Copertina di The Doors Strange Days
Alevox

• Voto:

Per appassionati di rock classico, cultori della poesia rock e della psichedelia anni '60, fan di jim morrison e studenti di storia musicale
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LA RECENSIONE

Strani giorni li avevano trovati.

1967, il ricordo della Summer of Love ancora nelle menti d'incenso dei giovani hippie, i sogni di cambiare il mondo, l'amore, la pace, la guerra. Strani giorni in quegli anni, i ghetti neri di Detroit e Newark scossi da violente e insanguinate proteste, il Vietnam, il giovane rivoluzionario argentino Ernesto Guevara, detto "Il Che" assassinato in circostanze misteriose. C'è chi sintetizza gli ideali sbandierati dalle nuove generazioni cantando che "tutto quello di cui hai bisogno è amore", e invece c'è qualcun'altro che dietro i profumi esotici di cambiamento e hashish percepisce ancora qualcosa di profondamente anomalo.

I Doors sono in testa alle classifiche dopo "Light My Fire", il successo del primo album è incredibile, ma la band non si siede sugli allori e al contrario, trascinata da un incredibile entusiasmo decide di pubblicare letteralmente di filata il secondo album; anch'esso composto in gran parte da pezzi ideati precedentemente all'uscita di "The Doors". I testi di "Strange Days" sono magnetici e terribilmente espressivi. Forse con questo disco più di ogni altro Morrison tenta di arrivare al suo scopo primario: raggiungere la teatralità. La sua prima passione, e forse più grande, rimaneva il cinema, non dimentichiamocelo.

"When the Music's Over" spesso paragonata a "The End" come suo contraltare, è in realtà profondamente diversa. Non più cavalcate oniriche tra sogno e realtà ma un'interpretazione che lentamente, progressivamente, abbandona a sé stesso il cantante, lasciandolo solo al centro della scena. Gli strumenti si spengono come le luci dopo un concerto, e lasciano spazio a una pura e solitaria recitazione teatrale. Declamazioni lapidarie, quasi terrificanti. Come quella di "Horse Latitudes", il pezzo che in assoluto più rappresenta la filosofia del disco assieme a quello d'apertura. Jim Morrison non è più un cantante: è un angelo dell'apocalisse. Vede gettare in acqua cavalli da un vascello tra le onde infuriate del mare. Esseri soli e ormai senza più speranza, come noi, ma composti e dignitosi fino alla fine. E' un Jim Morrison già non più spavaldo, che si nasconde dagli sguardi freddi e severi della gente. È un poeta decadente che è chiuso nella sua torre d'avorio e che vuole disperatamente uscirne fuori. In un modo o nell'altro alla fine ci riuscirà.

 

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Strange Days' dei The Doors, un album che riflette i fermenti sociali e culturali degli anni '60. Jim Morrison emerge non solo come cantante, ma come poeta e attore teatrale al centro di un disco oscuro e magnetico. Il lavoro mostra una forte teatralità e profonde riflessioni sull'alienazione e la fine di un'era idealistica. Un album che si distacca dal successo del primo e si immerge in atmosfere più intense e cupe.

Tracce testi video

01   Strange Days (03:09)

02   You're Lost Little Girl (03:04)

03   Love Me Two Times (03:17)

07   People Are Strange (02:12)

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08   My Eyes Have Seen You (02:29)

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09   I Can't See Your Face in My Mind (03:26)

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10   When the Music's Over (10:56)

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The Doors

I Doors sono uno dei gruppi culto della musica rock: tra sensualità oscura, psichedelia e blues, hanno lasciato un segno indelebile dagli anni Sessanta a oggi. Guidati dal carisma iconico di Jim Morrison, sono noti per il loro sound unico e per l’influenza che vanno da club fumosi a platee sconfinate.
64 Recensioni

Altre recensioni

Di  Grasshopper

 "Strange Days riesce a non far rimpiangere troppo il predecessore."

 "Alla disperazione assoluta e senza fiato di 'The End' è subentrata una dura e concreta rabbia."


Di  expresuntuoso

 "Strange days... have found us..." Inizio di un viaggio che non permette ritorni.

 "Questa era 'People Are Strange'... voglio urlare!"


Di  joe strummer

 Il sole si è spento.

 Cancel my subscription to the resurrection: Morrison ci porta ad esplorare i meandri del subconscio.


Di  nikko89

 È un disco senza uscita come un labirinto di solitudine, che affronta l'alienazione senza retorica e senza ricami patetici.

 Jim scruta nell'abisso, così come lascia che l'abisso scruti in lui, e tutto questo fino alla fine.


Di  paolofreddie

 Jim è un poeta del rock, maledetto, un autore solitario che legge libri di Blake e scrive poesie su poesie, canzoni su canzoni.

 Quando la musica è l'unica tua amica fino alla fine.