NESSUNO E' SOLO (2006) 5,5/10
Da quanto non ascoltavo questo disco. Da secoli. Me lo ricordavo meglio: ascoltandolo oggi pare invecchiato malissimo. Paragonato poi al Tiziano Ferro dei due album precedenti (molto, molto belli, soprattutto “111”, 2003) questo “Nessuno è solo” è almeno tre passi indietro, colpa soprattutto della scelta di abiurare l'r&b a favore di un pop più commerciale ma, obtorto collo, più scontato, nonostante il solito Canova in produzione. Diciamocelo: qui il duo Ferro-Canova voleva puntare al cuore delle ragazzine (Tiziano non si era ancora dichiarato gay, e tutte le canzoni dell'album raccontano storie, fortunate o meno, in cui i protagonisti sono un uomo ed una donna), complice anche un brano utilizzato nella colonna sonora di “Tre metri sopra il cielo” (mamma mia...) e l'obiettivo si può definire raggiunto. Record di vendite (quasi mezzo milione solo in Italia, un milione e mezzo nel mondo), adolescenti in estasi e “piacioneria” a palate. Ne soffre la fluidità dell'album (molto, troppo frammentato) e la qualità delle canzoni. Se non fosse per 2-3 pezzi davvero riusciti staremmo parlando di un disastro, disastri che Ferro produrrà negli anni a venire (dal 2011 in poi non ne imbroccherà più mezza, fino ad oggi in cui tenta, arrancando, di riscalare le vette della classifica ormai fuori tempo massimo).
Non è un caso che i pezzi migliori siano quelli più “sbarazzini” e quelli meno interessanti siano quelli più lenti e lagnosi, anche se il lento e lagnoso diventerà da qui in poi il marchio di fabbrica di Ferro (quante ballate, tutte uguali, scriverà da qui in poi?). Certo, la discografia italiana vede in Ferro (come nella Pausini) l'eroe della situazione, dato che è uno dei pochi italiani ad avere un mercato estero (soprattutto sudamericano) di importanza capitale, ma il nostro eroe s'impappina e fra un'intervista e l'altra, nel salotto (peraltro soft) di Fabio Fazio commette una gaffe imperdonabile definendo le messicane come delle “donne che hanno i baffi” (il mercato messicano non perdonerà). E, con un certo coraggio, sceglie come singolo di lancio “Stop! Dimentica”, un bel pezzo “tirato” come ai vecchi tempi, a cui Ferro diede una spiegazione circa le controverse strofe del ritornello: “...Il singolo è controverso […] pero' lo ritengo coerente con la mia personalità e mi piace l'idea di iniziare un nuovo lavoro con qualcosa di prorompente […]...”. Sì, tutto bello, ma le accuse di plagio furono violente: assomiglia troppo a “Fade to Grey” dei Visage, è vero, ma, almeno io, non gliene faccio una colpa, altrimenti Zucchero lo dovremmo come minimo impiccare (sia detto in punta di metafora). Quando vuole solo intrattenere, va detto, è irresistibile: “E Raffaella è mia” vale più d'un ascolto (a “Repubblica” Ferro disse: “...La Carrà è un modello per tutti […] In un mondo dove l'approssimazione regna sovrana, lei è una delle poche serie professioniste capace di nutrire sentimenti umanissimi come la galanteria, l'educazione ed il rispetto […]...”. E s'inventa anche una ballata di classe, magari non come “Non te lo so spiegare”, ma raffinata: “Ed ero contentissimo” (si cita Amsterdam, finalmente non le solite Parigi, Londra, New York, Roma...).
Il resto è un mezzo flop (a livello di qualità). Tolti i 3 succitati brani (che fanno arrivare l'album ad un 5,5 ma non di più, il 6 sarebbe troppa grazia) c'è poco da salvare: l'inizio è affidato alla criptica “Tarantola d'Africa”, le altre ballate sono una più stra-scontata dell'altra, a partire dalla celeberrima “Ti scatterò una foto” che ogni volta mi fa ricordare Scamarcio e Moccia (e non è un bel ricordo, considerando che io poi all'epoca avevo 21 anni e cominciavo ad essere un po' grandicello per le storielline tutte zucchero e niente pepe tipo “Ho voglia di te”); “E fuori è buio” è una copia di una copia già copiata da una canzone copiatissima (con un testo, oltretutto, incomprensibile: che significa “...Ho collezionato esperienze da giganti/ho collezionato figuracce figuranti”?), e via tutte le altre, anche se “Già ti guarda Alice” ha qualcosa che non mi dispiace, ma non capisco mai cosa. Invece di un brano semi-sinfonico come “La paura che...” se ne poteva pure tranquillamente fare a meno: è una lagna di 4' che sembrano il doppio (ma anche il triplo). Il duetto con Biagio Antonacci (che già...) “Baciano le donne” è finito, giustamente, nel dimenticatoio, e lì deve stare. Insomma, contraddicendo le proprie radici r&b Tiziano Ferro smorza anche la propria carica esplosiva e vira verso una musicalità all'italiana più classica e meno incisiva. Come se avesse avuto paura di perdere il pubblico over (che, comunque, lo vedeva come un ragazzino). Od aveva finito le idee, puo' darsi.
Nessuno è solo, bene o male. C’è sempre qualcuno.
Vere, questo è l’aggettivo adatto alle canzoni.
Il terzo album di Tiziano Ferro si apre con un gioiello per testo e musica, 'Tarantola d'Africa'.
È un disco i cui aggettivi più congeniali sono 'vero' e 'autentico', con notevoli capacità vocali.
Tiziano Ferro è un cantautore eccelso, celestiale che con una voce tra le più belle mai ascoltate, ci regala 11 pezzi di cuore e di canzone d’autore.
"Nessuno è solo" è un capolavoro assoluto paragonabile ai dischi dei Beatles in un certo senso perché è un disco da cui si potrebbero trarre 11 singoli.
Questo lavoro è talmente esplicito, senza barriere o facciate, che ci svela un ragazzo pieno di fragilità e insicurezze.
'Ed ero contentissimo' tocca corde profonde nell'ascoltatore grazie a un testo sentito e a una metrica nuova e soprattutto inusuale.