Le dieci canzoni di "One Way Ticket To Hell... And Back", secondo attesissimo album dei The Darkness, non reggono neanche lontanamente il confronto con quelle del fulminante debutto del 2003 "Permission To Land". La formula musicale stracolma di rimandi al passato (dai Queen di Freddie Mercury in giù) che ha procurato loro fama e gloria questa volta non ha pagato.
I motivi sono evidenti fino dall’ascolto del singolo apripista che da il titolo all’album; la produzione, affidata a Roy Thomas Baker (Rolling Stones, The Who e gli immancabili Queen di Bohemian Rhapsody), ha levigato più del dovuto il suono “cafone” dei Darkness, togliendo così forza a canzoni formalmente impeccabili ma prive d'anima. Uno degli elementi principali che ha reso "Permission To Land" un grande successo è senza dubbio, oltre alla celeberrima "I Believe In A Thing Called Love", il poderoso wall of sound (Black Shuck, Growing On Me e Get Your Hands Off My Woman) ottenuto dalle chitarre dei fratelli Hawkins.
In questo secondo lavoro mancano sia i bei singoli di una volta che quel suono ruvido e sporco. Il primo singolo estratto "One Way Ticket" non convince, mentre le successive "Knockers" e "Is It Just Me?" sono semplicemente repliche sbiadite di quanto già sentito nell’album precedente. L’unico brano ascoltabile è la ballata strappalacrime "Seemed Like A Good Idea At The Time", forse un po’ troppo melensa a causa degli archi ma nell’insieme accettabile.
Nonostante possa apparire scorretto rinfacciare al quartetto inglese l’assenza di singoli orecchiabili va detto però che è ragionevole aspettarsi almeno un pizzico di mestiere in più, soprattutto se si decide di non cambiare le carte in tavola. L’allontanamento del bassista Frankie Poullain per motivi economici, i progetti solisti del cantante Justin, una canzone dedicata alla paura di perdere i capelli (Bald) e le scarse vendite di "One Way Ticket To Hell… And Back" non compongono un quadro roseo per i Darkness. Arrivederci al terzo album, se ce ne sarà uno.
Il produttore ha sicuramente influito sul miglioramento tecnico del gruppo: grandissimi cori, chitarre più dosate e introduzione d’archi.
Questo chiude è la migliore canzone dell’album e lo chiude lasciandolo sospeso nell’aria, quasi ad indicare che vogliono comporre un terzo album da applausi.
I Darkness sembrano non aver centrato il bersaglio presentando un album davvero piatto, con poche idee e un sound decisamente più soft.
L'album si rivela noioso e lontano dal sound hard rock sperimentato in precedenza; il futuro sembra sempre più nero e sovrastato dalla sete di denaro.
Se il rock’n’roll è musicalmente morto, non lo è nell’anima, nella forza evocativa: e non lo sarà mai!
Altrimenti mi tengo stretto i miei bei albums d’annata e lascio tranquillo il mio portafoglio.
"Hell is frozen over... ma per fortuna sono arrivati i The Darkness a riaccendere la fiamma del rock."
"One Way Ticket To Hell... è l'antidepressivo definitivo, un album che fa bene alla salute, punto e basta."