Copertina di The Long Ryders 10-5-60
psychrockblues

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Per appassionati di musica rock anni '80, amanti del folk psichedelico e cultori di band influenti vintage
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LA RECENSIONE

I Long Ryders costituiscono un'interesantissima realtà (non dichiaratamente) psichedelica degli anni '80. Sid Griffin e Steve McCarthy, reduci dall'esperienza Unclaimed, fondamentale formazione del sixties revival, formano la band nei primi anni '80 a Los Angeles insieme a Greg Sowders e Barry Shank. La "Y" del nome è un chiaro riferimento ai Byrds, fonte d'ispirazione della maggior parte del repertorio "longryderiano". La loro musica è quasi una miscela di jingle-jangle folk-rock e post-punk (occasionalmente i suoni ricordano vagamente la scena new-wave).

Nel 1983 pubblicano il loro album d'esordio, lo splendido mini-album prodotto da Earle Mankey "10-5-60". Inizia il viaggio... "Join My Gang" è un inno, una miscela di carica esplosiva e rock chitarristico che sfiora ripetutamente il suono psichedelico, senza mai uscire dal folk-rock. Splendidi i vocalismi che possono essere considerati un ibrido fra Johnny Rotten, Tom Verlaine e Roger McGuinn. Gli assoli di chitarra sembrano una variante country dei Television. La magia però inciampa subito dopo in "I Don't Care What's Right, I Don't Care What's Wrong", motivetto country-rock poco riuscito (ognuno ha i suoi gusti). Ma ecco la risalita con la splendida title-track, certamente il brano più psichedelico, più aggressivo: un riff graffiante di chitarra distorta e una melodia palesemente ispirata a "So You Want To Be A Rock'n'Roll Star".

La seconda facciata si apre con un'altra scarica di energia: "The Trip" è semplicemente perfetto; la strofa è la perfetta introduzione ai taglienti accordi di chitarra elettrica del ritornello. Ormai siamo un passo dal post-punk. Ma "And She Rides" riporta con la mente al primo dei 13th Floor Elevators (i brani melodici ovviamente) e "Born To Believe In You" è l'ennesimo omaggio alla musica di vent'anni prima.

I L. R. sono da considerare oggi una curiosità nel vasto panorama musicale dei decenni scorsi. Ancora oggi, sebbene non abbiano (almeno in questo disco) dato segni di straordinaria genialità, esercitano un certo fascino sentendo pochissimo il peso di oltre vent'anni sulle spalle. Da non perdere.

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Riassunto del Bot

L'album d'esordio dei Long Ryders, 10-5-60, rappresenta un'interessante fusione di folk-rock, psichedelia e post-punk. Pur non raggiungendo una genialità straordinaria, il disco offre brani carichi di energia e riferimenti sonori a grandi band come Byrds e Television. Un'opera di culto ancora oggi affascinante e da scoprire. Consigliato a chi ama la musica originale e con influenze vintage.

Tracce video

01   Join My Gang (02:48)

02   You Don't Know What's Right, You Don't Know What's Wrong (04:02)

03   10-5-60 (03:11)

04   And She Rides (02:42)

05   Born to Believe in You (04:31)

The Long Ryders

Band statunitense formata a Los Angeles nei primi anni ’80, tra i nomi di punta del Paisley Underground. Guidati da Sid Griffin e Stephen McCarthy, con Greg Sowders alla batteria, mescolano country/folk rock, jingle‑jangle e venature cowpunk. Dopo lo slancio negli anni ’80, sono tornati in attività con nuovi album nel nuovo millennio.
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