the Lou Bassassins”, gli Story of The Year erano già in possesso di nove nuove tracce da inserire nel prossimo lavoro, che sarebbe arrivato nella primavera del 2008.

Quando la Mavericks Records, major madre dei due sopracitati lavori, nonché del debut album “Page Avenue”, è stata incorporata da una nuova etichetta che ha deciso di non continuare a collaborare con la band di St. Louis, gli Story of The Year si sono legati all’indipendente e promettente Epitaph Records.

Nacque così il terzo lavoro in studio, “The Black Swan”, il cui titolo fa riferimento al libro di Nassim Nicholas Taleb “The Black Swan: The Impact of The Highly Improbable” e che, neanche a dirsi, riporta in copertina un enorme cigno nero su sfondo rosso fuoco. Parte delle canzoni sono state registrate nei Foxy Studios, con la già nota collaborazione di John Feldmann; alle restanti tracce è stata data vita con l’aiuto di Michael “Elvis” Baskette (Alter Bridge, Tremonti, Slash), che ne è stato anche produttore.

La potenza e la melodia si alternano nella tracklist con il tipico stile della band. La voce di Dan Marsala, frontman e songwriter, passa armoniosamente dallo scream ai vocalismi più catchy con rapidità e pertinenza. I testi dell’album fanno riferimento alla pochezza della razza umana e condannano le guerre e la violenza, evidenziandone l’inutilità. Troviamo un acceso tono di condanna soprattutto in "Wake Up", "Tell Me (P.A.C.)", “Cannonball”, "Message to the World” e nella closing "Welcome to Our New War", anticipata dall'esplicito e significativo interludio "Pale Blue Dot". Con “Apathy is a Deathwish” si sposta l’accusa sulla rassegnazione di chi subisce la violenza e si evidenza come l’apatia sia la principale arma di sterminio di massa. L’opening “Choose Your Fate”, cantata quasi interamente in scream, è una traccia palesemente scagliata contro la politica di George W. Bush jr. La rabbia è riversata sul testo dallo scream di Marsala e i riferimenti ai precedenti lavori sono evidenti, soprattutto relativamente alla potenza dei riff sui ritornelli.

"Angel in the Swamp" si avvicina al pop punk puro ed è una sorta di dedica a un fan della band, che tramite un messaggio inviato a Dan Marsala ha raccontato di aver subito violenze in famiglia, confidando di aver trovato una sorta di ancora di salvezza nella musica della band. La scia riflessiva si tramuta in melodia pura con la ballad “Terrified”. Dopo la paura e l’isolamento si pensa a tornare alla vita, sempre combattendo i fantasmi di una guerra inutile.

Are you still alive? Are you scared inside?

Providence is blind when you're terrified

Are you still alive? Are you scared inside?

When we've reached the end of the road

I will carry us home

"We're Not Gonna Make It" tratta il tema del razzismo. Il testo è un’infusione di coraggio portata dalle parole di una coppia che sta vivendo un’importante relazione birazziale, che vuole essere per la vita e totalmente accettata dalle rispettive famiglie. La title-track “The Black Swan” e “The Antidote”, pur non chiudendo l’album, sembrano portare la soluzione ai problemi. Si suona la carica, affidandosi ad una resistenza instancabile.

Potrebbe sembrare populista e scontato il filo conduttore di questo album ma non è assolutamente così e lo si può capire ascoltandolo con attenzione. In quella primavera del 2008, la piena portata dalla crisi economica americana e la lunga coda di morte perpetrata dall'uragano Katrina e ancor prima dagli attentati dell’undici settembre, non avevano ancora smesso di alimentare la rabbia, nonché la voglia di giustizia e di riscossa.

In questi giorni “The Black Swan” compie quindici anni e quello che ci racconta è ancora tremendamente attuale. E purtroppo lo sarà ancora negli anni a venire, magari con una nuova consapevolezza da parte di tutti.

Proprio per la qualità del songwriting e la purezza del sound di una band che è divenuta un simbolo ed un riferimento per il suo genere, questo album merita un voto alto.

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