Copertina di The Police Ghost In The Machine
Lucabbrasi

• Voto:

Per appassionati di musica rock, fan storici dei the police, amanti delle produzioni musicali anni '80, chi cerca album innovativi e ricchi di groove
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LA RECENSIONE

Tanto si è detto sui Police. Forse troppo. Forse troppo poco, o male.
Molti li ricordano solo per i capelli biondi. O per la personalità schicciante di Sting. O per Du du du etc.
Nessuno ha mai riflettuto sul fatto che 'sti 3, ripeto 3, riuscissero a produrre:
a) dischi intelligenti
b) che hanno coperto moltissime sfaccettature della musica rock
c) che dal vivo erano semplicemente devastanti.

Ghost In The Machine riflette le sbornie, e le delusioni, del post Zeniatta: il gruppo aveva assaporato il successo mondiale, e in pratica aveva... sbarellato un po'.
Giustamente si ritirano in un'isola caraibica, isolati, e affidano la produzione, il cambio di rotta, a un giovane produttore, intelligente e di orecchie buone (Hugh Pagdam). Copeland sempre armato della sua durissima Tama e dagli amati Octoban, Summers con la valigia piena di harmonizers e il nuovo giocattolo, il synth guitar della Roland. Sting... basso, voce, ispiratissimo e molto dark.

Si parte con "Spirits...": suoni secchi, il rullante che picchia steccoso come non mai, e... quelle strofe con 20 sovraincisioni di voce. Questa sarà la caratteristica di tutto il disco: la voce di Sting livellata al pari degli altri strumenti, non prevarica, anzi, viene smoothata con tantissime armonizzazioni e controcanti. Si rimarca la collegialità del gruppo, o almeno si tenta di riportarla in binario.
"Every Little Thing" è un gioiello pop, in cui compare sinuoso un piano e un linea di synth suonata sull'Oberheim di Sting. S'inizia a staccarsi dallo stereotipo "pop-reggae"....
"Invisible Sun ": Cristo che chorus di chitarra! Summers si conferma un GENIO della ritmica, un mago nel creare POCO ma estremamente valido. Copeland picchia efficacissimo sui tom, il famoso "rythmatist" spande i suoi Paiste nell'intero spazio sonoro.
"Too Much Information": e chi dice che sia vergogna suonare funk, senza scimmiottare la disco? Ispiriamoci a Sly and the Family Stone, aggiungiamo un tocco di sax e... zac! Groove incredibile!
"Omegaman": della serie, come fare un solo al synth guitar di 5/6 note, ed entrare nella leggenda meglio delle 20.000 note suonate da un tamarro qualsiasi... gioellino speed pop.
"Darkness": Copeland sviluppa qui il suo non misero talento compositivo, e ti tira fuori una ballata cupa e stranissima, con un inciso di piano fantastico.

Qualcuno, per caso, non li ha mai ascoltati? Siete curiosi? Bene, iniziate da questo disco. Poi passerete agli altri.
Ma prima apprezzate le armonie vocali, il mood abbastanza cupo a tratti, e allegramente funky in altri. Fatevi coinvolgere dal groove "african" di Copeland. I veri Police, qui, si sono ritrovati, senza luci o glam vari: veri, essenziali e barocchi allo stesso tempo, ma sicuramente un terribile terzetto da guerra...

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Ghost In The Machine' come un album intelligente e innovativo dei The Police, dove il trio riscopre un sound collettivo ricco di armonie e groove. Sting, Summers e Copeland sperimentano con synth e ritmi funk, offrendo un lavoro maturo e diversificato che va oltre il semplice pop-reggae. L'album è descritto come una pietra miliare, fondamentale per chi voglia conoscere la vera essenza della band.

Tracce testi video

01   Spirits in the Material World (02:59)

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02   Every Little Thing She Does Is Magic (04:20)

04   Hungry for You (j'aurais toujours faim de toi) (02:52)

06   Too Much Information (03:42)

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07   Rehumanize Yourself (03:10)

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08   One World (Not Three) (04:46)

The Police

The Police sono un trio britannico formato da Sting (voce, basso), Andy Summers (chitarra) e Stewart Copeland (batteria). Attivi tra la fine degli anni '70 e la metà degli '80, sono celebri per la loro miscela di rock, reggae, pop e punk, per le innovazioni ritmiche di Copeland, la voce inconfondibile di Sting e le atmosfere chitarristiche di Summers. La loro parabola comprende successi planetari, litigi mitologici, reunion miliardarie… e un impatto colossale sulla storia della musica moderna.
35 Recensioni

Altre recensioni

Di  claudio carpentieri

 Un disco che rimane senza dubbio una pietra miliare per il sound ottenuto, nonché la manifestazione più concreta per il coraggio dei tre ad aver messo in gioco la propria reputazione.

 Il titolo dell'album è preso direttamente da un libro di Arthur Koestler, dove viene affermata la teoria secondo cui le tendenze autodistruttive degli esseri umani possono essere attenuate con l’aiuto di integratori chimici.


Di  Rax

 «Con tutti questi sintetizzatori, la leggendaria rozzezza dei Police [...] è andata perduta.»

 «'Invisible Sun' è forse il massimo capolavoro dei Police, un pezzo cupissimo con un Summers calligrafico.»