Cosa si può dire in una recensione dell’omonimo album bianco dei Beatles (detto appunto White Album)? Qualsiasi parola è già stata spesa nel corso degli ultimi cinquanta anni, spesso in senso di apprezzamento, ma a suo tempo con ogni probabilità non furono assenti le critiche da chi si aspettava un prodotto che seguisse la strada del precedente Sgt Pepper. Uscito il 22 novembre 1968, è da considerare più che come album in studio di stampo radiofonico, come una raccolta di diversi inediti usciti da diverse sessioni di sala prove legati assieme dal solo criterio della libertà compositiva. I fan dei Beatles, che fino al 1966 erano abituati a canzoni d’amore spensierate e con un ritmo trascinante, dopo Revolver e Sgt Pepper si erano ormai trovati di fronte un gruppo più maturo sia a livello compositivo, sia stilistico, che a livello di immagine. L’album in questione contiene 30 brani suddivisi all’apparenza in maniera casuale, ma che a modo suo hanno un filo conduttore; sarebbe impossibile elencare tutte le peculiarità dei singoli brani in breve, perciò farò un’analisi generale dell’intera opera. La prima parte delle quattro (se vogliamo intenderlo come le quattro facce di un doppio Lp) è la parte dell’album più vicina alla struttura degli album precedenti e contiene sia alcune delle canzoni più conosciute della seconda parte della loro carriera come “While My Guitar Gently Weeps” e “Obladi Oblada”, sia brani meno conosciuti ma di un altissimo livello compositivo ed esecutivo come “Happiness Is A Warm Gun”. L’alternarsi della voce principale nei brani è una tradizione dei Fab Four sin dall’esordio Please Please Me, e pertanto anche questo disco segue questo schema nella tracklist. I testi, che gia da “Rubber Soul” iniziavano a diventare più elaborati e complessi, nel White Album hanno come filo conduttore un certo esistenzialismo e varie riflessioni sulla vita come tema centrale. La seconda parte si ritaglia uno spazio più incentrato sulle ballate (“Julia”, “Piggies”), sulle sonorità swing (“Martha My Dear”), e contiene la prima canzone composta da Ringo Starr con i Fab Four, “Don’t Pass Me By”, dal tocco conutry rock. La terza parte è quella dove si fanno largo sperimentazioni di hard rock e psichedelia, generi del quale l’album precedente aveva già attinto a piene mani, soprattutto per il secondo; “Helter Skelter” per via delle sonorità insolitamente abrasive e distorte per il periodo storico e per i Beatles stessi, è considerata uno dei primi brani proto-metal e proto-punk della storia. Anche il resto dei brani segue questo stile, che, sebbene non così estremi come il pezzo appena citato, sono dei validi esempi di come i Fab Four furono in grado di entrare nel mondo dell’hard/blues rock senza sfigurare di fronte ai contemporanei Rolling Stones e Yardbirds. "Yer Blues", brano proveniente da questo lotto, è stato addiruttura suonato al Rock and Roll Circus degli Stones, con John Lennon che suona e canta accompagnato da Clapton, Keith Richards e Mitch Mitchell. La quarta facciata, per concludere, è caratterizzata da brani eterogenei che passano dal funk rock (“Savoy Truffle”) all’avanguardia sperimentale di “Revolution 9”. Con un’opera così variegata e sicuramente innovativa per l’epoca, i Beatles passano definitivamente da band commerciale che domina le masse, a band che decide di suonare musica sulla base delle proprie libere ispirazioni, senza curarsi più di tanto degli standard radiofonici e discografici. Assieme a “Pet Sound” dei Beach Boys e a “The Kinks Are The Village Green Preservation Society” dei Kinks, questo White Album rappresenta il picco creativo delle band della scena della british-invasion degli anni 60; qualsiasi appassionato di musica che si rispetti non può non riconoscere la grandezza di questa opera.
Brani migliori: “While My Guitar Gently Weeps, “Happiness Is A Warm Gun”, “Martha My Dear”, “Yer Blues”, “Helter Skelter”.
"While my guitar gently weeps, uno dei più bei pezzi rock mai scritti... sembra davvero che la chitarra stia piangendo."
"Il 'White album' è sicuramente un’opera grandiosa, di eccellente valore artistico, sicuramente confusionale, acida, ferrosa... ma conquista la cima di una delle montagne più alte del mondo: la musica."
"Questa opera eccelsa del rock non può lasciare indifferenti."
"I Beatles hanno dimostrato di essere avanti, trasformando la musica in semplice e pura arte."
Capolavoro malato: un capolavoro in potenza, ma così com’è non può meritare questo titolo.
I Beatles si resero conto che l’album era pieno di mediocrità e dedicate 12 ore filate a nasconderle nella distribuzione delle canzoni.
Per chi abbondantemente già conosce questo album, album bianco, recensione bianca..
Per tutti gli altri, c’è la prima versione.