Copertina di Thin Lizzy Jailbreak
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Per appassionati di hard rock, fan della musica anni ‘70, collezionisti di cult album e lettori curiosi di scoprire gemme nascoste.
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LA RECENSIONE

Quando pensiamo all’hard rock e alla primissima ondata del nascente heavy metal quasi sicuramente pensiamo a Deep Purple, Black Sabbath, Led Zeppelin, i quali sono mostri sacri del genere, ma ci sono tuttavia pietre miliari rimaste sempre in penombra, che sicuramente non hanno raggiunto il successo dei tre gruppi appena citati; tra questi ci sono i Thin Lizzy. Band irlandese fondata nel 1969 dal bassista e cantante Phil Lynott, nel 1976 essi avevano già all’attivo cinque album in studio; sempre in quell’anno pubblicarono quello che probabilmente fu il loro album della maturità artistica: Jailbreak.

Questo disco, con i suoi 38 minuti di durata, si apre nella maniera più azzeccata possibile: un power-chord distorto che dà subito il via al riff principale; tre accordi, ritmo mid-tempo in 4/4, e tanta energia da spaccare il mondo. “Jailbreak”, che dà appunto il titolo all’album in questione, è diventata subito un classico del genere per via della sua immediatezza, anche se l’enorme aura della band citate precedentemente ha sempre lasciato in penombra band come i Thin Lizzy, forse più per la loro notorietà a livello di immagine che per reali meriti superiori. Personalmente non ritengo che determinate band siano sopravvalutate, sarebbe come negare una parte della storia della musica; ritengo tuttavia che altri dischi di band meno note, come questo, potevano tranquillamente stare qualitativamente parlando sullo stesso gradino del podio di Led Zeppelin II o Deep Purple In Rock. Questa affermazione ovviamente nasce da un ascolto attento, che non si limita alla prima title-track, abbiamo infatti a seguire dei brani con un ottimo tocco hard-blues rock come “Angel From The Coast”, “Running Back” e la malinconica “Romeo And The Lonely Girl”. Le influenze musicali che abbiamo di fronte risiedono in maniera inevitabile nel rock and roll, nel blues rock di band come Cream, ma il tutto senza rinnegare il tocco folk rock che caratterizzava i lavori dei primi Thin Lizzy. La voce di Phil Lynott in queste canzoni passa da momenti cristallini a momenti dove il suo lato graffiante prende il sopravvento, la sua è infatti una voce che seppur non estremamente estesa come registro vocale, riesce ad amalgamarsi perfettamente con la parte strumentale da loro proposta. “The Boys Are Back In Town”, sesta traccia dell’album, è probabilmente il singolo di maggior successo della band irlandese; con il suo riff, la caratteristica linea di basso e l’iconico ritornello, si può considerare una delle migliori tracce dell’album. Come abbiamo appena affermato, uno dei punti di forza di questo disco sono i riff di chitarra, che uniti agli assoli divisi tra i due chitarristi della band Scott Gorham e Brian Robertson, creano un’armonia sicuramente aggressiva ma senza mai rinnegare la melodia, tuttavia, in molti brani di questo lotto è la batteria l’elemento centrale che tiene assieme il tutto. Il batterista Brian Downey, infatti, pur avendo uno stile molto spesso essenziale, ha un tocco molto preciso ed è in grado di passare dalla pesantezza di brani hard & heavy come “Emerald” (il brano più duro dell’album) a sezioni molto pulite e raffinate come nel bridge di “Cowboy Song”; è sufficiente ascoltare attentamente ciò che all’apparenza resta in secondo piano per rendersi conto del lavoro magistrale da lui eseguito in questo album.

Concludendo l’analisi di questo Jailbreak, possiamo affermare come oltre ad essere uno degli album più noti dei Thin Lizzy, esso è uno degli album più caratteristici dell’hard rock puro e senza compromessi. A differenza di band come Black Sabbath e Deep Purple che sfociarono già da subito verso il nascente heavy metal, i Thin Lizzy con questo album restarono ancora molto legati alla tradizione blues rock dei loro ispiratori. Negli anni ottanta, tuttavia, la band arrivò a sua volta a sperimentare sonorità ben più pesanti e di territorio heavy metal, ma di questo se ne potrà (eventualmente) parlare in un’altra recensione.

Brani migliori: “The Boys Are Back in Town”, “Emerald”, “Romeo And The Lonely Girl”

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Riassunto del Bot

La recensione di 'Jailbreak' dei Thin Lizzy ne sottolinea l'importanza spesso sottovalutata nella storia dell'hard rock. Dall'energia pura della title-track alla varietà dei brani, l'album viene equiparato ai capisaldi del genere, mettendo in risalto la voce di Phil Lynott, la solidità strumentale e le influenze blues rock. Un ascolto concentrato rivela la maestria compositiva della band irlandese.

Tracce testi video

02   Angel From the Coast (03:06)

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03   Running Back (03:16)

04   Romeo and the Lonely Girl (03:58)

06   The Boys Are Back in Town (04:30)

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07   Fight or Fall (03:48)

Thin Lizzy

Thin Lizzy sono una band hard rock irlandese formatasi a Dublino nel 1969 attorno a Phil Lynott (voce/basso) e Brian Downey (batteria). Celebri per le twin guitars e per il mix tra hard rock e suggestioni celtiche, hanno firmato classici come The Boys Are Back in Town e Jailbreak. Si sciolgono dopo il tour del 1983; Lynott muore nel 1986.
14 Recensioni

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Di  Blackmore

 Probabilmente i Thin Lizzy sono il gruppo più sottovalutato nel panorama del grande rock dei seventies.

 The Boys Are Back In Town: 4:27 di elettricità pura con le twin guitars in evidenza nella parte finale.