Copertina di The Zombies Odessey And Oracle
sylvian1982

• Voto:

Per appassionati di musica vintage, fan del pop e rock anni '60, collezionisti di album cult, studenti di storia della musica
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LA RECENSIONE

Se negli anni sessanta è esistita un'alternativa al mainstream pop dei Beatles e dei Beach Boys, questa è certamente da ricercarsi nei solchi di questo misconosciuto capolavoro degli inglesi Zombies. Non tragga in inganno il nome che si sono dati, poiché la loro musica non evoca certo panorami spettrali, quanto un edulcorato pop dalle tinte leggermente psichedeliche.

Datato 1968, questo disco ci consegna una band al capolinea, frustrata da un successo che la dea commerciale gli aveva eternamente negato. Ma forse è nei momenti più bui e disperati che si giocano le carte migliori, quando ormai si sparano le ultime cartucce consapevoli che sono proprio le ultime. Il singolo "Time Of The Season" (qui contenuto), che nel suo incipit ricorda vagamente la celeberrima "Stand By Me", seppur in ritardo, li fa conoscere al grande pubblico e li costringe per un breve periodo, quando ognuno ormai aveva intrapreso i propri sentieri, a una improvvisa, quanto irrisolta, reunion.

Stupisce non poco il fatto che, ad oggi, quasi nessuno si ricordi di loro, quando i Beatles e i Beach Boys sono, giustamente, assurti al ruolo di intoccabili. Voglio esagerare: al di là dell'impatto sociale e del ruolo storico avuto, mi azzardo ad affermare che i Fab Four, pur avendo disseminato una miriade di formidabili singoli, non possono vantare un lavoro sulla lunga distanza così omogeneo e convincente in toto. Sulla scia di band coetanee, come Kinks o Pretty Things, gli Zombies dipingono un surreale affresco pop composto da dodici canzoni che teoricamente potrebbero essere altrettanti potenziali singoli. Ma forse l'accostamento che maggiormente evoca "Odessey And Oracle" è quello con "Forever Changes" dei Love. Due gruppi legati e ricordati per un unico grande album.

Anche nelle sonorità, se vogliamo, possiamo sentire echi di un Arthur Lee sul fronte meno psichedelico, sebbene gli Zombies e nella fattispecie Argent e White, giacché sono loro i compositori, penso che abbiano passato notti insonni imparando ogni singola nota di "Pet Sounds". Stessi intarsi vocali, stessi intrecci di canti e controcanti con sempre una tessitura melodiosa di prim'ordine contornata da hammond, mellotron e campanellini per costruire un'opera pop destinata a lasciare il segno o a farsi dolcemente scoprire dai pochi (molti?) che ancora li ignorano.

Alfabeticamente andrebbero collocati, in una ipotetica discoteca ideale, agli ultimi posti, ma noi aggiriamo l'ostacolo e li cataloghiamo cronologicamente accanto ai maestri, degni di stare al loro fianco.

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Riassunto del Bot

Odessey And Oracle degli Zombies è un album pop psichedelico del 1968, spesso trascurato ma sorprendentemente omogeneo e di grande qualità. La recensione celebra la band come un'alternativa valida ai giganti del tempo, sottolineando l'importanza del singolo Time Of The Season e la profondità dell'opera, ricca di arrangiamenti elaborati e melodie coinvolgenti. Un disco da riscoprire, degno di stare accanto ai maestri dell'era.

Tracce testi video

02   A Rose for Emily (02:21)

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03   Maybe After He's Gone (02:38)

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06   Hung Up on a Dream (03:05)

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08   I Want Her She Wants Me (02:53)

09   This Will Be Our Year (02:10)

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10   Butcher's Tale (Western Front 1914) (02:52)

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11   Friends of Mine (02:20)

12   Time of the Season (03:34)

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The Zombies

The Zombies sono un gruppo rock britannico formato nei primi anni ’60, noto per i singoli “She’s Not There”, “Tell Her No” e per l’album “Odessey and Oracle” (1968). Sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2019.
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  Missing

 "Odessey And Oracle è l'album più sfortunato e 'fantozziano' in assoluto che una casa potesse produrre."

 "Suggerisco di ascoltarlo nella versione primitiva ma quella per i quarant'anni è veramente interessante."


Di  mojo

 Col loro pop zuccherino e sballoso come certi liquorini della nonna.

 Scioglieva gli affanni e aiutava a raggiungere quello stato in cui è massima la nostra intimità col mondo e con le cose.