Sapessi suonarla, la chitarra, e avessi magari pretese di pubblicare un disco a base di chitarre, mi sentirei sempre un po' a disagio sapendo che c'è ancora uno come Thurston Moore che pubblica dischi.

Eh sì perchè parliamo di uno degli ultimi innovatori della sei corde, uno che in 35 anni di attività ha rivoltato come un guanto il concetto di “cosa” si può fare con una chitarra, creando musicalità e melodia dal rumore bianco, forgiando un suono unico e riconoscibile come pochi, soprattutto in un periodo in cui lo strumento in questione sembrava aver detto già tutto quello che poteva.

Ho sinceramente sentito ben poco della sua produzione solista, perchè mi sono sempre bastati i bellissimi dischi dei Sonic Youth, ma in un momento di merda come quello che stiamo tutti passando, sento un insopprimibile bisogno di “quel” suono, di “quella” chitarra. E se come me avete questa insaziabile voglia, i 70 minuti di “By The Fire” dovrebbero bastare. E avanzare.

Non lasciatevi ingannare dalle prime due, peraltro bellissime, tracce, che strizzano l'occhio alla produzione del nostro coi Sonic Youth (per non dire che siamo al limite dell'autoplagio, soprattutto sul riff di “Cantaloupe” che rimanda al classico “Sugar Kane” del '92): il resto del disco è tutto meno che un suonarsi addosso da parte di Moore. Molte le tracce lunghe, se non lunghissime, che si muovono fra il percussivo e lo psichedelico, in alcuni casi divise in mini suites (l'ondivaga “Breath” che alterna i tipici arpeggi aperti di Moore ad un inciso rock perfetto). Sul versante psichedelico e ipnotico da segnalare “Siren” 12 minuti di distillato di chitarre a cascata perse in un crescendo infinito rotto al minuto 9 dall'improvviso ingresso del cantato. Bellissimi i momenti sognanti di “Dreamers Work”, quelli più formalmente “rock” (mai come per Moore, utilizzare questo termine per descrivere la sua musica suona tremendamente inappropriato) come in “Calligraphy”.

E allora chapeau al nostro sessantenne che oltre a quanto descritto sopra aggiunge due piece de resistance da 30 minuti totali: la prima, “Venus”, è un esercizio di chitarre in salita perpetua verso il nulla; la seconda, “Locomotives”, è una lunga elucubrazione fra arpeggi da gioventù sonica periodo “Washing Machine”, krautrock percussivo, e finale con un inusitato assolo psych rock perfetto.

Largo ai vecchi!

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