The Style Council
Introducing the Style Council

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Se viaggiando nell'Albionica del sud, arrivi (sbagliando strada, non c'è altro motivo) a Woking
e le ore passate al volante alleate allo scroto schiacciato da 80 kg di inaspettato, sprovveduto
esploratore dell'ultim'ora, ti sussurrano "cazzo, fermati ora", ecco, potresti visitare il famos.. ehm
il grand.. il tripode futuristico di Michael Condron, poi la scuderia della McLaren, la campagna
inglese corredata di un numero congruo di pecore (per accordo con i grafici delle cartoline)
e poi niente più.

Se invece sei nato a Woking, potresti passare ore liete in piazza ad ammirate il tripode futuristico
di Michael Condron, di tanto in tanto far visita alla scuderia della McLaren, una passeggiata nella
campagna inglese e, in caso d'insonnia, contare le pecore. E poi.. e poi niente più;
a meno che non ti chiami John William Paul e avendo le palle piene del futuristico, del tripode, di
Michael Condron , delle scuderie e le pecore belanti che punteggiano la campagna inglese e te le
ritrovi pure nelle cartoline a tritarti i 'glaces', decidi di farti una RRockBend.

Siamo a metà '70. Malcolm McLaren smonta e rimonta i Sex Pistols manco fossero i Lego e un
certo Joe Strummer ha messo su una band molto promettente. I Jam piombano sulla scena punk
con lo stesso effetto di un propellente nel bel mezzo di un incendio. Tutto bene se non fosse che
il combo di Woking ama i Kinks e la 'generazione' degli Who e non immagino proprio Townshend
con la lunga chioma pomatata e rizzata con la colla di pesce.

Weller invece si. E anche la sua Rickenbacker. E anche una milionata di persone che li prendono a
venerare. Così passano sette anni tra pezzi incendiari che scriveranno la storia, tra quelli che li
vedono come una punk band e una schiera di altrettanti professoroni che collocano il sound tra il
mod accessoriato di parka, il rock con un pizzico di pop, il pop con un pizzico di rock, il rock pop
con un pizzico di pop rock, che non disdegna una manciata di mod col parka o senza... ... ...
i Jam si sciolgono. Rimangono ancora un pizzico di scoppiati divisi ancora tra rock, pop, mod, punk,
sbank, mentre Weller vira verso il soul-jazz-pop-sophisti-pop.
"Eccheccazz, ma lo fai apposta? Fermati 'n attimo". Manco a dirlo.

Ledisengentlmends "DStailConsil"!
Ovvero:
lo sbarbo con la cute "culetto-di-bebè" e l'energumero buono con le dita di velluto. La mente ed il
braccio (possente e talentuoso); I ruoli si delineano appieno qualche anno dopo, sulle coste scoscese
del Dorset quando il paziente Mick, affannato ed equipaggiato con una pesante borsa, rincorre un
allampanato Paul 'pittorepazzo', spesso annoiato, che nei momenti di euforia si diverte nel gridare
"A lupo!".

Delle pecore non v'è più traccia. Manco tripodi. Solo jazz, cafè all'aperto e bateau-mouche. Weller ha
gettato gli anfibi nella Senna e, preso a braccetto il gigante Talbot, ha imboccato la 42 rue des
I°arrondissement, spedito dritto verso il Duc des Lombards. Immedesimato totalmente nel nuovo
Paul, un figlio adottivo della 'Ville Lumière', impeccabile nel suo preciso, disciplinato look.
Tranne quella collana sul maglioncino nero a dolcevita che proprio non si può vedere.
E ssò artisti, che ci volete fare.

1983. Gli Style Council si presentano al mondo con "Introducing: The Style Council ".
Alcuni adulatori del primo Weller comprano il disco.
Ascoltano il disco.
Sollevano la puntina dal disco.
Fanno volare il disco.
Tra le pecore nelle campagne inglesi.

Eppure c'è un perchè nei solchi del primo lavoro con il Talbot-tone. Raffinatezza a palate, piaccia o no.
Ed ispirazione che passa dai primi ascolti del giovane Paul, targati Motown. I ritmi si abbassano, anche
le luci e la pressione. Il battito. Tutto fluisce dolce e lento. La stilosa "Long Hot Summer" con il distinto
e sobrio giro di basso, il pop colorato a pastelli di "Speak Like A Child", l'incredibile "The Paris Match"
(nella versione al 50%, chi la conosce sa perchè), la ballata semi-acustica di "Headstart For Happiness".
Il tocco magico di Talbot, le lunghe passaggiate costeggiando la Senna e la tour Eiffel. Le infinite
combinazioni degli 88 Bianchienneri tasti e l'aroma che si diffonde nei cafè vista tour Eiffel. Il canto
sospirato di Paul, i bistrot e la tour Eiffel. Saint-Germain e la tour Eiffel. Montmartre e la tour Eiffel.
Gli Champs Elysées e la tour Eiffel. La tour Eiffel e la, ehmm... tour Eiffel. Cazzo, quanto mi mancano
le pecore.

Weller, camaleontico genio, ha capito il momento giusto per appendere il chiodo borchiato al muro ed
infilarsi in una morbida tweed jacket. Tutt'oggi, lontano dagli SC continua ad effondere fascino e
UK-Stye da ogni poro, fino a rasentare sospetti di natura (ultras) 'nazionalista'.

"Introducing: The Style Council " non è uno Krug Clos d’Ambonnay del 1995 ma un onesto, piacevole
Vermut che ha avuto il merito di preparare il terreno al capolavoro dell'anno sucessivo.
Dopotutto hanno inventato prima il fiammifero e dopo l'accendino.

Greetings from Woking! (beee,bee....beeeee)

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