Copertina di Darkness One Way Ticket To Hell....And Back
Filippo Guzzardi

• Voto:

Per appassionati di rock classico, glam rock, fan dei darkness e cultori della musica anni '70
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LA RECENSIONE

Viste le 3 precedenti recensioni ed i relativi commenti, non posso esimermi dal farne una quarta. Con i Darkness il classic rock ed il glam, in particolare, torna alla ribalta nel terzo millennio in attesa che una nuova generazione faccia risorgere il rock‘n’roll (imprescindibile l’uso delle nuove tecnologie che non possono essere ignorate), se mai lo farà.

I Darkness sono Justin Hawkins (Vocals, Guitars, Synths), il fratello Dan Hawkins (Guitars), Ed Grahams (Drums) e l’ ultimo arrivato Richie Edwards (Bassguitar) recentemente subentrato a Francis Poullain. I fratelli Hawkins provengono da una città marinara, Lowesoft, nel Suffolk (Nord-Est della Gran Bretagna) e crescono sognando e suonando il rock‘n’roll. Dan ci prova veramente, trasferendosi a Londra dove incontra Francis (un vero e proprio esule scozzese) con cui stringe una solida amicizia, mentre Justin va a studiare all’ Haddersfield University. La svolta avviene allorquando Justin partecipa per gioco ad una competizione di Karaoke ed esibisce una spettacolare esecuzione di “Bohemian Rhapsody”.

Il primo a rimanere strabiliato è il fratello Dan che convince Justin a seguirlo per mettere su la band: Francis (nel frattempo traferitosi in Venezuela) ed Ed (ex compagno di scuola dei fratelli) rispondono subito all’appello. Il gruppo azzecca subito il colpo con un’ etichetta indipendente che promuove quella che diventerà una popolarissima hit: “I Believe In A Thing Called Love”, cui seguirà un contratto con una major (l’Atlantic) e l’uscita di 'Permission To Land' (2003) che grazie a brani come “Friday Night” (la preferita di Justin e Francis), “Get Your Hands Off My Woman” (la preferita di Dan) e “Stuck In A Rat” (la preferita di Ed) rimarrà nelle zone alte delle classifiche anglosassoni per un biennio.

Nel rock di meteore ce ne sono state tante, il dubbio che ciò riguardasse anche i Darkness l’ho avuto anch’io. Ed invece no: la scelta di recensire questo secondo lavoro ne è la prova. Innanzitutto, se il rock‘n’roll è musicalmente morto, non lo è nell’anima, nella forza evocativa: e non lo sarà mai! Questa seconda fatica dei Darkness è un fulgido esempio. A dispetto del loro nome, essi non oscurano le loro fonti, anzi le manifestano palesemente: i primi AC/DC (quelli con Bon Scott) ed i Queen (nell’album Jazz, in particolare) fra tutti. A ciò aggiungerei un accostamento naturale (non so se voluto o meno) ai primi Toto (quelli con Bobby Kimball) e, soprattutto, tutta la letteratura musicale Glam degli anni ’70 (David Bowie e Marc Bolan in testa) viene letteralmente viscerata. Per molti, questo non è e non può essere un motivo di vanto e do atto ad una tale obiezione meritevole della dovuta considerazione. Ma, siccome quando c’è da spendere 1 euro a prevalere sono i gusti, allora nel marasma rock attuale, se devo spendere qualcosina, lo faccio per questo cd, altrimenti mi tengo stretto i miei bei albums d’annata e lascio tranquillo il mio portafoglio.

Le scelte musicali dei due fratelli vincono le resistenze di Francis, più propenso invece ad un rock più impegnato (alla Tom Wait per intenderci): il bassista lascia e Justin recluta Richie Edwards a cui è legato dall’insana passione per i Queen. La title-track “One Way Ticket To Hell. . . And Back” (e primo singolo) è stranamente il pezzo meno interessante, almeno per quel che mi riguarda, salvandosi solo per il suo divertente refrain. Le cose decisamente cambiano con la successiva “Knockers” che considero il miglior pezzo dell’album: non aggiungerei altro. In “Is It Just Me” e “Dinner Lady Arms” è evidente il richiamo agli AC/DC di Powerage e Highway To Hell, ai Toto di Hidra e Turn Back ed a quel «basic rock» (The Knack e The Cult, in particolare) tanto caro, peraltro, ad Ed (e si sente). La splendida ballata con tanto di archi, “Seemed Like A Good Idea” comincia a mostrare la devozione di Justin ai Queen, mentre nella medievale “Hazel Eyes”, il singer dà il meglio di sé. Il pezzo più duro è “Bald” in cui Dan sfodera tutto il suo amore per i fratelli Young che «costringe» Justin ad intervenire sul piano delle liriche, onde evitare una perfetta emulazione.

La band inglese strizza l’occhio addirittura alla Disco/Dance di fine anni ’70 nell’accattivante “Girlfriends”, prima di tornare nei ranghi con “English Country Garden” in cui ritroviamo Justin fare il verso a Mercury, Dan a Lukather e Richie muoversi perfettamente a suo agio. A chiudere questa formidabile rivisitazione del rock anni ’70, ci pensa “Blindman”: chiaro omaggio ai Queen ed alla memoria del suo indimenticabile front-man. Come dire (ironicamente): alla faccia dei morti viventi!
Filippo Guzzardi

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Riassunto del Bot

La recensione esamina il secondo album dei Darkness, evidenziando il forte richiamo al classic e glam rock degli anni '70. L'autore apprezza la capacità della band di riscoprire sonorità perdute, omaggiando gruppi iconici come Queen e AC/DC. Pur riconoscendo qualche traccia meno potente, il disco è definito un solido esempio di rock revival. La band mantiene viva l'anima del rock'n'roll con energia e passione.

Tracce testi video

03   Is It Just Me? (03:05)

04   Dinner Lady Arms (03:16)

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05   Seemed Like a Good Idea at the Time (03:34)

09   English Country Garden (03:06)

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The Darkness

The Darkness sono una band britannica associata a hard rock e glam, nota per l'approccio teatrale, i falsetti di Justin Hawkins e i rimandi dichiarati a classici come Queen e AC/DC. Nelle recensioni vengono spesso descritti come divertenti, tamarri e molto efficaci dal vivo.
17 Recensioni

Altre recensioni

Di  Torre Ste

 Il produttore ha sicuramente influito sul miglioramento tecnico del gruppo: grandissimi cori, chitarre più dosate e introduzione d’archi.

 Questo chiude è la migliore canzone dell’album e lo chiude lasciandolo sospeso nell’aria, quasi ad indicare che vogliono comporre un terzo album da applausi.


Di  Adil

 La produzione... ha levigato più del dovuto il suono 'cafone' dei Darkness, togliendo così forza a canzoni formalmente impeccabili ma prive d'anima.

 Il primo singolo estratto 'One Way Ticket' non convince, mentre le successive 'Knockers' e 'Is It Just Me?' sono semplicemente repliche sbiadite di quanto già sentito nell’album precedente.


Di  Spike Joe

 I Darkness sembrano non aver centrato il bersaglio presentando un album davvero piatto, con poche idee e un sound decisamente più soft.

 L'album si rivela noioso e lontano dal sound hard rock sperimentato in precedenza; il futuro sembra sempre più nero e sovrastato dalla sete di denaro.


Di  Starblazer

 "Hell is frozen over... ma per fortuna sono arrivati i The Darkness a riaccendere la fiamma del rock."

 "One Way Ticket To Hell... è l'antidepressivo definitivo, un album che fa bene alla salute, punto e basta."